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Professione content creator Dalla Granda verso il mondo

Tre esempi di successo per capire un fenomeno sempre più naturale: Virginia Golinelli, la biologa nutrizionista che lancia aziende su web

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Come si diventa influencer? Si comincia dalla passione e ci si costruisce sopra una professione. Ma nulla arriva per caso. Si guadagna bene? Sì, ma sempre se prima c’è stato un adeguato lavoro di consolidamento culturale. Il nuovo mondo mediatico non sfugge alle regole classiche, al di là di followers e reel. Vediamo tre esempi dal Cuneese proiettati verso l’universo web.
VIRGINIA GOLINELLI (virgigoli)
Da Mondovì ai social, prima è diventata biologa nutrizionista e poi si è scoperta content creator unendo comunicazione, marketing, viaggi e benessere. «È nato tutto in modo spontaneo – spiega –. Faccio parte di una generazione in cui i social erano già centrali. Ho iniziato mentre studiavo nutrizione umana a Parma, condividendo consigli alimentari, ricette e quello che imparavo all’università». All’inizio era soprattutto una passione, con il tempo, il progetto è cresciuto: «Mi sono resa conto che i social potevano essere davvero utili e che attraverso i video si potevano raggiungere tantissime persone». Da lì nasce anche un secondo percorso professionale. Oltre all’attività da creator, Golinelli lavora nella comunicazione digitale insieme ad altri professionisti del territorio. «Ci siamo accorti che nel Cuneese e nelle Langhe mancava un approccio creativo ai social. Molte aziende lavoravano soprattutto con il passaparola, ma i social possono portare una visibilità enorme». Così è nata un’attività che segue ristoranti, negozi e realtà locali nella gestione delle piattaforme digitali e per campagne pubblicitarie online. «Oggi tutti passano dai social: Instagram, TikTok, Facebook, LinkedIn. E la forza della pubblicità digitale è che arriva esattamente alle persone interessate». Sul suo profilo, però, Virginia continua a raccontare soprattutto sé stessa: «I social per me sono una forma di intrattenimento». Dai viaggi è nato uno dei suoi ultimi progetti: un’esperienza a Fuerteventura aperta ai follower. Dodici posti quasi tutti occupati in pochi giorni. Si può vivere facendo questo lavoro? «Assolutamente sì – risponde –. Collaboro con agenzie di influencer marketing e grandi brand. Ogni contenuto ha un valore diverso, in base alla campagna e all’utilizzo che viene fatto del video. Cerco di lavorare solo con marchi che condividano i miei valori».
MARGHERITA DEVALLE (Fatty Furba)
Lei il salto lo ha fatto da Saluzzo a Milano. E prima che content creator è presentatrice e attrice. Su queste pagine giusto un anno fa avevamo presentato la sua “Milano l’altra guida”, itinerari inediti nel capoluogo lombardo. Non c’è un momento in cui ha pensato: «Ok, questo sarà il mio lavoro», anche perché non lo è, o meglio non è l’unico. «Il mio mestiere è raccontare storie, e i social sono semplicemente uno dei luoghi in cui alcune di queste storie prendono vita. La radio per prima, poi i podcast, i libri, l’editoria e anche i social. Un percorso naturale. Ho sempre raccontato musica, viaggi, persone e cultura in modo spontaneo, prima ancora che esistesse davvero l’idea del “content creator” come professione già creavo l’immaginario di “Fatty Furba” senza pensare a dove poi mi avrebbe portata». Poi i numeri hanno cominciato a parlare chiaro: «Quello che pubblicavo generava una community molto attenta e partecipe, e i brand, gli eventi e il mondo della musica iniziavano a cercarmi per il mio punto di vista. In realtà ho sempre scelto abbastanza controcorrente di non rincorrere i numeri o le logiche più aggressive dei social, che soprattutto negli ultimi anni premiavano quantità, viralità immediata e crescita veloce. Questa scelta mi ha probabilmente fatto rinunciare a una crescita economica più rapida, e messo in disaccordo con molte persone che mi hanno seguita nel mio percorso, perché il sistema funzionava così, ma mi ha permesso di costruire qualcosa di molto autentico». Una scelta importante: «Oggi finalmente sta iniziando a cambiare anche il pubblico. Si cerca autenticità, identità e un vero punto di vista. E questo sta portando finalmente a dare valore anche alle nicchie e alle community più piccole, ma realmente coinvolte. Il mondo del marketing e della comunicazione furbamente e non per intelligenza (che a mio avviso avrebbe potuto avere molto prima) si sta muovendo nella stessa direzione, e mi rendo conto che quella che per anni sembrava una scelta controcorrente oggi si sta rivelando una risorsa molto preziosa».
LUCA ABBà (Sbrab)
Da Fossano al mondo dei contenuti digitali, non per caso. Era già social media manager per diversi clienti. A un certo punto, ha pensato che avrebbe potuto investire su sé stesso: «L’idea è nata dalle richieste di alcuni clienti social per stimolare visualizzazioni e creare contenuti più accattivanti. Ho detto: “Ok, allora ci metto io la faccia”. Nel giro di un anno, ho iniziato a capire meglio le dinamiche dei reel e dei video. Visto che lo facevo per gli altri, potevo provare ad aprire un mio canale personale». Prima ancora dei social, però, c’era la scrittura. «Fin da quando ero molto giovane mi è sempre piaciuto leggere e ho sempre scritto molto». Una passione diventata fondamentale: «Mi rendo conto che è stato molto utile per riuscire a scrivere i contenuti prima di recitarli, non c’è mai improvvisazione». Anzi, spiega, la parte più lunga del processo creativo è proprio quella invisibile: «Ideazione e scrittura, quindi correzione per arrivare a un testo che abbia il ritmo giusto da social. Nel giro di quattro mesi da quando ho aperto la pagina ho iniziato a collaborare con l’aeroporto di Cuneo e con il Salone del Libro». Il punto non è tanto il numero di follower quanto la capacità di creare coinvolgimento. «Ci sono creator con numeri simili ai miei, ma quello che interessa alle aziende sono le interazioni che i contenuti generano». L’ironia è il suo tratto distintivo: «Rappresento un personaggio in cui un po’ tutti i cuneesi, ma i piemontesi in generale, possono ritrovarsi con certe caratteristiche». Oggi il progetto Sbrab sta anche pensando a nuove forme narrative: «Insieme a un gruppo di amici stiamo realizzando un cortometraggio, sempre legato al territorio». Intanto alla partita Iva ha aggiunto il codice Ateco da influencer e rinunciato al regime forfettario.

BaNNER
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