Non è un semplice concerto di anteprima. L’arrivo del Piccolo Coro dell’Antoniano al Festival dell’Educazione nasce da una collaborazione avviata negli anni scorsi tra la Fondazione Crc e la storica realtà bolognese attorno a un progetto dedicato all’insegnamento dell’italiano come seconda lingua attraverso le canzoni dello Zecchino d’Oro. Un percorso che ha coinvolto diverse aree del Cuneese e che nel 2025 si è concluso con un concerto al Rondò dei Talenti, trasformandosi oggi in uno degli appuntamenti simbolo di “A tutto tondo”.
A guidare il Piccolo Coro dell’Antoniano è Margherita Gamberini, musicista e insegnante bolognese che nel 2025 ha raccolto una delle eredità più prestigiose della musica italiana per l’infanzia. Diplomata con lode in Didattica della Musica, Saxofono e Musica d’insieme per fiati e laureata in Lettere Classiche, unisce competenze musicali e pedagogiche in una visione che considera il canto uno strumento di crescita, relazione e inclusione. Una responsabilità importante per una direttrice ancora giovanissima, chiamata a guidare una realtà che coinvolge quasi sessanta bambini tra i 5 e i 14 anni. Insegna musica a scuola e ogni giorno si confronta con le stesse sfide che vivono insegnanti ed educatori: motivare, accompagnare, valorizzare i talenti senza trasformare la crescita in una corsa alla performance. Una sensibilità che porta anche alla guida del coro, dove la ricerca della qualità artistica convive con l’attenzione alla dimensione educativa e relazionale. Negli ultimi mesi il Piccolo Coro dell’Antoniano è stato protagonista di tournée a Malta e in Cina, confermando una vocazione internazionale che affianca da sempre quella educativa. Prima dell’appuntamento cuneese le abbiamo chiesto che cosa possa insegnare oggi la musica ai bambini e agli adulti.
Il concerto al Rondò dei Talenti nasce all’interno di un percorso che utilizza la musica per insegnare l’italiano come seconda lingua. Quanto può essere potente una canzone quando diventa uno strumento di inclusione e non soltanto un’esperienza artistica?
«Credo che la cosa più bella che possa fare la musica sia regalare esperienze che diventano parte del vissuto di ciascuno. Le canzoni possono veicolare conoscenza, linguaggio e memoria. Il canto aiuta a ricordare, ma anche a comprendere e a crescere. Per questo può diventare uno straordinario strumento di inclusione e apprendimento».
Lei arriva da un percorso che intreccia musica, didattica e studi umanistici. Quanto questa esperienza influenza il suo lavoro con il coro?
«Moltissimo. Mi piace che i bambini comprendano davvero ciò che cantano. Quando in una canzone compare un personaggio storico o un riferimento culturale cerco sempre di contestualizzarlo. Capire il significato delle parole è il primo passo per ricordarle e farle proprie. Le canzoni possono essere un’occasione per imparare e per arricchirsi culturalmente».
Viviamo in un tempo fatto di stimoli continui e velocissimi. Che cosa può insegnare oggi un coro?
«La pazienza. Per imparare una canzone serve tempo, così come serve tempo per imparare a cantare insieme. Un coro insegna che i risultati arrivano attraverso un percorso fatto di impegno, costanza e passione. È una lezione preziosa anche fuori dalla musica».
La musica contribuisce davvero alla crescita dei bambini?
«Ne sono convinta. Sicuramente dal punto di vista cognitivo, ma anche sotto il profilo emotivo e relazionale. In coro si canta insieme, si ascoltano gli altri, si impara a fare parte di un gruppo. Mi piace una frase che sintetizza bene questo concetto: nella musica non vince chi arriva primo, ma chi arriva insieme».
È quasi un anno che guida il Piccolo Coro Mariele Ventre. Qual è stata la sfida più grande?
«Trovare il giusto equilibrio tra il raggiungimento di risultati importanti e il piacere di fare musica. Io insegno anche a scuola e lì il percorso conta più del risultato. Nel coro, invece, c’è anche la responsabilità di preparare concerti e portare a casa un livello qualitativo elevato. La sfida è tenere insieme queste due dimensioni: lavorare con serietà e impegno, ma senza perdere il divertimento, la bellezza e il piacere di stare insieme. Per me è questo l’equilibrio da cercare ogni giorno».
Dietro le canzoni che milioni di italiani associano allo Zecchino d’Oro c’è una realtà fatta di prove, studio e impegno. Il Piccolo Coro dell’Antoniano riunisce quasi sessanta bambini che si incontrano almeno tre volte alla settimana e che ogni anno partecipano a una decina di concerti, oltre agli appuntamenti legati allo Zecchino.
Nei periodi più intensi le prove possono diventare quattro o cinque ogni settimana. A questi si aggiungono trasferte e tournée internazionali che negli ultimi mesi hanno portato le giovani voci dell’Antoniano da Malta alla Cina. Il prossimo appuntamento sarà a Cuneo, dove il coro porterà sul palco non soltanto un repertorio musicale, ma un’idea di crescita fondata sull’ascolto reciproco e sul valore del fare insieme.


|
|








