Uno dei grandi protagonisti dello sport italiano degli ultimi anni, simbolo dello sci di fondo internazionale e interprete di una carriera costruita su continuità, disciplina e capacità di rinnovarsi. Due argenti e due bronzi olimpici, sette medaglie mondiali, diciotto vittorie individuali in Coppa del Mondo e due Coppe del Mondo di sprint raccontano solo in parte il percorso di Federico “Chicco” Pellegrino, che a fine marzo ha salutato l’attività agonistica con il suo Gran Finale in Valle d’Aosta, scegliendo di chiudere dove tutto era iniziato. Sedici anni ai massimi livelli, attraversando generazioni, Olimpiadi e trasformazioni profonde dello sport, costruiti con metodo, sacrificio e una straordinaria continuità competitiva. Al Cuneo Montagna Festival il suo racconto diventa occasione per andare oltre il risultato: una riflessione sul cambiamento, sul passaggio da atleta a uomo, sulle nuove responsabilità, sulla montagna come spazio di impresa, identità e futuro.
Federico, il tema del Festival è “Sconfini”: cosa significa oggi per lei andare oltre la carriera agonistica?
«È probabilmente il cambiamento più importante della mia vita. Per oltre vent’anni la mia quotidianità è stata scandita da allenamenti, obiettivi e competizioni. Oggi mi trovo davanti a qualcosa di nuovo: una fase fatta di scelte, di possibilità e anche di inevitabili incertezze. È uno sconfinamento vero, perché significa ridefinire il mio tempo, le priorità e il modo in cui voglio costruire il futuro».
Chiudere la carriera in Valle d’Aosta che significato ha avuto per lei?
«Moltissimo. Chiudere a casa, nel territorio che mi ha formato come atleta e come persona, è stato il modo più autentico per concludere questo percorso. È stato come chiudere un cerchio, restituendo qualcosa alle mie radici».
Qual è stata la sua vera forza?
«La capacità di restare nel tempo. In uno sport di altissimo livello non basta arrivare: bisogna sapersi rinnovare, adattare, trovare motivazioni nuove ogni stagione. Credo che disciplina e metodo siano stati fondamentali».
Come nasce il progetto dello chalet a Gressoney-Saint-Jean?
«Nasce da una visione familiare e dal legame con il nostro territorio: con mia moglie abbiamo voluto creare un progetto che racconti il nostro modo di vivere la montagna, attraverso un’idea di ospitalità autentica e di qualità».
Non solo ospitalità, quindi, ma una precisa idea di turismo montano.
«L’obiettivo è valorizzare la montagna tutto l’anno, non solo nei periodi più affollati, promuovendo un turismo più autentico, legato anche alle stagioni meno scontate».
Quindi anche una nuova forma di impresa legata al territorio.
«Sì, ed è una sfida che mi affascina molto. Fare impresa in montagna significa confrontarsi con difficoltà reali, ma anche con opportunità enormi. Significa investire in un luogo in cui credo profondamente, cercando di valorizzarlo senza snaturarlo. È un progetto che parla di futuro, ma anche di identità».
Quanto conta il desiderio di restare vicino alla sua famiglia?
«Tantissimo. Dopo anni in cui sono arrivato a trascorrere anche oltre 300 notti fuori casa in una stagione, oggi esserci davvero per la mia famiglia è una priorità. Questo progetto nasce anche da questa scelta».
Che ruolo avrà ancora lo sport nel suo futuro?
«Non voglio interrompere il rapporto con lo sport: rappresentanza e impegno istituzionale sono modi concreti per continuare a dare il mio contributo».
Lo sport può diventare una leva concreta per il futuro della montagna?
«Assolutamente sì. Lo sport può essere un motore straordinario per la montagna, così come la montagna insegna valori fondamentali come sacrificio, pazienza e visione. Investire in questi territori significa creare cultura, opportunità concrete, sviluppo sostenibile e nuove prospettive per le comunità che li vivono ogni giorno».
Se dovesse definire oggi Federico Pellegrino, senza il pettorale, chi è?
«Una persona che prova a portare la stessa passione, la stessa precisione e la stessa voglia di costruire in nuove sfide, con curiosità e responsabilità. Lo sport mi ha formato, ma oggi il bello è capire come trasformare quell’esperienza in qualcosa di diverso, di duraturo e, spero, di utile».
Dalle piste di Coppa del Mondo ai progetti di ospitalità in Valle d’Aosta, Federico Pellegrino arriva al Cuneo Montagna Festival con una storia che supera il racconto sportivo e si apre a nuove prospettive concrete. Il suo “sconfinamento” parla di famiglia, impresa, territorio e visione: la testimonianza di chi, dopo aver conquistato il mondo dello sport, sceglie di tornare alle proprie radici per costruire futuro, valore e identità.


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