«Noi, Paesaggio Cooperativo tra persone, comunità e identità»

Il presidente di Banca di Boves Claudio Cavallo: «La nostra Assemblea ci ha permesso di riflettere con i soci prospettando un futuro che sappia unire sviluppo, attenzione e crescita»

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Una banca solida, profondamente radicata nel Cuneese e sempre più orientata ai giovani e alla comunità. Claudio Cavallo, presidente della Banca di Boves, racconta il significato del bilancio approvato recentemente dall’Assemblea dei Soci e la visione che guida l’Istituto: fare banca non solo attraverso i numeri, ma soprattutto attraverso le relazioni.
Presidente Cavallo, che cosa racconta il bilancio 2025 della Banca di Boves?
«I numeri sono certamente positivi. Abbiamo superato i 9mila soci su circa 17mila clienti e per una banca come la nostra è un risultato molto importante. Continuiamo inoltre a registrare utili significativi: quest’anno abbiamo chiuso con 8,3 milioni di euro di utile netto, il terzo anno consecutivo di risultati molto buoni. Ma il punto centrale è un altro: noi diciamo sempre che siamo una banca, anche se in realtà, non siamo solo questo».

In che senso?
«Per noi il valore non è soltanto economico. Una banca cooperativa non si costruisce solo con le strategie, ma con la qualità dello sguardo che sappiamo avere sul territorio e sulle persone. Gli utili servono, perché senza solidità patrimoniale una banca non può esistere, ma i nostri utili restano sul territorio. Non abbiamo azionisti a cui distribuire dividendi: quello che produciamo viene reinvestito qui, nelle famiglie, nelle imprese, nelle associazioni. Questo ci permette di concedere nuovo credito e sostenere il tessuto economico locale».

La patrimonializzazione è uno dei vostri punti di forza?
«Assolutamente sì. Oggi abbiamo un Cet1 Ratio di circa il 37,06%, molto superiore ai requisiti richiesti. Questo significa poter sostenere imprese, artigiani e famiglie in modo concreto. Il nostro obiettivo è continuare a essere una banca vicina alle persone, capace di valutare non soltanto i numeri di un bilancio, ma anche la storia e la qualità di chi abbiamo davanti. E ci poniamo un preciso obiettivo: un futuro che sappia unire sviluppo e attenzione, crescita e sostenibilità. In quest’ottica abbiamo anche illustrato la ricoversione dell’area “ex Ansaldi” in quello che sarà un luogo centrale, recuperato, trasformato, tornato ad essere ciò che ieri rappresentava: un collegamento tra persone, relazioni, comunità».

Quanto conta il rapporto umano nel vostro modello di banca?
«Conta tantissimo. Operiamo in un territorio che conosciamo bene e nel 90% dei casi conosciamo davvero le aziende e le famiglie con cui lavoriamo. Questo permette valutazioni che un semplice algoritmo non potrebbe fare. Quando una giovane coppia chiede un mutuo o un ragazzo vuole avviare un’attività, per noi è importante ascoltare il progetto e accompagnarlo».

Una parte importante del vostro impegno riguarda anche il sociale.
«Negli ultimi tre anni abbiamo destinato oltre 2 milioni di euro alla beneficenza e al sostegno del territorio. Solo quest’anno abbiamo deliberato altri 750 mila euro. Aiutiamo realtà molto diverse: dalle scuole materne alle case di riposo, dalle associazioni sportive ai piccoli comitati di paese. Anche poche centinaia di euro possono ridare vita a una festa di borgata o creare occasioni di aggregazione».

Tra i progetti sostenuti c’è anche il teatro di Boves.
«Sì, abbiamo finanziato con 300mila euro la ristrutturazione del teatro cittadino. Crediamo molto nella cultura come elemento di crescita della comunità».

I giovani restano un altro tema centrale per la banca.
«Da sempre. Abbiamo quote agevolate per i giovani soci e stiamo lavorando alla creazione di un gruppo giovani soci. Oggi i ragazzi utilizzano strumenti diversi rispetto al passato e noi dobbiamo essere in grado di offrire servizi moderni e digitali senza perdere il rapporto umano. È una sfida importante».

Guardando avanti, quali sono gli obiettivi della Banca di Boves?
«Continuare a crescere, ma restando fedeli alla nostra identità. Vogliamo ampliare il numero dei soci e dei clienti, investire nella modernizzazione della Banca e rendere la nostra sede sempre più funzionale e aperta al futuro. Non abbiamo l’ambizione di andare lontano dal nostro territorio: crediamo che qui ci siano ancora enormi possibilità di crescita e un tessuto economico sano, fatto di tante piccole e medie eccellenze».

Nella seconda parte dell’Assemblea vi siete dedicati al tema “Noi Paesaggio Cooperativo”…
«È stato un momento molto importante di riflessione e condivisione, pensato per rafforzare il senso di appartenenza e l’identità cooperativa. Abbiamo voluto mettere al centro l’idea di un paesaggio costruito da persone, imprese e comunità che trovano nella cooperazione un modello concreto di sviluppo e benessere collettivo».

Quale messaggio avete voluto trasmettere ai soci e al territorio?
«L’idea è che la cooperazione non sia soltanto un modello economico, ma un modo di essere e di agire. Un “noi” capace di creare relazioni, sostenere il territorio e generare una visione comune fondata sulla partecipazione, sulla vicinanza alle persone e sui valori. Un patrimonio collettivo che va custodito e valorizzato ogni giorno».

Che ruolo hanno avuto gli ospiti intervenuti durante l’evento?
«Gli interventi di monsignor Derio Olivero, Vescovo di Pinerolo e di Paolo De Chiesa, giornalista ed ex sciatore alpino italiano, hanno arricchito ulteriormente questo momento. Infine, il teatro di Pietro Pellegrino ha raccontato il paesaggio come realtà viva e in evoluzione, attraversando i temi della nascita dell’io, della costruzione del noi e del valore della cooperazione come base per un futuro condiviso. I tre momenti teatrali, nati da un laboratorio di comunità sostenuto dalla nostra Banca di Boves, hanno esplorato il potere del gruppo, del corpo e dell’ascolto come strumenti per costruire uno spazio collettivo e cooperativo».