Nel paesaggio epigrafico del municipio di Cuneo spiccano i tratti dorati della lapide dedicata a Pier Carlo Boggio, deputato del collegio cittadino, che – come recita l’iscrizione – «restò sommerso con altri prodi nelle acque di Lissa». A evocarne la tragica fine compare anche, sulla base del monumento, la corazzata Re d’Italia – malamente raffigurata come un galeone dotato di fumaiolo – con la quale scomparve durante la sconfitta inflitta dalla flotta austriaca a quella italiana il 20 luglio 1866.
Ma cosa ci faceva un parlamentare in una battaglia navale e, soprattutto, chi era Pier Carlo Boggio? Nato a Torino nel 1827, a vent’anni, quando Carlo Alberto liberalizzò la stampa, intraprese la carriera giornalistica e fu tra i fondatori del quotidiano Il Risorgimento, nato su iniziativa di Camillo Cavour e Cesare Balbo. Divenutone direttore nel 1852, scelse però di appoggiare Massimo d’Azeglio contro lo stesso Cavour e, dopo la vittoria di quest’ultimo, il giornale venne chiuso. Sostenitore da destra di una linea più moderata rispetto a quella governativa, Boggio affiancò all’attività giornalistica quella politica, venendo eletto alla Camera dei deputati nella VI legislatura (1858-59) per il collegio di Caluso e poi, nella VII (2 aprile-28 dicembre 1860) e nell’VIII (1861-1865), in quello di Valenza. Per la IX si candidò sia a Valenza sia a Cuneo e, eletto in entrambi i collegi, preferì rappresentare quest’ultimo. Alcuni mesi dopo, allo scoppio della terza guerra di indipendenza contro l’Austria, volle parteciparvi come volontario e, sebbene privo di qualsiasi esperienza militare, ottenne un grado da ufficiale nella marina.
Già il 29 luglio 1866, poco più di una settimana dopo la sua morte, il quotidiano cuneese «La Sentinella delle Alpi» aprì una sottoscrizione pubblica per collocare una lapide in sua memoria. L’iniziativa, evidentemente, non ebbe il risultato sperato e solamente durante il carnevale del 1877 il direttore della gazzetta, Niccolò Vineis, tornò a riproporla. Racimolato il denaro e scolpito il marmo, tutto era ormai pronto per un’inaugurazione solenne fissata il 3 giugno 1877, festa dello Statuto; ma, colpo di scena: l’amministrazione civica autorizzò la collocazione della lapide troppo tardi, il 30 maggio, costringendo così gli organizzatori a rinviare la cerimonia. Si dovette attendere il 10 agosto 1879 perché il monumento fosse finalmente scoperto. Su di esso, tuttavia, era ormai inciso «inaugurato dal Municipio a dì III giugno MDCCCLXXVII»: aggiungere due stanghette per correggere l’anno fu semplice, mentre giorno e mese rimasero immutati, a perenne testimonianza dei garbugli burocratici che avevano accompagnato la vicenda.


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