I rifiuti hanno valore. Implementare la progettazione circolare dei prodotti, la trasparenza e la tracciabilità di componenti e materiali può portare vantaggi economici e strategici, eppure, a livello globale, la strada è ancora lunga. Ne parliamo con Elisa Tonda (foto sotto), responsabile della divisione Resources and Markets dell’Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che sarà sul palco di Circonomia il 21 maggio per approfondire questi temi con Edo Ronchi, presidente di Fondazione Sviluppo Sostenibile.
“Il valore dei rifiuti” apre Circonomia 2026. Ha ancora senso parlare di rifiuti come “scarto” o il cambio di paradigma è finalmente avvenuto?
«A livello globale l’attenzione alla valorizzazione o alla minimizzazione degli scarti è sicuramente aumentata. Ma questo non implica necessariamente che non abbia senso di parlare di scarto. La fisica ci insegna che le risorse non possono essere riutilizzate indefinitamente. Di conseguenza, anche con livelli crescenti di circolarità, saper gestire gli scarti responsabilmente continuerà ad essere una sfida importante, su cui continuare a lavorare ed innovare, ed in cui lo scambio e la cooperazione con i paesi in via di sviluppo è prioritaria».
Quali sono oggi i settori in cui la circular economy sta producendo i risultati più concreti? E dove invece continuiamo a sprecare troppo?
«Nonostante le molteplici dimostrazioni dei benefici della circular economy, gli studi condotti dall’International Resource Panel, un gruppo di esperti associato a Unep, ci mostrano che la nostra economia sia sempre meno circolare. Fintanto che le politiche, gli incentivi, le infrastrutture continueranno a essere pensate per un sistema economico lineare, non riusciremo a trasformare la circular economy da un’iniziativa di nicchia ad un principio che tutti dovrebbero adottare».
A livello globale qual è lo stato di implementazione delle politiche di economia circolare?
«Le politiche sull’economia circolare sono cresciute molto, ma non sono distribuite in modo uniforme. Un’analisi recente ha individuato circa 75 strategie e piani nazionali. La maggior parte di queste politiche si concentra in Europa: quasi tutti i Paesi dell’Unione europea hanno ormai adottato strategie nazionali e programmi dedicati. In altre aree del mondo la situazione è più variabile: in Asia e nelle Americhe alcuni Paesi hanno sviluppato politiche o strategie importanti, ma spesso in modo meno coordinato, mentre in Africa e in parte del Medio Oriente le politiche sono ancora in fase iniziale o limitate.


|
|









