«Io capisco che un’idea funziona quando la gente reagisce più veloce della mia chitarra». Andrea Cerrato entra così, con una frase che sembra un colpo di plettro sul metallo. È il suo modo di stare al mondo: diretto, luminoso, sempre in corsa. «Non ho mai creduto nel momento perfetto: ho sempre preferito farlo arrivare», dice, come se stesse già preparando il prossimo salto.
La sua storia è un continuo cambio di marcia. Studia chitarra e canto, fonda i cocKoo, pubblica due album e si fa le ossa in più di 300 concerti, aprendo anche per Negrita e Deep Purple. Poi, a trent’anni, la curva che cambia tutto: «Ho lasciato un lavoro sicuro. Mi sono detto: o la musica adesso, o mai più». Da lì, una corsa senza pit stop: un EP autoprodotto, due album finanziati dal pubblico (“Oggi”e “Vita”), un milione di follower conquistati con format come “Hitaliane” e “Scrivo una canzone su…”. «Mi piace quando una storia diventa musica davanti agli occhi di chi l’ha scritta. È come se la canzone si accendesse da sola», racconta. «È un momento che non mi stanca mai».
Il 2024 è un anno da maratoneta rock: un singolo al mese, un nuovo album “Ciao” e un tour , “Serata Magica”, che registra sold out ovunque. Nel 2025 arrivano sette singoli, il palco del Primo Maggio, due tournée gemelle. «È stato l’anno in cui ho capito che la gente aveva davvero voglia di cantare con me. Lo sentivo proprio fisicamente, come una spinta che ti prende allo stomaco». Il 2026 si apre con “Vero”, un titolo che sembra un manifesto. «Mi piace chiamare le cose con il loro nome. Mi fa sentire più onesto, più allineato».
E poi c’è Chiara Carrer, violinista e sua moglie dal marzo 2026. «Quando suono con Chiara, porto sul palco casa mia», dice. Da dietro, lei sorride e interviene: «Sì, confermo tutto». È una scena minuscola, ma racconta la loro complicità meglio di qualsiasi biografia. Si sono conosciuti nel 2009, sul palco, quando lui cercava una violinista “in prestito”. «E alla fine non l’ho più restituita», scherza. «Sul palco con lei mi sento più stabile, più vero. È come avere un punto fermo in mezzo al rumore».
Il rapporto con il pubblico è la sua bussola. «Online vedi numeri. Dal vivo vedi persone. Quando cantano con te, capisci che quel numero aveva un cuore». È il passaggio dal digitale al reale, il momento in cui la musica smette di essere un file e diventa un coro. «Ogni volta che succede, mi dico: ok, sto facendo la cosa giusta. È la conferma più potente che esista».
Il Primo Maggio 2025 gli ha lasciato addosso una scossa: «Due pezzi per giocarti tutto. Una follia bellissima. Centomila persone che respirano insieme». Lo racconta con quella gratitudine che non si può simulare. «È un palco che ti mette alla prova. O entri, o ti travolge. Io ci sono entrato con tutta la voce che avevo». E aggiunge: «È uno di quei momenti che ti restano addosso per mesi».
Ora lo aspetta un’altra tappa: il 4 luglio sarà ad Alba, a Collisioni. Gli chiedi cosa porterà di “astigiano” su quel palco e lui scuote la testa: «Io rivalità Asti Alba non ne ho mai avute. Porto me stesso. E tutta l’Italia che ho camminato». È una risposta che sa di strada, non di campanile. «Mi piace arrivare lì con quello che sono, senza bandiere. Solo musica, solo verità».
E poi c’è il grande appuntamento: il 15 novembre all’Alcatraz di Milano. «Sto scrivendo tanta musica. Non penso troppo al futuro: canzone per canzone, album per album. Mi aiuta a non farmi travolgere». Poi sorride: «Sanremo? San Siro? Boh. Se arrivano, li prendo. Ma intanto suono». È la sua filosofia: restare in movimento, senza perdere il centro.
Andrea Cerrato corre, cambia pelle, si reinventa. E ogni volta che parla, sembra di sentire un amplificatore che si accende.
Canzoni senza freni «Ogni coro è una conferma»
Andrea Cerrato racconta la sua crescita artistica, il rapporto con i fan e una carriera costruita passo dopo passo


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