Italia leader europeo nel riciclo rallenta il sistema energetico

Il VI Rapporto Circonomia conferma la forza italiana nella circolarità, ma segnala ritardi su decarbonizzazione, rinnovabili e consumi

0
0

L’Europa avanti piano, l’Italia indietro tutta. È la sintesi estrema del Rapporto Circonomia 2026 curato da Duccio Bianchi (Istituto di Ricerche Ambiente Italia), che come ogni anno fotografa l’andamento della transizione ecologica nei 27 Paesi dell’Unione Europea. Questo stallo è quanto mai preoccupante, ed è anche paradossale. Da una parte, infatti, la crisi climatica accelera: i dati della rete Copernicus dicono che gli ultimi tre anni sono stati i più caldi di sempre e che l’aumento di un grado e mezzo della temperatura media terrestre rispetto ai livelli preindustriali, indicato dagli scienziati del clima come soglia critica oltre la quale i danni socioeconomici prodotti dal climate change rischiano di farsi catastrofici, è ormai un dato stabile. Dall’altra la “ricetta” per stabilizzare il clima – azzerare il prima possibile l’uso di energie fossili – è apertamente messa in discussione da importanti decisori politici, primo fra tutti il presidente americano Trump, e la stessa Unione Europea sembra meno impegnata verso la prospettiva della transizione ecologica.
L’Italia, come emerge dal Rapporto, è pienamente immersa in questa contraddizione. Da un lato continua a essere uno dei Paesi europei più avanzati nell’economia circolare; dall’altro rallenta proprio nei settori decisivi per la decarbonizzazione. Cresce il riciclo, aumenta l’uso di materie seconde nell’industria manifatturiera e il nostro Paese recupera una posizione nel ranking europeo, tornando quarto dopo Danimarca, Olanda e Austria. Allo stesso tempo, però, peggiorano alcuni indicatori chiave: aumentano i rifiuti prodotti, rallenta la transizione energetica e l’Italia perde terreno nella riduzione delle emissioni.
Il rapporto analizza 23 indicatori tra consumi energetici, emissioni, rifiuti, riciclo, uso delle materie seconde, rinnovabili e innovazione ambientale, costruendo un indice europeo di “circolarità e decarbonizzazione”. L’obiettivo non è misurare solo quanto un Paese ricicla, ma quanto riesce davvero a ridurre consumi di materia, energia ed emissioni.
La buona notizia è che l’Italia continua a distinguersi nella gestione delle risorse. Il nostro Paese ha uno dei consumi interni di materia più bassi d’Europa ed è tra i leader nell’utilizzo di materiali riciclati nei processi produttivi. Nell’acciaio, ad esempio, il 90% degli input produttivi deriva da materie seconde, contro una media europea del 31%; nell’alluminio il dato arriva al 78%, nella carta al 66%.
Anche sul fronte del riciclo i numeri restano molto elevati. Il tasso di riciclo complessivo dei rifiuti raggiunge il 93%, ben oltre la media UE del 61%. Secondo il rapporto, l’industria manifatturiera italiana è sempre più “un’industria basata sulle materie seconde”, un modello costruito storicamente sulla necessità di recuperare materiali e ridurre la dipendenza dall’estero.
Ma accanto al “bicchiere pieno” della circolarità, il rapporto evidenzia anche un “bicchiere vuoto”: quello della conversione energetica. Negli ultimi anni l’Italia ha fatto registrare progressi inferiori alla media europea sugli indicatori energetici e climatici. Dal 2022 in poi il rallentamento è diventato strutturale. Pesano la crescita ancora insufficiente delle fonti rinnovabili, il ritardo nell’elettrificazione dei consumi e una riduzione delle emissioni meno rapida rispetto ad altri Paesi europei.
C’è poi un dato che colpisce particolarmente: tra il 2023 e il 2024 la produzione totale di rifiuti in Italia è aumentata del 2,6%, mentre in Europa è diminuita dello 0,4%. Se si guarda agli ultimi cinque anni, il divario è ancora più netto: +15% in Italia contro -3% nella media UE. Un “campanello d’allarme”, lo definisce il rapporto, che segnala una perdita di efficienza nei processi produttivi e nei consumi.
Un altro nodo riguarda il cosiddetto “consumption footprint”, cioè l’impatto ambientale reale dei consumi considerando anche le merci importate. In questo caso l’Italia registra per la prima volta una delle cinque peggiori prestazioni europee. Tradotto: parte della nostra efficienza dipende dal fatto che molte produzioni più impattanti sono state spostate all’estero.
Nel complesso, il Rapporto Circonomia restituisce un’immagine chiara: l’Italia mantiene un ruolo di primo piano nell’economia circolare europea, ma rischia di perdere competitività se non accelera sulla transizione energetica e sulla riduzione dei consumi.
Il VI Rapporto Circonomia sarà presentato durante il corso giornalisti “Dai rifiuti alle risorse: reportage e data journalism nell’economia circolare”, in programma venerdì 22 maggio alle 14 presso la Sala Alba dell’ACA (piazza San Paolo 3, Alba).

Economia circolare: corso giornalistico su dati e reportage

Come si racconta davvero l’economia circolare? Come si distingue un dato certificato da una campagna di greenwashing? Come si trasforma un open dataset in un’inchiesta giornalistica? A queste domande risponde “Dai rifiuti alle risorse: reportage e data journalism nell’economia circolare”, il corso per giornalisti in programma venerdì 22 maggio dalle 14 nella Sala Alba dell’Aca di piazza San Paolo 3 ad Alba, in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. Valido per la formazione obbligatoria con 3 crediti formativi, è aperto anche al pubblico. Dopo i saluti del Direttore Scientifico di Circonomia Roberto Della Seta, modererà i lavori Emanuela Rosio (Envi.info). Il quadro nazionale sarà offerto dalla presentazione del Rapporto sull’economia circolare in Italia, con le analisi di Duccio Bianchi (Ambiente Italia). Il contesto piemontese sarà affidato a Enrico Brizio (Arpa Piemonte) e a Rosanna Bottin e Paolo Penna (Regione Piemonte). Matteo Scannavini (Dataninja) guiderà i partecipanti nell’uso critico degli open data ambientali. Le filiere dei Raee, del tessile e dell’acciaio verranno approfondite con Andrea Fluttero (Unirau), Enrico Zangirolami (Centro di Coordinamento Raee) e Roccandrea Iascone (Ricrea). Conclusioni affidate a Francesco Ferrante (Kyoto Club).