“Com’era/Com’è” mette in mostra società, linguaggi e costumi

L’esposizione a Palazzo Banca d’Alba sarà visitabile sino al 5 luglio

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A Palazzo Banca d’Alba prende vita un viaggio nel tempo per raccontare l’evoluzione della società, dei linguaggi e dei costumi attraverso il dialogo tra passato e presente. Venerdì 8 maggio, alle 18, è stata inaugurata la mostra “Com’era/Com’è: dal 1895 a oggi”, progetto culturale promosso dalla Fondazione Banca d’Alba che intreccia memoria, innovazione e riflessione sul futuro.
Le radici dell’iniziativa affondano nella storia stessa di Banca d’Alba. Era il 1895 quando, nei locali della Società Unione Agricola di Diano d’Alba, veniva firmato davanti al notaio l’atto costitutivo della Cassa di prestiti dell’Unione Agricola. A quella esperienza seguirono, nel 1899, la nascita della Cassa rurale di Vezza d’Alba e, nel 1900, quella di Gallo di Grinzane Cavour. Tre realtà che, il 2 ottobre 1998, confluirono ufficialmente nella nascita di Banca d’Alba. Da queste origini prende forma un progetto che ruota attorno a una domanda tanto semplice quanto attuale: com’eravamo e come siamo diventati? Il percorso mette a confronto il 1895 con il presente, attraversando ambiti diversi — dall’arte al design, dalla musica al cinema, dalla medicina allo sport, fino alla moda, alla storia e alla società — con l’obiettivo di offrire strumenti per leggere il presente e immaginare il futuro.
«Con “Com’era/Com’è” abbiamo voluto costruire un ponte tra memoria e futuro, mettendo in dialogo il patrimonio storico e culturale del nostro territorio con le trasformazioni che hanno segnato la società contemporanea. Crediamo che conoscere il passato sia fondamentale per comprendere il presente e affrontare con consapevolezza le sfide di domani. Questo progetto rappresenta anche il modo in cui la Fondazione Banca d’Alba interpreta il proprio ruolo: non solo sostegno al territorio, ma promozione di cultura, confronto e crescita collettiva», afferma Tino Cornaglia, presidente della Fondazione Banca d’Alba. Il progetto si articola in due momenti complementari: un ciclo di incontri pubblici e una mostra multimediale immersiva allestita negli spazi di Palazzo Banca d’Alba visitabile sino al 5 luglio 2026. Gli incontri approfondiscono il confronto tra ieri e oggi attraverso diversi temi. Il primo appuntamento, dedicato alla medicina, si è svolto il 10 aprile con la partecipazione di Paola Cassoni, direttrice della Scuola di Medicina dell’Università di Torino e docente di Anatomia patologica. Giovedì 28 maggio sarà invece il cinema il protagonista dell’incontro con Paolo Mereghetti, tra i più autorevoli critici cinematografici italiani.
La mostra, curata dall’architetto Danilo Manassero, accompagnerà i visitatori in un percorso tra trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche. Ogni sezione — dedicata a storia, politica, musica, cinema, medicina, sport, moda, arte, design e società — metterà a confronto un oggetto o un concetto del 1895 con il suo equivalente contemporaneo, accompagnato da testi di approfondimento e contenuti esplicativi.
«L’allestimento è pensato come un’esperienza immersiva e multimediale, costruita attraverso materiali visivi, contenuti digitali e suggestioni narrative», spiega Manassero.
A sostenere il progetto anche un gruppo di consulenti scientifici di rilievo nazionale: per la musica l’Associazione Alec e il giornalista e critico musicale Piero Negri Scaglione; per il cinema Paolo Mereghetti e Roberto Manassero; per la medicina Paola Cassoni ed Elisa Edi Anna Nadia Lioce; per lo sport il giornalista Beppe Conti; per la moda Valentina Moretto e Miroglio Fashion; per l’arte Paolo Repetto ed Emanuela Genesio; per il design Luigi Ferrando e Axel Iberti. Il tema della società è stato affidato allo scrittore e giornalista Bruno Gambarotta.
Promuovere un dialogo interdisciplinare sui cambiamenti della società contemporanea, valorizzare la memoria storica e il rapporto tra territorio e innovazione, offrire eventi culturali aperti e accessibili alla cittadinanza: sono questi gli obiettivi di un’iniziativa che si propone come un autentico viaggio nel tempo, sospeso tra ciò che eravamo e ciò che siamo diventati.