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Ancalau, il format funziona e richiede un salto di qualità

A Bosia, la dodicesima edizione del Premio dedicato alle migliori startup giovani ha svelato il nuovo murale dedicato a Carlin Petrini

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Rivedendo il film della dodicesima edizione del premio Ancalau, ci si rende conto che qualcosa di importante sta per accadere. O forse è già successo. Il salto di qualità è dietro l’angolo. A spiegarci perché, non può che essere Silvio Saffirio, ideatore e “deus ex machina” dell’evento: «Siamo andati oltre le aspettative. Non oltre le mie. Ma abbiamo inserito elementi nuovi che non c’erano prima e che sono coerenti con la genetica dell’Ancalau: il concerto del sabato sera, lo spettacolo di Pippo Bessone con Luca Occelli, la Filarmonica Bosconerese che pochi conoscevano: un’orchestra nata da una banda musicale di paese, Bosconero, tremila abitanti, e cinquanta musicisti in una piazza che non aveva mai visto niente del genere. Emozioni vere».
Il murale di Carlin Petrini inaugurato in piazza del Municipio accanto a quello di Luigi Einaudi, ha scatenato una commozione coinvolgente: «C’erano tanti sindaci, gli applausi non finivano più. Carlin avrebbe dovuto essere con noi per il premio “Propheta in Patria” che ci aveva detto di gradire molto, al di là delle sue condizioni di salute». La lettera della sorella, letta durante la cerimonia, ha testimoniato questo passaggio.
Ma ogni momento, a Bosia, è stato speciale. La passeggiata letteraria con Paolo Tibaldi che ha letto brani dell’ultimo libro scritto con Petrini, “Vite di Langhe e Roero”, ha regalato altre suggestioni nella magia del boschetto degli Alberi Seduti: «Pensate che un tempo era una discarica. Ettore Secco e Remo Salcio lo hanno bonificato, prima gli alberi crescevano storti perché erano coperti di vecchie bombole del gas. Adesso è un luogo dove si respirano suggestioni uniche». Da qualcosa di abbandonato nasce qualcosa di bello: è quasi la definizione dell’Ancalau.
Sui due premi consegnati ad Alice Cerutti (lavoro&ambiente) e a Serena Tosa (Targa Idea Arlevé) Saffirio va oltre le categorie: «Non c’entrano le quote rosa, sono due donne autrici di prove straordinarie, una in campo agricolo, l’altra in campo industriale». Per quanto riguarda Tosa, in particolare: «Ha potuto testimoniare una successione traumatica parlando di un tema rilevante anche perché in provincia di Cuneo il 70% delle imprese è a conduzione familiare».
Il fulcro dell’Ancalau, il Premio Startup è quello su cui Saffirio si sofferma di più: «Erano arrivati 57 progetti, ogni anno sono sempre più maturi. La percentuale di successo dei progetti premiati è stabilmente superiore alla media degli incubatori. Perché? Un buon progetto deve avere un’idea, un team e un leader. Quando c’è tutto questo, funziona. Tra i finalisti di quest’anno si è poi imposta una tendenza inattesa, abbiamo toccato l’economia circolare, siderurgica, anche alimentare. L’intelligenza artificiale non è stato il cuore dei progetti». Ha una metafora, Saffirio, per descrivere quello che vorrebbe che l’Ancalau fosse ogni anno: la scena di “Witness – Il testimone”, film di Peter Weir, in cui tutta la comunità Amish si organizza per costruire una casa in un giorno solo. «Ricordo che quando lo vidi, mi commossi fino alle lacrime. Ero giovane. Ma poi ho capito che quella scena aveva riecheggiato in me la meravigliosa festa della trebbiatura, dove i partecipanti, dai bambini agli adulti, si davano da fare, incuranti della polvere che otturava il naso, fino alla cena per tutti. Una festa del lavoro. L’Ancalau dovrebbe avere sempre quel clima. Ma dovrebbe anche volare alto, essere stimolante per le menti». Obiettivi fin qui raggiunti.
E il futuro? «Nasce l’esigenza di un’impresa. Siamo cresciuti, siamo diventati qualcosa di riconoscibile a livello nazionale. Ma la struttura è rimasta la stessa. Non perché volessimo tenerla piccola: perché non è facile trovare persone valide, capaci, esperte e che abbiano voglia di impegnarsi per uno scopo che a molti non appare immediato». Non lo dice esplicitamente, ma il messaggio è chiaro: l’Ancalau ha bisogno di nuove energie. «Il destino del Premio è di diventare sempre più grande, come accade a qualunque impresa di successo». Una nuova sfida è aperta.

BaNNER
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