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La frattura dell’umano

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“Piattaforma” di Michel Houellebecq appartiene senza esitazioni alla categoria dei romanzi che attraverso la storia che raccontano mettono a nudo un’intera visione dell’uomo. Piattaforma è un libro che utilizza la dissoluzione morale dei suoi protagonisti per restituirci una fotografia brutale e lucidissima del nostro tempo.
Michel, funzionario apatico e disincantato, attraversa il mondo come si attraversa un catalogo di esperienze. Il viaggio in Thailandia, con il suo turismo sessuale organizzato e quasi industriale, non è evasione ma sintomo: è il punto in cui il desiderio umano si separa definitivamente dall’emozione e diventa consumo. Il corpo, ridotto a merce, è l’ultimo territorio su cui l’uomo contemporaneo tenta di esercitare una forma di vitalità.
In questo scenario, la dissolutezza non è più scandalo ma sistema. Denaro e potere non si limitano a corrompere: anestetizzano. Spengono progressivamente ogni possibilità di relazione autentica, sostituendola con una simulazione perfetta e accessibile. L’esperienza estrema, fisica, sessuale, corporale, diventa allora l’unico modo per sentirsi ancora vivi.
Eppure, proprio dentro questo paesaggio degradato, Houellebecq introduce una frattura. L’incontro tra Michel e Valérie apre uno spazio inatteso: quello dell’amore. È una crepa nel sistema, ma anche uno specchio che ci costringe a guardarci: quanto siamo diventati fragili. Una fragilità sempre più endemica, evidente soprattutto nelle nuove generazioni, spesso esposte alle fratture della vita senza gli strumenti per attraversarle. Là dove un tempo il dolore rappresentava un passaggio, duro, ma formativo, capace di trasformarci in adulti, oggi sembra prevalere una vulnerabilità che disarma, che interrompe più che costruire.
Il loro amore, allora, non è solo un’eccezione alla logica del consumo: è una possibilità di resistenza. Non salva, ma rivela. Mostra che esiste ancora qualcosa che non può essere comprato, e proprio per questo è esposto, fragile, destinato a essere ferito.
È qui che Piattaforma mostra la sua verità più scomoda. Non è la provocazione sessuale il cuore del romanzo, ma la constatazione che l’uomo contemporaneo, privato di ogni trascendenza, cerca se stesso nei luoghi più estremi e disperati. E quando finalmente incontra qualcosa di autentico, un amore, uno sguardo, una presenza, scopre quanto sia vulnerabile.
Houellebecq non giudica, non assolve. Osserva. E nel farlo ci restituisce un’immagine inquietante: quella di un’umanità che ha trasformato il desiderio in mercato e che, proprio per questo, rischia di riconoscersi umana solo nel momento in cui ama.

BaNNER
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