Eroi del Poi, atto vivo

Pietro Salvetti racconta la nascita di un teatro condiviso

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C’è un momento preciso in cui una passione smette di essere un gioco e diventa una direzione. Per Pietro Salvetti quel momento ha il sapore di un’aula di scuola elementare, a Savona, e di una fiaba messa in scena quasi per caso. «Facevo il cacciatore in Cappuccetto Rosso. Mi divertii tantissimo. Quando la maestra mi fece i complimenti, iniziai a chiedermi se davvero ci fosse qualcosa in me». È lì che si accende una curiosità che non si spegnerà più.
Oggi Pietro ha 34 anni, vive a Bra, e quel filo rosso tra gioco e vocazione lo ha seguito fino all’Accademia O.D.S di Torino, dove si è formato per quattro anni. La sua storia però si allarga presto, diventando il racconto di un gruppo, un’energia condivisa. «Eravamo un gruppo di amici, dai trenta ai settant’anni, che si trovava due volte al mese per fare lezione. Stavamo bene, ma a un certo punto abbiamo sentito che non bastava più».
Da questa esigenza nasce, nell’agosto 2025, la compagnia “Eroi del Poi”: undici persone, nove attori più regista e aiuto regista, provenienti da mondi diversi – medicina, architettura, lavoro d’azienda –. «Siamo sempre in movimento, anche fuori dal teatro. Forse è questo che ci tiene vivi anche sulla scena». Pietro li racconta come una piccola mappa umana: «i dinamici – Andrea e Marione – che tengono alto il tono con ironia; gli scattanti – Giovanni ed Elisa – che portano energia; i risoluti – Annapaola, Donatella, Leonardo il regista e Paola l’aiuto regista – che rimettono tutti in carreggiata; gli introversi – Lorenzo e Giorgia – sempre pronti a esserci. E poi ci sono io, l’appassionato, quello che sente di avere ancora tanto da imparare».
Il nome è già una dichiarazione. “Eroi” è come li chiama il regista quando serve una scossa; “del Poi” è un omaggio all’omonimo teatro di Bra, gestito da Donatella Poggio e Beppe Incarbona, che li ha fatti nascere: cinquanta posti appena, ma sufficienti a contenere un’idea di comunità. «È il nostro modo per dire grazie. Anche ora che siamo indipendenti, continuiamo a collaborare e a valorizzare il territorio».
È solo l’inizio, ma gli spettacoli portati in scena sono già tre: La formula errata dell’amore, Le varieté del varietà, Amleto ai minimi termini. «Nel cassetto resta Ercole in mutande, mentre lavoriamo a una rielaborazione di Nodo alla gola. Se tutto va bene, debutteremo a giugno».
Per Pietro il teatro non è mai un accessorio. «Arte e cultura sono il fondamento della vita. La scena è libertà, dove posso condividere creatività e passione». Il tratto più distintivo degli Eroi del Poi è proprio la loro diversità: «Siamo tutti diversi, ed è la nostra forza. Alcuni fanno teatro da anni, altri meno, ma tutti sappiamo che serve impegno. E, come dice Beppe Incarbona, siamo la prova che il teatro può creare comunità».
Il futuro si costruisce così, tra prove del mercoledì e nuovi progetti, con un obiettivo chiaro: crescere e portare altrove questo piccolo mondo. «Sono felice di essere qui, con loro, dal 2019. Mi fanno sentire in pace. Spero che questa compagnia possa durare a lungo, crescendo come attori, ma soprattutto come amici».

 

PAOLO TIBALDI