Se la sicurezza perde il treno

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Sicuro è morto e Fidato è malato. Prendete il Corso di laurea in Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro. Nome lungo, ma funzione semplice e utilissima: formare quei professionisti che servono alle aziende, ai presìdi sanitari e agli enti pubblici per occuparsi di sicurezza, controlli e prevenzione. Tradotto: persone che oggi mancano ovunque. Lo dicono tutti in Granda: imprese, Asl, ordini professionali. Gli incidenti sul lavoro, intanto, continuano a riempire le cronache e così ecco che si invoca più cultura della sicurezza. Bene.
Peccato che il corso piemontese che forma queste figure sia a Collegno. Ora, con tutto il rispetto per Collegno, qualcuno ci spieghi come dovrebbe fare uno studente della provincia di Cuneo a frequentare ogni giorno un corso del genere senza trasformare la laurea in una prova di sopravvivenza.
Sempre ammesso di potersi permettere ore e ore di spostamenti o i costi di un affitto. E poi ci stupiamo se gli iscritti a Collegno non decollano, se le aziende non trovano quelle figure e se perfino il sistema pubblico fatica a coprire quei posti. La cosa curiosa è che il territorio sembrerebbe essersi mosso bene. A un certo punto qualcuno ha avuto anche un’idea piuttosto logica: portare il corso anche (o, addirittura, solo) in provincia di Cuneo. E attorno a questa ipotesi qualcosa si è mosso.
È stata individuata pure la possibile sede: Savigliano.
Una città raggiungibile in treno, sensata anche per chi arriva da Torino e dove, dettaglio non irrilevante, ci sarebbero già gli spazi disponibili. Le aziende ci sono. Le Asl cuneesi spingono. Le Fondazioni bancarie si sono dette disponibili a sostenere economicamente il progetto. Anche il Patto locale universitario ha messo il pollice in su.
Perfino l’Università di Torino, con tutta la prudenza accademica del caso, sembra aver aperto una finestra di dialogo. L’Assessorato regionale alla Sanità, almeno a parole, non pare contrario.
E allora? E allora siamo fermi.
Perché pare che il nodo sia uno di quelli molto italiani: i fondi. Per spostare davvero il corso servirebbe che l’Asl torinese rinunciasse a una parte delle risorse regionali per consentire l’attivazione sul territorio cuneese. Ed è proprio lì che il motore sembra spegnersi. La verità è che questa storia è il perfetto riassunto di tanti problemi all’italiana: tutti d’accordo sul principio, ma quasi tutti paralizzati nella pratica. Nel frattempo, le aziende cercano tecnici che non trovano, le Asl continuano a lamentare carenze di personale e il corso resta dov’è. E così, tra fondi che non si spostano e decisioni che non partono, a perdere il treno (per Savigliano) rischia di essere ancora una volta la sicurezza.