Luca Asteggiano, classe 1965, di Mondovì. Nasce come ciclista, ma non per caso. Il papà Isidoro lo portava in auto mentre faceva da tecnico alle gare più importanti del territorio e non solo. Luca ha praticato il ciclismo a tutti i livelli fino alla fine degli Anni Ottanta, categoria Juniores. I suoi campioni erano Bugno ed altri. Oggi è direttore di corse di livello nazionale (è stato nel circuito del Giro E) e locale e si occupa di formazione per la Federazione.
Asteggiano, i primi ricordi professionali?
«Abbiamo corso nelle Bmx fondando una squadra a Mondovì (la Allstar Bmx) e proseguito l’attività fino ad aprire anche un negozio di bicilette, con la passione di papà e la mia. La chiusura è arrivata con la scomparsa di mio fratello Livio, anch’egli nell’azienda di famiglia. Dopo la chiusura del negozio son rimasto nell’ambiente. Tra gli altri ho lavorato con Cadel Evans e Hubert “Uber” Pallhuber, due leggende della mountain bike e del ciclismo. Divento direttore di corsa con la nascita del Giro delle Valli Monregalesi. A Mondovì c’era la Gazzola, un grande sponsor che ha fatto la squadra di professionisti, aveva anche tesserato un certo Charlie Gaul».
Come si diventa direttori di corsa?
«Con corsi regionali, nazionali e poi si passa ancora a un’ulteriore selezione da professionisti ed attualmente mi occupo proprio di questo, sono un formatore dal 2011 della Federazione ciclistica italiana e dallo scorso anno a Roma sono il rappresentante dei formatori direzione di corsa. Nel 2024 ho diradato l’attività dopo un episodio (un brutto incidente in una corsa) in cui in realtà non c’era alcuna responsabilità da parte mia. Ancora quest’anno sono stato direttore di gara al Giro della Dalle d’Aosta, ho fatto il regolatore al Giro dell’Appennino sia maschile sia femminile».
La Granda e il professionismo?
«La provincia di Cuneo è una terra dove sono nati campioni e campionesse, nei giorni scorsi c’erano due ragazze in fuga al Giro Women, una di sale Langhe, Camilla Bezzone, e una ragazza del Roero, Irene Cagnazzo, che è arrivata seconda l’anno scorso al Giro dell’Appennino e che ho visto crescere tutte e due nelle categorie giovanili. Elisa Balsamo è come fosse mia figlioccia. Ricordo quando vinse un meeting l’ultimo anno da giovanissima, a 12 anni, vedevamo già in lei la futura campionessa. Continua ad essere umile e generosa come solo i grandi sanno essere. È un vanto per me dire che Elisa veniva con i genitori nel nostro negozio e da piccola accarezzava sempre una Colnago bianca e rossa che poi ha citato nelle interviste: il suo primo sogno da bambina».
Le criticità?
«Oggi si fa fatica a fare attività per i giovani. quelle che fanno crescere i ragazzi perché mancano le infrastrutture che permettano ai giovani di allenarsi senza i pensieri del traffico e delle strade dove chi guida un’auto ha il diritto di avere la strada sgombra».
Gli eventi locali però ci sono e pare tengano.
«La Fausto Coppi tiene benissimo per via del nome, per il mito, per il fatto che è una delle prime. Teniamo presente che comunque le maggiori Granfondo in Italia fanno oltre 10.000 partecipanti, qua facciamo fatica. È vista solo come un evento agonistico viene meno questo aspetto turistico, il voler andare a vedere posti nuovi. Grazie a persone come Paolo Bruno (organizzatore di eventi) si porta la gente in zone relativamente nuove, perché Mondovì è conosciuta, ma i dintorni poco».
Qual è il pericolo?
«L’esasperata voglia di agonismo del ciclista italiano fa rischiare incidenti. Rende il ciclismo ancora più antipatico nelle persone che incrociamo la domenica. Dobbiamo riuscire a convincere la massa che la gara è per pochi e va controllata».
Una questione culturale?
«Sì. Abbiamo avuto la Vuelta, il Giro d’Italia, cioè i grandi eventi e questo è ottimo, perché c’è un bel ritorno di pubblicità a livello mondiale, però sono eventi molto costosi. Se ogni 50 metri il ciclista medio deve fare attenzione a non essere investito, c’è un problema. Servono i ciclodromi dove facciamo allenare i bambini. Nella Langa è un altro discorso, più turistico. I tedeschi e gli olandesi ci hanno insegnato a fare turismo in questo modo».
«Mancano le infrastrutture per allenare i nostri giovani»
Luca Asteggiano, esperto direttore di corse. Frequenta il professionismo, oggi è responsabile dei corsi di formazione della Federazione nazionale


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