C’è un piccolo paese delle Langhe che oggi guarda tutti dall’alto. Non per numero di abitanti, né per dimensioni industriali, ma per reddito imponibile medio dichiarato. È Roddi, poco più di 1.500 residenti, che secondo i dati del Ministero dell’Economia relativi alle dichiarazioni 2025 sui redditi 2024 registra il valore medio più alto della provincia di Cuneo: 34.565 euro per contribuente. Le classifiche del Ministero dell’Economia suscitano ogni anno curiosità e discussioni, ma gli stessi esperti invitano alla prudenza. Nei piccoli Comuni basta infatti la presenza di uno o pochi contribuenti molto facoltosi per alterare sensibilmente le medie. È il caso di Briaglia, che due anni fa era balzato addirittura ai vertici nazionali con oltre 43 mila euro medi pro capite, salvo poi tornare oggi attorno ai 28.300 euro. «Il picco? Non ce lo siamo mai spiegati», dice il sindaco Giacomo Miceli.
Il dato racconta molto del dinamismo economico dell’Albese e delle Langhe, ma, come ricordano gli stessi amministratori, non può essere letto soltanto attraverso i numeri. A Roddi i contribuenti sono 1.290. Di questi, 47 dichiarano oltre 120mila euro annui, 64 rientrano nella fascia tra 75 e 120mila euro, 59 tra 55 e 75 mila e 425 tra 26 e 55mila euro. Subito dietro si piazzano Argentera, con 31.564 euro medi per appena 64 contribuenti, e Vignolo, che raggiunge quota 31.433 euro con 2.010 contribuenti. Tra le “sette sorelle” della Granda primeggia invece Alba, che supera i 29.500 euro medi per contribuente (in totale sono 24.611): 753 dichiarano tra 75 e 120mila euro, 954 tra 55 e 75mila e oltre 9 mila persone si collocano nella fascia compresa tra 26 e 55mila euro. Più indietro Saluzzo, Fossano e Mondovì, che si attestano attorno ai 25-26mila euro medi. «La situazione reddituale albese rappresenta sicuramente un indicatore di buona salute: racconta una città viva e dinamica, con condizioni complessivamente positive sul fronte del lavoro – sottolinea Alberto Gatto, sindaco di Alba –. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare la presenza di disuguaglianze anche nella nostra comunità, sulle quali siamo impegnati a intervenire. Proprio grazie al livello reddituale dei contribuenti albesi, possiamo mantenere un’imposizione fiscale complessiva in linea con la media, e in alcuni casi anche inferiore, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie per investire e migliorare progressivamente i servizi offerti. Questo consente di far ricadere i benefici complessivi a favore dell’intera comunità, rafforzando un principio fondamentale della nostra società. Un ulteriore elemento da sottolineare è l’elevato livello di recupero dell’evasione da parte del Comune, un dato che riflette anche il senso di responsabilità e l’attenzione dei cittadini verso il benessere collettivo».
Roddi: «Un risultato costruito nel tempo»
Per il sindaco Roberto Davico il primato è motivo di soddisfazione, ma anche di responsabilità: «Questo risultato è frutto del lavoro quotidiano delle nostre imprese, della solidità del tessuto agricolo e produttivo e della capacità imprenditoriale delle aziende di innovare restando fedeli alla propria identità. Non ci siamo montati la testa: è sulla base di valori tramandati da generazioni che si arriva a questi risultati». Davico insiste soprattutto sul valore sociale della crescita economica: «Abbiamo aziende storiche, famiglie sostenute e opportunità per i giovani. Ma ci sono anche fragilità e la ricchezza prodotta viene redistribuita attraverso una comunità molto attiva nel volontariato. La ricchezza di Roddi non si misura solo nei numeri del Mef, ma nel valore delle relazioni e dell’inclusione». Il borgo langarolo, esteso su 9,4 chilometri quadrati, comprende anche le località Elia, Ravinali, Toetto e Piana di Roddi. Cuore simbolico del paese resta la piazzetta del Municipio, inserita dalla Regione tra le più belle del Piemonte, dominata dal castello medievale e dalla chiesa dell’Assunta.
Argentera e la montagna che prova a rinascere
Se Roddi rappresenta la prosperità delle Langhe, Argentera racconta invece una montagna che cerca nuove strade per sopravvivere e tornare ad attrarre residenti. Qui gli abitanti sono appena 77, distribuiti su 76 chilometri quadrati, ma il reddito medio supera i 31mila euro. Per la parlamentare e sindaca Monica Ciaburro il dato va interpretato considerando le dimensioni ridotte del Comune, ma rappresenta comunque «una bella notizia». «La classifica – dice – evidenzia che il territorio cuneese è vivo e vitale. Questo anche grazie alla volontà di mantenere servizi indispensabili nei paesi montani: strade, scuole, ambulatori, internet, negozi e luoghi di ritrovo». Ci sono poi i cosiddetti “residenti di ritorno”: persone che scelgono di recuperare le vecchie case di famiglia e costruire una nuova vita in quota. «Molti giovani – aggiunge la sindaca – si sono stabiliti ad Argentera recuperando magari la casa dei nonni. Negli ultimi anni qualcuno ha persino trasferito qui la propria attività commerciale da altre regioni. Conta molto anche la capacità di imprenditori e commercianti di diversificare: il ristoratore propone anche noleggio bici o appartamenti, molti coltivano prodotti propri. Sono attività multitasking».
Vignolo, il paese-residenza alle porte di Cuneo
Terzo posto per Vignolo, centro di circa 2.600 abitanti a pochi minuti dal capoluogo. Per il sindaco Danilo Bernardi il punto di forza è la qualità della vita: «Siamo vicinissimi alla città, immersi nel verde, con ottima esposizione e sentieri molto frequentati anche dai cuneesi». Il Comune ha investito molto negli ultimi anni grazie anche ai fondi Pnrr: nuova piazza principale e refettorio della mensa scolastica, per un investimento complessivo vicino al milione di euro. Prosegue Bernardi: «Siamo in un territorio molto vocato al residenziale. Non ci sono grandi industrie, ma una piccola area artigianale. La sentieristica è molto utilizzata e il volontariato è particolarmente attivo». Tra le eccellenze locali resta la storica torta fina di Vignolo.
In fondo alla classifica la montagna più fragile
All’estremo opposto della graduatoria provinciale si trova Castelmagno, che registra il reddito imponibile medio più basso: 13.055 euro per 43 contribuenti. Seguono Elva con circa 14.910 euro e Oncino con 15.061 euro medi. Numeri che riflettono soprattutto le difficoltà strutturali dei piccoli paesi alpini: pochi residenti, popolazione anziana, servizi ridotti e opportunità economiche limitate. Il sindaco di Castelmagno, Alberto Bianco, però, rivendica la solidità del territorio: «Castelmagno è conosciuto nel mondo per il suo formaggio Dop, ma qui mancano servizi fondamentali. I telefoni spesso non funzionano, le poste hanno problemi e le aziende devono avere convenienza economica per restare». Nonostante questo, il Comune riesce a investire: «Siamo uno dei Comuni economicamente più solidi della Valle Grana: abbiamo debiti zero e riusciamo a investire sulle strade e sul territorio». Anche Elva prova a invertire il declino demografico attraverso progetti di riqualificazione e incentivi al ripopolamento. Il vicesindaco Dario Falcone: «Abbiamo 28 borgate, ma in gran parte disabitate, sulla carta 80 abitanti di fatto, stabili siamo in 25. Tanti margari sono nati qui, ma hano casa in vallata, a Busca, Dronero, Caraglio». Alfredo Fantone, sindaco di Oncino (densità inferiore a 2 abitanti per kmq): «Continuiamo a puntare sulla qualità della vita e sul turismo delle seconde case. In estate qui ci sono 3.000 persone, le statistiche lasciano il tempo che trovano. Preferisco così piuttosto di avere problemi di sicurezza».
Leggere con cautela
I numeri hanno molte sfaccettature. Resta però una fotografia significativa della provincia di Cuneo: le Langhe e l’albese continuano a trainare la ricchezza del territorio, la montagna combatte ogni giorno la sfida dello spopolamento e della sopravvivenza dei servizi. Due mondi diversi, uniti però da un tratto comune: la forza delle comunità locali.
Granda: Roddi capitale del reddito Nelle Langhe il primato provinciale
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