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Due ruote, nuova mobilità: la rivoluzione parte dai numeri

Francesco Revelli, presidente di Aci Cuneo, legge la crescita del mercato delle due ruote: «Passione, certo. Ma anche una risposta concreta ai costi»

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Ci sono numeri che raccontano più di molte analisi. A marzo 2026 le prime iscrizioni al Pra (Pubblico Registro Automobilistico) dei motocicli sono salite del 22,3%: 39.394 contro 32.204 di un anno fa. Un balzo che, da solo, fotografa un pezzo d’Italia. Perché dentro questa crescita non c’è soltanto il mercato delle due ruote: ci sono il costo della vita, il prezzo dei carburanti, i parcheggi, stipendi che arrancano, città congestionate. E c’è una parola antica che torna attuale: necessità. La moto resta passione, libertà, perfino simbolo. Ma sempre più spesso torna a essere anche una risposta pratica.
Parlandone con Francesco Revelli, presidente di Aci Cuneo, il dato statistico prende subito una forma concreta. «C’è un dato profondo di passione – osserva – ma c’è anche un dato economico evidente. Costa la benzina, costano i parcheggi, e motocicletta o scooter diventano di nuovo elementi importanti per chi lavora, per chi ogni giorno deve fare i conti con le spese».
Dentro questa riflessione c’è la Granda. Una provincia dove il mezzo privato non è un vezzo, ma spesso una necessità strutturale. Circa 700 auto ogni mille abitanti, una delle motorizzazioni più alte d’Italia; sette centri di convergenza tra lavoro, servizi e tempo libero; vallate, pianura, spostamenti continui. Revelli descrive una scena quotidiana: «Al mattino è una sfilza di macchine verso Cuneo, e così dalle valli, dalla Langa, dai paesi. Poi a mezzogiorno il ritorno, poi di nuovo la discesa. In una provincia come la nostra il veicolo singolo non si elimina con uno slogan».
È qui che il +22,3% assume un significato diverso. Perché non racconta semplicemente più moto vendute. Racconta il tentativo di contenere i costi, di trovare praticità, di guadagnare tempo. «Per molti oggi lo scooter costa meno, permette di spendere meno, di parcheggiare meglio. Prima magari è necessità, poi può anche diventare passione».
In fondo è già successo. Prima dell’automobile di massa, nell’Italia del boom, furono Mosquito, Lambrette, Vespe e ciclomotori a offrire mobilità accessibile. Erano libertà, ma anche convenienza. Oggi, in un Paese diverso e più fragile economicamente, qualcosa di quella storia riaffiora. Eppure, fermarsi al portafoglio sarebbe riduttivo. La conversazione con Revelli allarga subito lo sguardo: il punto non è scegliere tra auto e moto, ma capire che la mobilità sta cambiando natura.
«Non è che passando dal privato al pubblico si risolve tutto – ragiona –. Dobbiamo cambiare anche la struttura del mezzo: elettrico, ibrido, nuovi carburanti, nuove forme di mobilità».
È una riflessione che vale soprattutto per territori come quello cuneese, dove il trasporto pubblico da solo non può realisticamente sostituire quello individuale. Ma vale anche su scala nazionale. Perché la trasformazione è già sotto gli occhi di tutti: monopattini, biciclette elettriche, delivery, smart working, nuovi flussi commerciali.
Il traffico non scompare. Cambia. Si moltiplica. Si frammenta. «Amazon ha moltiplicato il traffico, il delivery ha cambiato le città, i nuovi mezzi impongono nuove regole e nuova sicurezza», osserva Revelli. È la mobilità contemporanea: più articolata, più veloce, più complessa. Per questo il boom delle due ruote non è nostalgia. È adattamento.
Le moto tornano protagoniste perché tengono insieme convenienza e libertà, memoria e presente. Ma soprattutto perché indicano una direzione: gli italiani stanno cercando nuove forme di equilibrio dentro una rivoluzione che non riguarda più soltanto cosa guidiamo, ma come immaginiamo i nostri spostamenti.
Marzo 2026, allora, potrebbe restare come qualcosa di più di un mese positivo per il mercato motociclistico. Potrebbe essere uno dei segnali più chiari di una mobilità che cambia pelle. E stavolta non riguarda solo i centauri. Riguarda tutti.

Automobile Club Cuneo, il Centenario
parte oggi con il primo convegno

Le celebrazioni per il Centenario dell’Automobile Club Cuneo si aprono oggi, mercoledì 6 maggio alle 16, con il convegno inaugurale “Strade, ponti, gallerie: un patrimonio da conservare e valorizzare”, organizzato dall’Automobile Club Cuneo insieme all’Associazione Insieme Ets. L’appuntamento si terrà presso la sala conferenze Olivero dell’Automobile Club Cuneo, in piazza Europa 5, e vedrà gli interventi dei professori Bernardino Chiaia e Orazio Baglieri del Politecnico di Torino, con saluti istituzionali del presidente Aci Cuneo Franco Revelli e dell’avvocato Sergio Pasi. Dopo questo primo incontro seguirà un secondo convegno il 22 maggio (con al centro il dibattito sull’opera del Mercantour) mentre altri due appuntamenti sono previsti in autunno. Il programma del Centenario proseguirà poi il 4 e 5 luglio con il Tour automobilistico del Centenario e si completerà a settembre con “Karting in piazza”, iniziativa ludico-formativa dedicata all’educazione e alla sicurezza stradale.

BaNNER
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