Passione Vespa in Granda: una realtà in movimento

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Dal 25 al 28 giugno, decine di migliaia di vespisti si ritroverano a Roma per la grande festa degli 80 anni di un mito italiano. In molti arriveranno anche dal Cuneese, dove la passione per la Vespa è più viva che mai. Ne abbiamo parlato con i presidenti dei tre club presenti sul territorio.
Sergio Sappia, Vespa Club Cuneo
«La mia passione è nata grazie a mio nonno in Francia. Teneva una Vespa in garage e l’avevo sempre vista coperta. Alla sua morte, mia nonna me la regalò ed è partito tutto da lì. È una Acma del ’53, originale. L’ho iscritta ai registri storici, due nazionali e due internazionali, dove ha sempre preso il primo premio. Come presidente a Cuneo sono in carica fino novembre, lascerò spazio a nuove idee. Il nostro è l’unico club ufficiale in città. Più che partecipare ai raduni, a noi piace viaggiare. Ci organizziamo, di solito una ventina di persone, e partiamo. Andiamo spesso in Francia: Verdon, Valence. Con la Vespa è meglio fare curve che andare dritto, è più divertente. Quando arriviamo la gente ci chiede: ma siete arrivati fin qui con la Vespa? Poi magari ti vedono salire su un passo e restano stupiti. Abbiamo fatto l’Agnello e la Bonette, ogni volta è così. Come club siamo circa 200 iscritti, ma quelli che si muovono davvero sono una ventina. Molti si tesserano per le agevolazioni sull’assicurazione, è una realtà. Però noi cerchiamo di fare attività vere, viaggi, uscite e anche beneficenza. A fine maggio saremo a Nizza con il club Ĉote d’Azur gemellato con noi. Partecipiamo anche a iniziative benefiche. A Natale siamo stati con i bambini dell’ospedale, in passato abbiamo dato una mano alla Croce Rossa per l’acquisto di un’ambulanza. Se possiamo, partecipiamo sempre».

Fulvio Relmi, Vespa Club Fossano
«Il nostro club nasce nel 1951, quando ancora non esisteva la struttura nazionale. Poi nel ’52 è arrivata la fiamma sociale, il gagliardetto triangolare con la ruota dentata e il nome del club. Oggi c’è chi fa i raduni nazionali, chi segue i registri storici internazionali con Vespe dal ’46 al ’56 e chi si dedica alle gare di regolarità. Io ho più di trenta Vespe, la più vecchia è del ’48. A seconda di quello che devo fare cambio modello. Partecipo anche alla 1000 chilometri di Mantova, che è una gara di regolarità con controlli orari e prove di abilità. Ci sono eventi che vanno subito esauriti. A Napoli, per un raduno storico, in un’ora erano finiti gli 80 posti disponibili. Alla 1000 chilometri siamo più di 400 piloti. Per gli 80 anni della Vespa a Roma si parla di oltre 12 mila iscritti.
Noi organizziamo anche un calendario nostro: mare, montagna, Dolomiti, Stelvio. Cerchiamo di fare attività per i soci e, quando possiamo, li aiutiamo anche nelle spese.
Poi lo sappiamo: molti si tesserano per gli sconti sulle assicurazioni. E non tutti hanno voglia di fare esperienze vere in Vespa. I club sono ciclici: partono forte, crescono, poi si fermano e calano. È normale. Però abbiamo anche giovani, ragazzi di 18-19 anni. Magari hanno altre priorità, ma la passione c’è ancora».

Beatrice Naso, Vespa Club Verzuolo
«Il club nasce nel 1998 da un gruppo di amici. All’inizio erano piccoli raduni, poi dagli anni Duemila siamo entrati nel calendario Vespa Club Italia. I miei predecessori sono stati dei visionari, perché hanno inventato il “Mangia in Vespa” quando non era ancora una moda. Oggi siamo alla tredicesima edizione. Si tratta di un percorso gastronomico a tappe, sul territorio del saluzzese. Si va in Vespa da un paese all’altro e si mangia lungo il percorso. È un modo per valorizzare il territorio, quello che ci rappresenta di più. Facciamo un raduno all’anno e poi eventi storici come il raid notturno: dalla sera alle 23 al mattino alle 11, si fanno anche 400 chilometri. Però serve esperienza, infatti limitiamo i numeri. Nei raduni aperti invece arriviamo tranquillamente a 200 partecipanti, a volte anche di più. Sono la prima presidente donna del club. In Piemonte saremo tre, a livello nazionale forse una decina. Non è sempre semplice, ogni tanto capita ancora che si dia per scontato un altro ruolo, ma non mi arrendo. È un ambiente maschilista, però le cose stanno cambiando. La mia passione nasce da mio nonno che aveva un 50 Special rosso, lo usava nei campi, caricava cassette, faceva di tutto. Era un mezzo di lavoro. Oggi vado con il mio compagno che ha un Px 150. Ci sono anche le Vespe moderne, gli scooter, che i miei soci chiamano “plasticoni”, però mantengono eleganza. E soprattutto vedo tanti giovani. Nel direttivo ho ragazzi anche di 25-26 anni. Questo per me è il segnale più importante».

Alba Chopper & Tattoo Show: c’è spazio anche per il pugilato

Uno show lungo tre giornate in piazza Medford ad Alba con tutti gli elementi giusti per alimentare una passione: il rombo delle moto, l’odore dello street food, la musica dal vivo, il mondo dei tatuaggi, le esibizioni stunt e persino il ring.
Andrà in scena dall’8 al 10 maggio 2026 e si chiama Alba Chopper & Tattoo Show, una manifestazione che, anno dopo anno, continua a crescere e a reinventarsi senza perdere la propria identità. Tra le novità più curiose e spettacolari dell’edizione 2026 ci sarà anche la gara di pugilato Fpi organizzata da Bullfighter, in programma domenica sera. Un programma davvero ricco, totalmente a ingresso gratuito. L’edizione 2026 si annuncia tra le più complete di sempre: ingresso gratuito, oltre 100 stand provenienti da tutta Europa, più di 10 punti street food, live music, DJ set, aree dedicate ai tatuaggi, contest e spettacoli distribuiti lungo l’intero arco delle tre giornate. Accanto alla componente storica legata alle moto, torna anche la Tattoo Convention, con tatuatori e artisti provenienti da diversi Paesi, mentre prosegue l’apertura ad altri segmenti del mondo motoristico e dell’intrattenimento. L’apertura di venerdì è fissata alle 17 con dj set e animazione per tutta la serata. Alle 21 è in programma la prima esibizione di Maciej Dop, seguita alle 22 dal live della Border Line Rock Band. La chiusura è prevista a mezzanotte. Domenica la gara di pugilato organizzata da Bullfighter.

Chopper: motori, arte e libertà diventano storia

I chopper non sono semplici motociclette, ma vere opere d’arte su due ruote, dove artigianalità, visione e personalità si incontrano. Dietro ogni creazione vivono artisti capaci di trasformare metallo e colore in espressione culturale.
Tra questi spiccano Sergio Carazza, monregalese, e Mario Leuci, milanese conosciuto nel cuneese per il progetto Bkb (Boman Kustom Bike), nato dalla passione del compianto Silvio Bonaudi. Un mondo in cui meccanica e creatività si fondono, celebrando libertà, memoria e stile.