Avete presente quello sguardo? Quello che oscilla tra il «poverino, che coraggio» e il «guarda che eroe, ha persino comprato il pane da solo»? Ecco, il convegno sull’accessibilità tenutosi alla Leopolda di Firenze, promosso dal ministero per le disabilità, ci dice una cosa fondamentale: è ora di cambiare lenti, perché quelle attuali sono decisamente passate di moda (e pure un po’ scheggiate).
1. Il “Pietismo” è così Anni ‘90
C’è questa strana tendenza a trattare la disabilità come un genere cinematografico drammatico ininterrotto. Ma la verità è che non siamo tutti protagonisti di un film strappalacrime pronto per gli Oscar. Siamo persone. Con pregi, difetti e, possibilmente, una voglia matta di non essere interrotti mentre cerchiamo di goderci un calice di vino o di discutere di politica. Passare dal «cosa gli serve?» al «chi è?» non è solo un atto di civiltà, è un atto di intelligenza.
2. La fragilità non è un bug, è una feature
La fragilità fa parte del pacchetto “Essere Umani 1.0”. Pensare che la disabilità sia un errore di sistema è come lamentarsi che un vinile ha i fruscii: è proprio quel carattere che rende il suono autentico. La vera barriera non è la rampa che manca (anche se, ragazzi, montiamole queste rampe!), ma l’idea che esistano vite “di serie A” e vite “di serie B”. Spoiler: la classifica non esiste, siamo tutti nello stesso campionato.
3. Smettiamola di fare i “Turisti del Dolore”
Spesso la società guarda alla disabilità con la curiosità di chi osserva un monumento storico: con rispetto, ma da lontano. Invece, l’inclusione vera è sporcarsi le mani. È capire che un esperto di comunicazione resta un esperto di comunicazione, che sia seduto su una sedia ergonomica o su una sedia a rotelle. Le competenze non hanno bisogno di gambe per correre, hanno bisogno di spazio per esprimersi.
Non dobbiamo diventare tutti dei “super-eroi della disabilità” per guadagnarci il diritto di esistere. La vera rivoluzione è rivendicare la propria normalità. La normalità di essere competenti, incazzati, appassionati, colti o semplicemente pigri.
Il consiglio non richiesto
La prossima volta che qualcuno vi guarda con quello sguardo “da panda”, fate un bel sorriso e ricordategli che la diversità è l’unica cosa che abbiamo davvero tutti in comune. E poi, tornate a fare quello che sapete fare meglio: essere voi stessi, con buona pace degli stereotipi.
«Il mondo non si cambia con le pacche sulle spalle, ma con lo sguardo dritto negli occhi».
Massimiliano Caramazza


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