Dal Marchesato alla Capitale, dai campi di provincia alla Serie A, vestendo per la terza volta il Tricolore. Lo scorso 2 maggio, l’AS Roma Femminile si è laureata Campione d’Italia 2026, battendo 2-0 la Ternana al “Tre Fontane” di fronte a 2.400 spettatori, confermandosi una delle realtà più solide e affermate sul palcoscenico nazionale, nonché in forte ascesa in quello europeo. Il terzo titolo negli ultimi quattro anni ha un trait d’union tutto cuneese, anzi saluzzese, dietro le quinte, rappresentato da Andrea Rubiolo: segretario della Prima Squadra giallorossa dal 2018, ha iniziato il suo lungo percorso sportivo e dirigenziale ormai quasi 20 anni fa, nella Musiello Saluzzo, fungendo in Granda da precursore, ante litteram, per la crescita del movimento, prima di affacciarsi e vivere da dentro il professionismo.
Andrea Rubiolo, partiamo dall’attualità: il terzo Scudetto in giallorosso…
«Sicuramente è stata una stagione emozionante: dopo il 3° posto dell’anno scorso c’era voglia di rivincita. Non si partiva, forse, con i favori del pronostico, ma società e squadra sono stati bravissimi a guadagnarsi questo risultato, raggiunto con pieno merito attraverso il lavoro di tutti. Personalmente, è stata un’annata molto interessante: a livello di segreteria, quando si cambia tanto, c’è una maggior mole di lavoro da svolgere e, per questo, è stato bello e formativo».
E la sfilata celebrativa nella notte dell’Olimpico?
«La società ci tiene molto a questo genere di momenti, l’abbraccio del pubblico ad una squadra che riesce a portare la Roma sul tetto d’Italia o a vincere un trofeo. Una serata estremamente emozionante (il 4 maggio, ndr), di fronte ad una tifoseria difficile da trovare altrove: l’amore che c’è a Roma per la Roma è qualcosa di unico ed io, che arrivo da una terra in cui si vive diversamente il calcio, lo avverto ancora di più».
Torniamo indietro, agli inizi con la Musiello Saluzzo…
«Esperienza formativa al 100%: ho iniziato in un club che, ai tempi, era fondamentalmente composto da tre persone, cioè Giuliano Musiello (che, purtroppo, ci ha lasciati due anni fa), Piera Delgrosso ed il sottoscritto. Mi è stata data la possibilità di mettere mano un po’ su tutto, dal mercato, alla segreteria, all’ufficio stampa, all’organizzazione logistica: ho avuto modo non di guidare una macchina, ma di vedere come funziona. Mi hanno permesso anche di sbagliare, senza pressioni e portato ad essere una persona preparata per lavorare, poi, fra i professionisti. Un ricordo speciale? Due: la promozione in B e la vittoria nel derby contro Alba al “Damiano”».
Cos’è cambiato in questi quasi 20 anni?
«Il calcio femminile è cambiato soprattutto all’apice con un’attenzione mediatica che prima non c’era (basti pensare alla copertura di Rai, Dazn, Sky e, per la Champions League, Disney +). Serve ancora più passione ed attenzione affinché le realtà dilettantistiche possano avere il giusto peso ma credo che, se si lavora bene in cima, a cascata tutti potranno goderne i vantaggi. La sfida resta il normalizzare uno sport che in Italia non è mai stato visto di buon occhio ma che, ora, fortunatamente sta diventando popolare».
Segue ancora il calcio femminile cuneese?
«Eccome. Senza dubbio la Freedom FC sta facendo tanto in Serie B, imponendosi nella medio-alta classifica, affacciandosi ai livelli in cui si trovava la disciplina in passato, con Cuneo, Alba e, appunto, Musiello Saluzzo. Rimangono poi delle realtà storiche come Alba Bra, Racco ’86 e la stessa Musiello: è un periodo di ricostruzione e rinascita, chiaramente io faccio il tifo per le marchionali, anche perché in società figurano due mie ex giocatrici come Chiara Minetti e Marina Melifiori».
Torniamo a Roma. Cosa significa essere il segretario di una squadra campione d’Italia?
«Un piacere ed una responsabilità, in un ruolo importante e delicato. Ho avuto la fortuna di fare della passione il mio lavoro, ma allo stesso tempo non devo sentirmi appagato, perché si tratta di un’attività in continuo aggiornamento».
Come descriverebbe, con una parola, questo Scudetto?
«Sorprendente».


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