Dieci anni dopo quel celebre “piede a terra” che fece il giro del mondo del ciclismo, il messaggio di Michele Scarponi continua a vivere attraverso la Fondazione nata in sua memoria. Un impegno quotidiano nelle scuole e sui territori per promuovere sicurezza stradale, rispetto e condivisione degli spazi. Dal 2018 la Fondazione crea e sostiene progetti dedicati all’educazione al corretto comportamento stradale, alla diffusione di una cultura del rispetto delle regole e dell’altro e alla tutela degli utenti più fragili della strada. Un lavoro portato avanti in collaborazione con scuole, amministrazioni, forze dell’ordine, associazioni e mondo dello sport, con un obiettivo semplice ma ambizioso: costruire una mobilità più sicura e più umana per tutti.
L’Italia continua a registrare numeri preoccupanti sul fronte della sicurezza stradale. A che punto siamo?
«Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso forme di mobilità diverse dall’automobile e sempre più persone si avvicinano a questi temi. Tuttavia i dati continuano a essere preoccupanti. E quando si parla di numeri bisogna ricordare che dietro ogni statistica ci sono persone. Ancora troppe persone perdono la vita sulla strada».
Quali sono le priorità per invertire questa tendenza?
«La prima risposta è l’educazione. In Italia se ne fa ancora poca e spesso male. Poi servono controlli più efficaci e infrastrutture adeguate. Siamo ancora indietro rispetto a diversi Paesi europei e dobbiamo mettere sempre più al centro chi utilizza mezzi sostenibili e gli utenti più vulnerabili».
Guardando all’Europa, ci sono modelli da seguire?
«Penso alla Spagna, alla Francia e all’Inghilterra. Un esempio sono le strade scolastiche: spazi restituiti ai bambini davanti agli istituti. In Italia esistono esperienze positive, ma il percorso per realizzarle è ancora complesso».
La Fondazione lavora molto con i giovani. Cosa vi insegna questa esperienza?
«Che la cultura del rispetto va costruita fin da piccoli. Nelle scuole cerchiamo di far capire che la strada è uno spazio condiviso e che ogni utente merita attenzione. Oggi sempre più persone utilizzano la bicicletta, anche grazie alle e-bike, e questo rende ancora più importante insegnare il rapporto corretto tra i diversi utenti della strada. Sarebbe utile che questi temi trovassero maggiore spazio anche nei percorsi delle scuole guida, affinché il riguardo per chi pedala diventi parte integrante della formazione di ogni automobilista».
Il “piede a terra” di Michele continua a essere simbolo della vostra attività. Perché?
«Perché da quel gesto è nata la Fondazione. Lo raccontiamo ogni volta che incontriamo i ragazzi. Chiedo sempre se si sarebbero fermati ad aspettare il proprio capitano oppure sarebbero andati a vincere. Molti scelgono la seconda opzione: questo ci fa capire quanto quel gesto oggi sia controcorrente».
Che cosa rappresenta allora quel “piede a terra”?
«Rappresenta l’idea che insieme si possa arrivare più lontano. Non significa rinunciare a qualcosa, ma contribuire a qualcosa di più grande».
Qual è l’eredità più importante che Michele continua a lasciare attraverso la Fondazione?
«Sapere che incontriamo migliaia di bambini e ragazzi. Grazie alla sua storia riusciamo a parlare di rispetto, responsabilità e condivisione. La sua figura continua a trasmettere messaggi forti e positivi alle nuove generazioni. Quando Michele è stato ucciso aveva lasciato due bambini molto piccoli; oggi sono ragazzi. Anche per questo sentiamo la responsabilità di continuare a raccontare la sua storia e di sostenere, attraverso la Fondazione, progetti educativi e iniziative che coinvolgono scuole, famiglie e territori».
Se dovesse riassumere tutto in unasola frase?
«La strada va vissuta e condivisa».
Per Marco Scarponi la vera sicurezza stradale nasce dalla capacità di riconoscere nell’altro una persona prima ancora che un automobilista, un ciclista o un pedone. È il significato più profondo di quel “piede a terra” che continua a insegnare alle nuove generazioni che la strada appartiene a tutti.
Una filosofia che la Fondazione traduce ogni giorno in progetti educativi e campagne di sensibilizzazione sostenuti anche attraverso il 5×1000.
Chi sceglie di destinare questa quota può indicare il codice fiscale 93154670421, contribuendo a costruire quel futuro migliore che rappresenta l’eredità più autentica di Michele.


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