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Isola ecologica, girone dantesco

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Quando si fa trasloco si entra spesso in contatto con un universo alternativo e spaventosissimo: il centro di raccolta differenziata. Codesto luogo viene chiamato ironicamente «isola ecologica», come se fosse un atollo circondato da acqua cristallina invece di una buca nera di tanfo, dubbi e disperazione.
Si tratta in realtà di un angolo infernale: il girone del “casomai”. Vi si aggirano raminghe anime che hanno accumulato oggetti in vista di improbabili futuri possibili: la culla “casomai” un altro figlio, la cyclette “casomai” tornassi ginnica, il vestito taglia 40 “casomai” trovassi la fontana dell’eterno girovita stretto.
Tali anime vagano confuse tenendo in mano pezzi di rumenta, sottoposte dalla loro orrida punizione: dopo aver tenuto per secoli roba da buttare via, ora – per la pena del contrappasso – non capiscono in quale cassone lanciarla. Corrono brandendo orrendi manufatti, indecise tra “plastica imballaggi” e “plastica dura”. Girovagano con in mano alberi mozzi, indecise tra “sfalci e potature” e “ramaglie”. Sollevano mattoni rotti ora verso il cassone “inerti”, ora verso “materiale edile”. Soprattutto emettono pianto e stridore di denti di fronte alle vasche per “vernici”, “solventi”, “smalti”, chiedendosi se hanno davvero effettuato la previa prenotazione online.
Le anime si guardano negli occhi interdette, chiedendosi perché esiste un cassone minuscolo per “elettrodomestici” e uno enorme per “corde e spaghi”. E mentre sciamano confuse, vengono inseguite dall’addetto alla gestione dell’isola ecologica, antico custode della segreta arte della differenziazione, che interroga i malcapitati con domande terrificanti: «Che differenza c’è tra gli ingombranti selezionati e NON selezionati? E selezionati da chi? E i selezionati sono davvero di qualità superiore, tipo Una Docg della rumenta o lo facciamo solo per Confondervi le idee?».
Sfoggiando outfit di fantozziana memoria tali anime, abbigliate con tremendi pantaloni ascellari da discarica, sudate e scarmigliate, vengono intanto sferzate da una brezza puzzolente che le alza in volo, con il loro misterioso manufatto da buttare sempre in mano. Ed è proprio in quel momento, quando pensano che nulla di peggio possa accadere, che incontrano lo sguardo di lui, il compagno figo delle medie. Anche lui in canottiera impolverata e bermuda a brandelli, in rigorosa tenuta da ingegner Filini alla partita di tennis, modello «tanto non mi vede nessuno». E invece.
Le anime vorticano sempre più in alto, fino a quando sopraggiunge l’addetto dell’isola che inizia a lanciare verso di loro criptici anatemi in rime baciate.
«Gettate qui tutti i vostri casomai, trattenere il passato non è saggio, giammai! Domani è un altro viaggio, un mistero, serve solo bagaglio leggero. Lasciate ogni zavorra, voi che entrate. E poi uscite leggeri e finalmente in pace. Su, dannate anime, ora andate!».
Poi si gira un’ultima volta, prima di scomparire, tuonando: «E imparate – maledizione – le immortali regole del rifiuto solido urbano!».
E le anime in coro sussurrano: «Grazie. Lei, come è umano!».

BaNNER
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