Il caso Saluzzo diventa questione provinciale e regionale. Il Consiglio provinciale aperto riunito lunedì 4 maggio nell’Antico Palazzo Comunale ha portato al centro del confronto uno dei temi più delicati per il futuro del Cuneese: lo sviluppo di biogas e biometano tra opportunità energetica, tutela agricola e sostenibilità territoriale. Non è casuale che il confronto si sia svolto proprio a Saluzzo, dove si concentrano due progetti simbolici: quello Sedamyl, legato alla trasformazione dei residui industriali in biometano, e quello proposto da Aky Biomethane a Ruata Eandi, che nei mesi scorsi ha acceso proteste e mobilitazione civica.
Ad aprire il quadro politico è stato il presidente della Provincia Luca Robaldo: «La Provincia ancora una volta ha ribadito il proprio ruolo di coordinamento di area vasta e di vicinanza alle necessità dei Comuni soprattutto in un ambito complesso com’è quello della produzione da fonti energetiche rinnovabili». La mozione approvata all’unanimità chiede alla Regione Piemonte, nel quadro del Disegno di Legge 136, criteri più stringenti anche per biogas e biome-tano. «La mozione approvata all’unanimità – ha aggiunto – chiede al Consiglio Regionale di tenere in considerazione il fatto che il territorio provinciale è già sede di numerosi impianti di produzione di biometano e chiede di valorizzare di più quelli che garantiscono la circolarità della filiera agricola locale».
Il punto centrale è evitare nuove concentrazioni su un territorio già fortemente esposto. Oggi il Cuneese produce circa il 27% dell’energia elettrica piemontese da fonti rinnovabili, è primo per fotovoltaico ed eolico e conta 48 impianti a biogas autorizzati, oltre a 8 a biometano. Numeri che spiegano la richiesta di evitare accumuli su territori già significativamente esposti. Al Consiglio erano presenti anche Francesco Goffredo per Coldiretti, Roberto Abellonio per Confagricoltura e Silvio Chionetti per Cia. La posizione di Coldiretti è stata esplicitata con nettezza da Goffredo: «Coldiretti non è contraria alle bioenergie, ma è fondamentale che queste nascano dall’agricoltura e non si impongano su di essa. Gli impianti devono essere coerenti con il territorio, proporzionati alle esigenze delle aziende e basati principalmente sull’utilizzo di reflui e sottoprodotti». In questa linea si è collocato anche il giudizio positivo sulla mozione provinciale. «Le bioenergie possono rappresentare un’opportunità concreta per le imprese agricole – hanno sottolineato il presidente Enrico Nada e il direttore Francesco Goffredo – a condizione che venga mantenuta una priorità chiara per gli impianti realmente agricoli, evitando concentrazioni eccessive e modelli di tipo puramente industriale». Sul fronte civico, Bruno Franco, tra i referenti del Comitato contrario al biodigestore di Ruata Eandi, ha riconosciuto l’importanza del passaggio istituzionale ma ha richiamato criticità più ampie: «Impianti di biogas e biometano possono rivelare criticità che vanno oltre gli aspetti più evidenti come l’impronta idrica dei sottoprodotti o la tematica dei trasporti nel suo complesso». Il nodo, ha aggiunto, è che «spiace che di fronte a certi progetti l’agricoltura sembra assuma un ruolo subalterno e comprimario».
È questo il cuore del confronto emerso a Saluzzo: non un “no” ideologico alle rinnovabili, ma la richiesta di regole, pianificazione e coerenza territoriale. Viabilità, disponibilità di biomasse, effetti cumulativi e tutela delle aree agricole diventano criteri decisivi. Se nei mesi scorsi Ruata Eandi aveva rappresentato una mobilitazione locale, il 4 maggio segna la trasformazio-ne di quel dibattito in una richiesta istituzionale più ampia: sì al biogas e al biometano quando rafforzano economia circolare e agricoltura locale, no quando rischiano di trasformarsi in pressione eccessiva o speculazione. Da Saluzzo parte dunque un messaggio chiaro alla Regione: la transizione dovrà crescere senza saturare i territori, senza comprimere il ruolo dell’agricoltura e senza scaricare sempre sugli stessi territori il peso maggiore dello sviluppo.
“Biogas sì, speculazioni no” Saluzzo detta la linea
Il Consiglio provinciale aperto chiede alla Regione criteri più rigidi su biometano, filiera agricola e tutela dei territori già esposti


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