La noia braidese a firma Stendahl

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Ne doveva avere di buone ragioni per lamentarsi di Bra Marie-Henri Beyle, sottotenente del Sesto Dragoni di Parma dell’armata napoleonica, quando gli toccò di pernottarvi per quasi un mese. Assegnato alla quarta compagnia, vi arrivava da Brescia, dove era aiutante di campo del generale Michaud. Attraverso Milano e Alessandria, con domestico e bagagli al seguito, vi giunge il 29 settembre 1801, o meglio secondo il calendario rivoluzionario in vigore il 7 vendemmiale dell’anno Decimo dalla nascita della Repubblica. A Bra in quell’autunno sono alloggiati il III e IV squadrone del comandante Remy, che Beyle ha ricevuto l’ordine di raggiungere al più presto. Il giovane soldato alloggia alla Bonne Femme in rue du Mulet. Anche a Bra è invalsa l’abitudine di tradurre in francese i nomi delle vie: per gli abitanti era semplicemente Rua di mui (oggi via Umberto I). Beyle non riesce però a farsi ricevere subito dal suo superiore, il capitano Debelle, che si sta rilassando a caccia. Dal giorno successivo trova alloggio presso il medico Fasolis, lungo l’attuale via Garibaldi, “vecchio avaro”, con il quale il diciottenne non sembra aver nulla da condividere.
Due soli i diversivi: la caccia e alcune visite a Torino per pranzare e far conoscenza con altri militari. Ma la prima esperienza non è priva di inconvenienti, come scrive sul proprio taccuino: «Vado a caccia col capitano Debelle. Ho molto caldo e passo a guado un braccio della Stura; ciò mi dà per otto giorni coliche ventose e dolori terribili. Mi applicano dieci sanguisughe. Prendo qualche decotto di china e alcuni grani d’oppio, che mi ristabiliscono». Ma Beyle si trascina dietro mali frutto di esperienze passate che pesano più delle acque della Stura: «Sento soltanto i dolori, conseguenza della sifilide e del mercurio».
Finalmente, il 23 ottobre (1° brumaio), giunge l’ordine di spostamento. La partenza è una sorta di liberazione: «Lascio Bra con piacere, poiché la cittadina non ha altra attrattiva che un’incantevole posizione. Non c’è società, e vi è un solo bigliardo». Le nuove mete sono Fossano, Saluzzo, poi Grenoble, città natale. Forse è migliorato l’ambiente, non certo la salute: vomito e sudore sono curati con altri salassi a Saluzzo, dove festeggia l’anniversario del 18 brumaio (il colpo di Stato con il quale Napoleone si era fatto nominare Console) e la pace con l’Inghilterra.
Il giovane sembra convincersi di quanto gli ha detto il medico Depetas: «Pare che la mia malattia abituale sia la noia. Facendo del moto, lavorando molto ed evitando la solitudine guarirà. Credo che farei bene nella mia vita ad agire molto. Depetas mi ha detto che ho dei sintomi di nostalgia e di melanconia».
Facile capire i motivi per i quali nei decenni successivi, quando adotterà lo pseudonimo di Stendahl, Marie-Henri Beyle non inserirà mai Bra nei suoi itinerari italiani, neppure al momento della scelta della penisola come patria d’adozione.

Emanuele Forzinetti