Misterioso, imponente, sospeso sulla collina torinese come un osservatore silenzioso della città. L’Ottagono è da oltre un secolo parte integrante dello skyline di Torino e presto vivrà una nuova stagione grazie al progetto di recupero firmato da Alessandro Orsini, presidente dell’Impresa ICZ. Nato nel 1875 come monumentale chiesa dedicata a San Giuseppe, il complesso rimase incompiuto e dai primi del Novecento passò ai Fratelli delle Scuole Cristiane, i Lasalliani. Oggi si prepara a diventare un prestigioso complesso residenziale, senza perdere la propria anima storica.
Quando nasce il suo interesse per l’Ottagono?
«Tutto è iniziato nel giugno del 2022, quando sono venuto a sapere che i Fratelli delle Scuole Cristiane stavano valutando la vendita del complesso. Ho iniziato a fare i primi sopralluoghi e sono rimasto immediatamente affascinato dal luogo: ha un’energia incredibile, qualcosa che colpisce chiunque lo visiti. Con mia moglie, l’architetto Luisa Stangarino, che guida il nostro staff di progettazione, abbiamo intuito fin da subito le grandi potenzialità di questo edificio».
La trattativa con i Lasalliani è stata lunga e complessa.
«Una vera odissea. Inizialmente c’era già un compromesso con costruttori milanesi, poi i religiosi decisero di non vendere più. Mi ero quasi rassegnato. Quando tornarono sui loro passi c’erano almeno quindici offerte, anche da grandi competitor internazionali, persino dal Qatar. Tutti mi dicevano che non ce l’avrei fatta, ma io tenevo troppo a questo edificio».
Come siete riusciti a convincerli?
«Ho spiegato che eravamo una realtà seria, profondamente legata al territorio e innamorata di Torino e dei suoi edifici storici. Inoltre sono un ex allievo del Collegio San Giuseppe, gestito proprio dai Lasalliani. Evidentemente queste motivazioni hanno fatto breccia».
Qual è stata la sfida più difficile?
«Trasformare un edificio nato con tutt’altra funzione in una residenza moderna, rispettando però tutti i vincoli monumentali e paesaggistici. Dovevamo conciliare tutela storica, efficienza energetica, sostenibilità e comfort abitativo. È stato un lavoro molto delicato».
Come hanno reagito le istituzioni?
«Sia il Comune sia la Soprintendenza hanno compreso subito l’importanza di salvare questo luogo. Lasciare in disuso un simbolo così riconoscibile della città sarebbe stato un peccato enorme. Abbiamo trovato grande collaborazione».
Quali elementi storici verranno preservati e come sarà il nuovo Ottagono?
«La struttura originaria in mattoni a vista è intoccabile e sarà valorizzata. I 6.500 metri quadrati complessivi ospiteranno circa 35 appartamenti di grandi dimensioni, con viste spettacolari su Torino e sull’arco alpino. Vivere lì significherà sentirsi immersi nella storia. Grazie alle nuove vetrate a tutta altezza e ai balconi sospesi si avrà quasi la sensazione di fluttuare sopra la città».
Grande attenzione anche al verde.
«Assolutamente. Recupereremo i 20mila metri quadrati di parco, ripristinando i sentieri storici e valorizzando la parte boschiva. Inoltre realizzeremo un’autorimessa interrata con circa 80 box auto».
Il progetto prevede anche arte contemporanea.
«Sì, al centro della corte ottagonale interna sarà collocata su uno specchio d’acqua un’opera realizzata appositamente da Valerio Berruti, caro amico e artista straordinario. Sarà un elemento di forte impatto scenografico».
È un progetto fortemente legato al territorio e con aziende di grande professionalità.
«E ne sono orgoglioso. L’investimento sfiora i 50 milioni di euro e coinvolge quasi esclusivamente aziende piemontesi. Relatà di eccellenza come Casa Fornengo, showroom di 1.650 mq. In realtà conoscevo già il suo titolare, Luca Berardo perché avevamo collaborato insieme in altre operazioni immobiliari a Torino. Ho sempre apprezzato la sua serietà e la capacità di offrire materiali e finiture di altissimo livello, dai rivestimenti alle ceramiche, fino ai parquet. Per noi è fondamentale poter contare su partner attenti al cliente e capaci di accompagnarlo nella scelta di sanitari, pavimenti e dettagli d’arredo con competenza e qualità: è uno degli aspetti che mi rende più orgoglioso di questo progetto».
Quando termineranno i lavori?
«L’obiettivo è inaugurare il nuovo Ottagono nell’autunno del 2028. Sarà una rinascita importante, capace di restituire futuro a uno dei luoghi più affascinanti di Torino».


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