Cento anni pieni di vita, con dentro tanto lavoro e tanta famiglia. Sono i cento anni di Giovanni Damilano, nato il 13 giugno 1926 a Barolo, figlio del fondatore della prestigiosa cantina, Giacomo, e di Maria Borgogno, secondogenito di sei fratelli. «Sta molto bene» ci dice il figlio Paolo che assieme a Mario e ai cugini ha proseguito e ampliato l’attività imprenditoriale creando una holding di famiglia che fattura 75 milioni di euro e che comprende, oltre a Cantina Damilano, le acque minerali Valmora e Sparea, Morra Distribuzione e Pastificio Demichelis. «Papà ha la fortuna di avere ancora al suo fianco mamma Margherita che fa 96 anni. Una bellissima storia insieme. Sono stati felici, hanno vissuto tante cose belle, però il compleanno di papà ha rappresentato per tutti noi il traguardo più bello mai raggiunto. Avere la possibilità di andare a salutarlo tutte le sere, io e mio fratello, tutta la famiglia, è una gioia impagabile».
Giovanni è stato partigiano durante la guerra, si è poi laureato in architettura in età adulta, senza mai smettere di lavorare, con una curiosità intellettuale che non lo ha mai abbandonato. E con valori che restano alla base di tutto. Racconta Paolo: «Lui ci ha trasmesso questa passione, ma soprattutto la volontà di tenere insieme la famiglia. Oggi non ci siamo solo io e mio fratello: ci sono i nostri cugini, le nuove generazioni che stanno arrivando. In Langa trasmettere questi valori di continuità è sempre stato fondamentale. Sappiamo bene che è diventato un territorio molto ambito dagli investitori stranieri. Lui invece ha sempre predicato: non vendete e mi raccomando, state insieme, tutti uniti. Così abbiamo continuato una tradizione iniziata dai nostri predecessori».
Una storia imprenditoriale che è partita dalle Langhe e si è affermata a Torino. Alla fine degli Anni ’50, Giovanni ha inventato un sistema di imbottigliamento del vino in quartini per le mense delle fabbriche torinesi. Poi ha intuito le potenzialità dell’acqua minerale: nel 1963 fonda la Pontevecchio a Luserna San Giovanni, avvia la produzione nel 1971 con la sorgente Sparea, negli anni Novanta lancia Valmora, oggi brand leader in Piemonte e Liguria ma che ha avviato la distribuzione nazionale e guarda all’estero, anche passando dalla sponsorizzazione delle Atp Finals di tennis: «Abbiamo avuto la fortuna di puntare su uno sport che è diventato il più popolare in Italia, un po’ come era successo allo sci con Tomba. Ora nel tennis abbiamo Sinner e altri campioni». Acqua e vino, abbinamento insolito ma vincente: «Quando papà ha avviato l’imbottigliamento negli Anni ’70, il consumo dell’acqua minerale era pressoché inesistente. Ora i consumatori sono sempre più capaci di fare distinzioni e di vedere le caratteristiche migliori per le loro esigenze. L’imbottigliamento ha cambiato il mercato, non solo vetro, conta molto il packaging in plastica riciclabile. E l’acqua ha contribuito a migliorare l’alimentazione alzando l’aspettativa di vita media, tanto che i medici raccomandano di bere due litri di acqua al giorno. Come per i vini, in Piemonte abbiamo un territorio di acque molto leggere, minimamente mineralizzate, le più richieste in questo momento. Il Barolo è riconosciuto come uno dei vini più importanti proprio grazie all’origine, ai terreni da cui proviene. La stessa cosa vale per l’acqua: quella che arriva dalle Alpi italiane è sinonimo di qualità. Alcuni dicono: ma come è possibile vendere acqua all’estero? È possibile se si rappresenta un territorio. L’acqua delle Alpi si può trovare solo qui».
Sul fronte del vino, la crisi anche culturale che attraversa la viticoltura internazionale non preoccupa: «Credo sia più o meno un assestamento. Ci rivolgiamo a un pubblico che conosce molto i vini, sa apprezzarli e ha anche una capacità di spesa diversa rispetto alla media. Sono cicli che abbiamo già visto. Bisogna lavorare sulla parte commerciale e fare in modo che in momenti di difficoltà ci sia un brand conosciuto. Negli Stati Uniti abbiamo un distributore importante e questo ci ha aiutati, anche in momenti di apparente contrazione delle vendite».
Nel 1997, a seguito della scomparsa dei fratelli che gestivano la cantina, Giovanni era tornato nelle Langhe per riprendere in mano l’azienda vitivinicola. Con i figli Mario e Paolo e i nipoti Guido e Margherita aveva avviato il rilancio della Cantina Damilano, puntando sui cru più vocati (Cannubi in primis) fino a farne un’eccellenza internazionale.
Qual è l’esempio più importante di cento anni vissuti così? Paolo Damilano non ha dubbi: «Mio padre è sempre stato uno che ha cercato di avere grandi ambizioni, però nello stesso tempo ha sempre raccomandato molta moderazione. Ci ha detto di non prenderci mai troppo sul serio, ma di essere ambiziosi ogni giorno e di credere in qualsiasi sfida. Noi, modestamente, qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Però sempre senza prenderci troppo sul serio, come dice papà».
«Non vendete, state insieme» La lezione di Giovanni Damilano
Dal vino all’acqua minerale, passando per distribuzione e alimentare: una storia imprenditoriale costruita senza mai perdere il valore dell’unità


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