Negli ultimi sei anni il tessuto economico italiano ha dimostrato una capacità di reazione straordinaria che dovrà nuovamente mostrare nel breve, a causa dell’incertezza di scenario maturata negli ultimi mesi. Dalla crisi pandemica del 2020 alle tensioni geopolitiche, dall’impennata dei costi energetici all’ondata inflazionistica: le imprese italiane hanno saputo navigare uno scenario complesso e incerto, generando valore nonostante le avversità. È questo il quadro che emerge da “Why Italia”, lo studio di Deloitte Private presentato lo scorso gennaio che analizza il percorso di oltre 75.000 aziende nel periodo 2018-2024, rappresentando il 36% della forza lavoro complessiva del Paese.
«Il progetto “Why”, lanciato da Deloitte nel 2015, nasce con l’obiettivo di raccontare e valorizzare “il bello e il buono” dei territori e dei distretti che caratterizzano il tessuto imprenditoriale italiano, gli aspetti da valorizzare e quelli da sostenere», spiega Eugenio Puddu, Private & Eminence Leader di Deloitte & Touche S.p.A., coordinatore dello studio. «Dopo un percorso decennale» interviene Ernesto Lanzillo Private leader di Deloitte Italy e Central Mediterranean «il progetto si è evoluto nella versione “Why Italia”, adottando per la prima volta una visione nazionale nella prospettiva di sottolineare la ricchezza, la varietà e la solidità del sistema produttivo italiano nel suo insieme, evidenziandone i fattori distintivi e le leve di sviluppo future».
I dati raccontano una storia di solidità. Nel periodo analizzato dallo studio, il campione di oltre 44.000 aziende ha registrato una crescita del fatturato nominale del 41%, un incremento del risultato netto dell’83% e un aumento dell’occupazione del 20%. Tuttavia, questa crescita non è stata uniforme: le imprese che hanno saputo investire trategicamente in innovazione tecnologica e digitale, internazionalizzazione e capitale umano specializzato hanno consolidato la propria posizione sia sul mercato interno che su quello internazionale, mentre altre hanno incontrato difficoltà a stare al passo con le trasformazioni in corso.
Le sfide non sono mancate: il costo e la disponibilità del capitale, la volatilità dei prezzi delle materie prime, l’aumento dei tassi di interesse sono i fattori che hanno colpito soprattutto le realtà di dimensioni più contenute e i settori con maggiori barriere all’ingresso. Tra il 2023 e il 2024, il settore manifatturiero ha subito una flessione dovuta ad una crescente incertezza macroeconomica e geopolitica.
«Il periodo 2018-2024» spiega Ernesto Lanzillo, «è un arco temporale segnato da profondi cambiamenti: dalla crisi pandemica del 2020 ai primi segnali di ripresa nel 2021, dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime alla crescita dell’inflazione, fino alle più recenti tensioni geopolitiche. In questo scenario complesso, le imprese italiane sono state chiamate a ripensare i propri modelli operativi, a rivedere le strategie di investimento e a riorganizzare le strutture aziendali per preservare competitività e resilienza».
Lo studio evidenzia come il capitale umano rappresenti uno dei principali fattori chiave di successo. «Le imprese che hanno ottenuto le migliori performance non sono soltanto quelle che hanno investito in tecnologia o in capitale finanziario, ma soprattutto quelle che hanno saputo difendere, attrarre e far crescere lavoro qualificato, trasformando le competenze in un vero asset strategico», sottolinea Eugenio Puddu.
In un contesto di trasformazione digitale e green, il capitale umano specializzato, infatti, rappresenta il vero asset strategico che distingue le aziende capaci di scalare e internazionalizzarsi da quelle destinate a competere solo sul mercato domestico, spesso basandosi sui costi.
Prospettive 2025-2026: moderazione ma opportunità
«Il 2025 ha confermato le tendenze del 2024: un anno ancora condizionato da fattori macroeconomici di particolare impatto come l’alto costo del denaro e le incertezze geopolitiche», osserva Eugenio Puddu. «In questo quadro, le nicchie produttive ad alto valore aggiunto, già emerse come punto di forza nel periodo 2021-2024, si confermano una risorsa strategica fondamentale». Per il 2025-2026, le prospettive rimangono moderate ma non prive di opportunità. Lo studio indica che il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2026, con un’inflazione al consumo bassa che si dovrebbe attestare all’1,5%. Tuttavia, l’incertezza geopolitica e le tensioni commerciali rappresentano rischi significativi.
Il messaggio per il territorio
Per il territorio piemontese il messaggio è chiaro. «Il nostro tessuto imprenditoriale, composto da aziende enogastronomiche di fama mondiale, da officine di meccanica di precisione che forniscono l’automotive globale, da distretti artigianali con competenze rare, ha dimostrato negli anni una straordinaria capacità di adattamento» spiega Alessandro Cappellero, Manager Deloitte. «Tuttavia, il vantaggio competitivo non risiede più nella sola tradizione manifatturiera; bensì è necessario compiere un salto qualitativo: investire in tecnologie avanzate, attrarre giovani talenti qualificati fornendo altresì una formazione continua, aprirsi a mercati internazionali, costruendo quindi partnership strategiche».
Il mercato italiano tra resilienza e sfide: cosa dicono i dati di “Why Italia”
Uno studio Deloitte analizza il percorso 2018-2024 di 75.000 aziende


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