Giorgia Tesio, da Breolugi scalando le vette d’Italia: “Sogno la finale mondiale”

Quattro volte campionessa italiana di Arrampicata Boulder, l'atleta monregalese vola in Cina per il debutto in Coppa del Mondo, prima tappa internazionale

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Da Breolungi al tetto d’Italia, scalando le pareti di provincia e sognando una
medaglia mondiale e le Olimpiadi. Dai primi di maggio, in Cina, scatta l’avventura in Coppa del Mondo di Arrampicata di Giorgia Tesio: classe 2000, monregalese, dottoressa in Studi Internazionali, l’atleta tesserata per il Centro Sportivo Esercito si è laureata, nello scorso mese di marzo, per la quarta volta Campionessa Italiana di Boulder dopo un’appassionante e tirata finale in quel di Bressanone. Vestito il Tricolore ancora una volta, ora è tempo di rituffarsi nello scenario internazionale, per confrontarsi con il meglio che la disciplina ha da offrire.

Giorgia, la passione per lo sport le è stata tramandata…
«L’arrampicata è uno sport di famiglia: mio papà ne è un grande ap­passionato e, nonostante sia una di­sciplina di nicchia, è sempre stata una costante nella mia infanzia. Qualcosa che, quindi, ho sempre conosciuto e a cui mi sono approcciata verso i 10 anni a livello competitivo. Devo dire, che, comunque, i miei genitori hanno sempre dato sempre grande valore allo sport, come attività da affiancare allo studio, e perciò sia io che mia sorella abbiamo cercato di praticarne diversi. Alla fine, ho trovato la mia strada proprio nell’arrampicata».

Che rapporti ha la sua famiglia con la montagna?
«Siamo sempre stati legati: andavamo a camminare, a sciare, mia sorella ha praticato la corsa in montagna, io lo scialpinismo, quindi l’abbiamo frequentata a 360 gradi, soprattutto nelle nostre zone, qui nel monregalese e in provincia».

Da piccola, com’è stato approcciarsi all’arrampicata?
«Da piccola ho sempre e solo scalato e questo è stato molto utile per la tecnica: quando ho iniziato si stavano ancora sviluppando le metodologie di allenamento, diversamente da altri sport già affermati. Fortunatamente, ho potuto affrontare i corsi giovanili con ex atleti come Matteo Gambaro e poi, pian piano, ho conosciuto altri allenatori con cui crescere ancora: penso che il salto di livello sia arrivato intorno ai 12-13 anni, permettendomi poi di partecipare successivamente alle competizioni senior».

A livello di strutture per l’arrampicata, la nostra provincia come si colloca?
«Sotto il punto di vista qualitativo, la Granda è messa bene: non ci sono probabilmente tante palestre come può accadere in una grande città, ma sono curate e ben attrezzate. Certo è che, per il nostro sport, spostarsi è fondamentale, per la tracciatura, per cambiare stimoli e confrontarsi con le novità».

In cosa consistono gli allenamenti di una scalatrice?
«Gli allenamenti per la mia specialità, il boulder, sono vari: si dividono fra preparazione fisica e tecnica. Quindi, da una parte forza, muscolatura, resistenza e capacità di recupero, dall’altra l’espressione del movimento in parete, la lettura dei blocchi, la sensibilità dei piedi, la coordinazione, la velocità, l’esplosività».

Per i non avvezzi alla materia, una gara boulder come si valuta?
«Nella mia disciplina, non è importante la velocità, in quanto l’importante è restare dentro i 5 minuti, quanto ai punteggi che si riescono ad ottenere in base a dove arrivi ed in quanti giri e tentativi. Le regole, negli anni e da quando l’arrampicata è diventata sport olimpico, sono cambiate e quindi anche noi abbiamo dovuto imparare e riadattarci».

Ha vinto quattro titoli italiani: differenze fra la prima e l’ultima volta?
«Il primo titolo è arrivato nel 2017 in Val Masino, dopo una serie di secondi posti: ho sempre fatto un po’ di fatica sulle gare secche e, perciò, vincere giocandomi tutto sull’ultimo blocco della finale, è stato elettrizzante. Il successo a Bressanone, nel 2026, è stato sicuramente più consapevole, anche se l’emozione di uscire dall’ultimo blocco non è cambiata, anche se con una maturità diversa».

Decisivo è stato l’ingresso nel Centro Sportivo Esercito…
«Mi ha cambiato la vita: è vero che mi sarebbe piaciuto fare l’atleta, ma fino al momento in cui non sono entrata nell’Esercito, avevo il piano B, vale a dire studiare, trovare una professione che mi piacesse e che mi permettesse di disputare le gare. Ho comunque continuato a studiare, ma l’ingresso nel Centro Sportivo mi ha consentito di continuare ad allenarmi e concentrarmi sulle competizioni, trasformando l’arrampicata nel mio lavoro».

Ora la Coppa del Mondo. Aspettative?
«Punto a qualificarmi di nuovo ad una finale: nel cassetto resta il sogno di un podio, ma soprattutto di sfornare una performance di cui andare orgogliosa. Sì, è vero, nel 2028 ci sono le Olimpiadi di Los Angeles, ma per me la Coppa del Mondo ha un sapore speciale, quello di un sogno coltivato sin da bambina».