Ci sarà un momento, domenica mattina, in cui piazza Galimberti si colorerà di bianco e rosso. Migliaia di ciclisti arriveranno da tutta Europa, stringeranno i guanti sul manubrio e alzeranno lo sguardo verso le montagne. Da lì partirà la 37ª edizione della Granfondo Internazionale La Fausto Coppi Generali. Ma sarebbe riduttivo raccontarla soltanto come una gara. Negli anni la manifestazione cuneese ha imparato a pedalare ben oltre il traguardo. Attorno alla sfida sportiva è cresciuto un progetto che intreccia territorio, cultura, relazioni internazionali e promozione turistica. Un percorso che trova piena espressione nell’edizione 2026, quella che guarda alla Danimarca come Paese ospite e trasforma la bicicletta in un linguaggio capace di unire realtà lontane.
«La scelta della Danimarca nasce dal profondo legame che il Paese scandinavo ha sviluppato con la cultura della mobilità ciclistica», spiega il presidente Davide Lauro (foto in alto nella pagina a fianco con Peter Taksøe-Jensen, ambasciatore danese in Italia) «Siamo particolarmente orgogliosi di avere la Danimarca come Paese ospite di questa edizione della granfondo. Questo legame ideale rafforza il respiro internazionale della nostra manifestazione e ci permette di sviluppare un progetto condiviso che metta al centro sport, cultura e relazioni tra Paesi». La presenza a Cuneo dell’ambasciatore danese in Italia Peter Taksøe-Jensen, il convegno dedicato alla sostenibilità e alla transizione verde, la Danish Dinner in piazza Galimberti e la collaborazione con VisitDenmark raccontano la volontà di costruire un dialogo concreto attorno a temi che vanno dalla mobilità all’ambiente, fino al turismo. Anche la maglia ufficiale dell’edizione 2026 richiama questa filosofia. Bianca e rossa, unisce simbolicamente i colori della Danimarca e quelli della città di Cuneo, diventando il segno visibile di una manifestazione che continua a portare nel mondo l’immagine delle montagne cuneesi. Ma la vera novità è forse ciò che accade attorno alla corsa. Il weekend del 28 giugno assomiglia sempre meno a un semplice appuntamento agonistico e sempre più a un festival diffuso. Si comincia con lo spettacolo benefico «C’è da ridere» al Teatro Toselli, si prosegue con la Junior Cup, la Run the Night e la Danish Dinner aperta alla città. La vigilia della gara porta in scena la pedalata gravel Fausto de Tierra, la sfilata delle nazioni, il concerto di cento musicisti e gli incontri dedicati ai protagonisti delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
Per tre giorni Cuneo diventa così un villaggio internazionale dove sportivi, famiglie, associazioni e istituzioni condividono gli stessi spazi. La gara resta il momento più atteso, il Fauniera continua a rappresentare la montagna simbolo da conquistare, ma il racconto si è ampliato. Un’evoluzione costruita anno dopo anno, capace di generare ricadute sul territorio e di promuovere la Granda davanti a migliaia di visitatori provenienti dall’Italia e dall’estero. Forse è proprio questa la trasformazione più interessante della Fausto Coppi: conservare l’anima autentica delle grandi granfondo e, allo stesso tempo, diventare un ponte tra culture diverse che parte da Cuneo e arriva molto più lontano delle sue montagne.
«Oltre la sfida sportiva» Un ponte verso il mondo
Per il presidente Davide Lauro, «la Danimarca amplia il respiro internazionale della manifestazione». La Fausto Coppi cresce tra ciclismo e cultura


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