Attività già al 31 agosto? «Buona idea, ma la scuola non è pronta»

Andrea Maggi, “prof” del reality tv Il Collegio, è scettico: proposta da valutare, ma c’è un problema strutturale che investe le scuole

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Docente, scrittore, personaggio televisivo. È tra i “prof” più amati anche perché la sua umanità e la sua coerenza inflessibile nel ruolo di docente nel docu-reality “Il Collegio” (Rai 2) gli hanno permesso di portare in prima serata sulle reti nazionali materie scolastiche come italiano, latino ed educazione civica e di ottenere ascolti a due cifre. Andrea Maggi insegna soprattutto nella vita reale, da oltre 20 anni, nella scuola secondaria di primo grado di Sacile, in provincia di Pordenone, dove vive con la famiglia. È volto noto della tv grazie a “Splendida Cornice”, condotto da Geppi Cucciari in cui è ospite fisso e si occupa di analizzare la lingua italiana individuando anche gli errori di chi interviene in trasmissione. Non solo: Maggi ha vestito i panni dello chef ed è stato protagonista, pochi giorni fa, di un’esilarante e agguerrita sfida ai fornelli in “Celebrity Chef” di Alessandro Borghese, contro un’altra collega de “Il Collegio”, Maria Rosa Petolicchio. È richiesto in tutta Italia per parlare di cultura, di giovani, ma soprattutto di scuola, dei pregi e delle criticità del mondo scolastico.

Professor Maggi, lei come giudica la proposta di suonare la prima campanella il 31 agosto nelle scuole primarie?
«Mi sembra una proposta interessante, viene incontro alle difficoltà dei genitori che meritano rispetto e comprensione, soprattutto se entrambi sono lavoratori e devono affrontare tempi, impegni, responsabilità in un mondo che è cambiato. Andrebbe discussa a livello di Comuni, di Regioni e ovviamente a quel livello scolastico che prende le decisioni valide per tutti. Tapperebbe un buco del servizio del welfare che in Italia fa fatica ad andare incontro alle esigenze di tanti genitori, soprattuto delle madri. Anni fa era la famiglia che si occupava dei più piccoli quando finiva la scuola. Se i nonni sono lontani o non ci sono, oggi i genitori sono costretti ad affidarsi a servizi a pagamento come il babysitting, con spese che incidono sul bilancio familiare. Bene le esperienze educative e ricreative al di fuori del percorso di studi obbligatorio, ma anche queste attività estive hanno costi ragguardevoli, soprattutto per chi ha più figli. La proposta è valida, ma ha molti limiti».

Quali?
«Strutturali. Bisogna fare i conti con quale scuola abbiamo oggi in Italia. E poi ci sono resistenze che si possono comprendere».

Andiamo con ordine: le resistenze?
«Un eventuale anticipo del calendario scolastico pone un problema di tipo logistico e di organizzazione del lavoro. Sia per quanto riguarda il corpo docenti, sia il personale Ata. Vorrebbe dire che il primo Collegio docenti con relativa presa di servizio, le riunioni dipartimentali, le programmazioni, i consigli di classe, da svolgersi per forza prima dell’inizio dell’anno scolastico dovrebbero essere anticipati al 1° agosto. Chi dovrebbe assistere i ragazzi in quel periodo? I docenti con contratto a tempo indeterminato sarebbero insufficienti, perché gli altri colleghi sono, di solito, nominati in seguito. In questo senso capisco le resistenze della Cgil Scuola: è una questione di responsabilità a tutela degli studenti».

I problemi strutturali?
«Le faccio un esempio. Negli ultimi giorni di scuola, i ragazzi della secondaria di primo grado in cui insegno avevano capelli appiccicati al viso, un gran caldo e l’evidente fatica a concentrarsi. Valeva anche per me e per i miei colleghi insegnanti. Voglio dire che se capita un 31 agosto come questo periodo di caldo estremo, si tratta solo di sofferenza, anche se si fanno attività non legate strettamente allo studio. Nella maggior parte degli istituti, che sono antidiluviani, mancano gli impianti di climatizzazione nelle aule».

Prof, proposta bocciata?
«Mettiamola così: potrebbe essere una bella toppa, per un abito che tutti riconosciamo essere ormai logoro. Forse, alla luce delle nuove esigenze della società, bisognerebbe pensare seriamente a comprare un abito nuovo. Ma, si sa, l’abito nuovo ha il suo bel costo. Sempre meglio, comunque, che continuare a buttare soldi in toppe che a lungo andare finiscono per costare più dell’abito stesso. Detta con linguaggio più moderno: sarebbe un bel software, ma prima occorre costruire un ottimo hardware del computer».