Esperienza, ambizione, pazienza e determinazione: parole che raramente convivono in modo così concreto nel percorso di un venticinquenne. Davide Mogna, di Verzuolo, oggi vive tra Roma, Verona e il Piemonte, muovendosi dentro il cinema con una naturalezza che sorprende soprattutto per la sua età. Produttore cinematografico, fondatore della casa di produzione NewGen Entertainment e membro della direzione generale del Believe Film Festival, Davide appartiene a quella generazione che non ha aspettato il “momento giusto” per iniziare.
«La passione per il cinema ce l’ho sempre avuta. Ma il lavoro vero è iniziato nel 2019, subito dopo la maturità». Una scelta controcorrente, soprattutto in un tempo in cui il percorso universitario sembra quasi obbligato. Dopo il liceo classico Bodoni di Saluzzo, Mogna decide infatti di non iscriversi all’università. «Non sapevo quale strada scegliere e non volevo investire anni in qualcosa in cui non credevo davvero». Così apre la sua società di produzione a Torino e continua a formarsi in modo diverso: workshop, masterclass, esperienze sul campo. «La vera scuola, per me, è stata fare».
Ma cosa significa, concretamente, “produrre” cinema? Davide prova a spostare subito l’attenzione lontano dall’immagine più comune del produttore come semplice finanziatore. «Produzione non significa solo denaro. Vuol dire prendere un’idea e darle forma. Accompagnarla fino a farla diventare un film, un corto, una serie. È un lavoro tecnico, certo, ma anche profondamente creativo». Una figura di equilibrio tra visione artistica e organizzazione concreta. «Altrimenti quelle idee resterebbero solo sulla carta».
Le prime prove arrivano prestissimo. In provincia di Cuneo molti ricordano ancora “Bulli a metà”, il film da lui girato a quindici anni, tra Verzuolo e Saluzzo. Ma è negli ultimi anni che il percorso professionale prende velocità: il cortometraggio “Dive” arriva in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti; “Al termine della notte” debutta al Giffoni Film Festival. Intanto i progetti si moltiplicano, tra cortometraggi, documentari e lungometraggi. «La sfida vera è riuscire ad arrivare al pubblico, non restare confinati dentro i festival».
Roma è diventata la base operativa, anche grazie alla collaborazione con Elsinore Film, mentre Verona è ormai «una seconda casa» grazie al Believe Film Festival, il primo festival italiano dedicato ai cortometraggi realizzati da ragazzi tra i 14 e i 24 anni. Una realtà che Davide ha visto crescere anno dopo anno. «È una creatura a cui tengo moltissimo».
Eppure il legame con il Piemonte resta costante, culla di molti progetti sostenuti anche dalla Film Commission Torino Piemonte. Il suo rapporto con le origini è più forte di quanto si pensi; dentro quella fedeltà al territorio c’è anche una precisa idea di cultura: «L’arte non deve diventare elitaria. Cinema e teatro hanno bisogno del pubblico più ampio possibile. Gli addetti ai lavori devono continuare a cercarlo, non allontanarsi da lui».
Poi, quasi senza cambiare tono, arriva il consiglio che sembra rivolgere anche a sé stesso: «Credici fino in fondo. Ci saranno sconforto, difficoltà, momenti in cui sembrerà impossibile. Ma è proprio lì che spesso nascono le opportunità più grandi».
L’università? No, il cinema
Davide Mogna, capofila di una nuova generazione che sa anche produrre


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