Condividere Festival «La musica abbatte barriere»

Sette centri diurni, 23 classi e oltre mille presenze per la seconda edizione del progetto della Scala del Re

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Nove anni fa, poche ore prima della sua improvvisa scomparsa, Marco Biaritz Bergesio indicò a sua moglie Flora una delle persone sulle quali immaginava il futuro della Scala del Re. Era Roberto Ballauri (foto a destra), allora giovane insegnante della scuola di musica, oggi direttore dell’associazione e anima del Condividere Festival. Un passaggio di testimone che, col tempo, ha trovato forma in un progetto capace di mettere in relazione scuole e centri diurni attraverso la musica. La seconda edizione del festival si avvia alla conclusione dopo aver coinvolto sette centri diurni, 23 classi quinte della scuola primaria e sei scuole dell’infanzia. Dai laboratori sono nate 23 canzoni inedite, mentre le prime tre serate hanno registrato oltre mille presenze tra Mondovì e il Monastero di San Biagio. «Per i primi sette anni Flora ha portato avanti il progetto di Marco e io sono stato il suo braccio destro. Due anni fa ha scelto di fare un passo indietro e da lì è nata in me la voglia di fare qualcosa in più». Quel “qualcosa in più” era creare occasioni di incontro tra realtà che spesso vivono fianco a fianco senza conoscersi davvero. «Volevo fare qualcosa che permettesse alle scuole di entrare in contatto con il mondo dei centri diurni. Mi sono reso conto che pochissimi ragazzi sanno davvero che cosa sia un centro diurno». Il progetto utilizza la musica come linguaggio comune. «Questo progetto nasce dal bisogno di far incontrare questi due mondi e dall’idea che la musica faccia stare bene tutti. È un metodo di comunicazione universale, una lingua che tutti abbiamo la possibilità di imparare ma che spesso sottovalutiamo». Il cuore dell’iniziativa sono stati i laboratori condivisi. Bambini, educatori e utenti dei centri diurni hanno lavorato insieme su temi come guerra, bullismo e diversità, trasformando riflessioni ed esperienze in canzoni e performance. «È incredibile quanto attraverso la musica questi due mondi che sembrano lontanissimi si possano toccare per davvero. Quest’anno ne abbiamo avuto la prova tangibile». A colpire è stata soprattutto la naturalezza con cui le barriere sono cadute durante gli incontri. «Abbiamo visto in classe come, cantando due canzoni insieme, nascesse una sorta di magia. Era come se ci conoscessimo da sempre. Non c’era vergogna e qualsiasi domanda veniva fuori, sia da parte dei bambini sia da parte degli utenti dei centri». La conferma è arrivata durante le serate pubbliche, dove le canzoni sono diventate strumento di dialogo con la comunità. «È stato un gran successo perché ha mostrato come la musica possa essere ponte, legame, e sia davvero in grado di abbattere ogni barriera e ogni confine». Oggi la Scala del Re conta circa 170 allievi tra Carrù, Mondovì e Monforte d’Alba. «La musica è di tutti ed è per tutti». È questa la sintesi del Condividere Festival: usare la musica per accorciare le distanze e trasformare l’inclusione in realtà.