«E se cade in acqua vestito?» Ci pensa l’ex campionessa

Da nuotatrice, Federica Biscia ha vinto titoli e stabilito record. Oggi educa alla sicurezza in acqua: «Saper nuotare non basta»

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Lei è stata “l’ondina monregalese”. Federica Biscia, il 12 marzo del 1995, a Firenze conquistava il titolo italiano nei 200 rana di nuoto, il primo di altri 33 tricolori vinti in carriera. Decima in finale alle Olimpiadi di Sidney del 2000, medaglia d’oro alle Universiadi di Pechino, numerosi campionati mondiali ed europei, record italiani a raffica. Oggi è un’educatrice molto realizzata e protagonista di tanti corsi seguiti da decine di famiglie e bambini e promuove la sicurezza in piscina. Basti il titolo del suo nuovo corso: “E se cade in acqua vestito? Educare alla sicurezza fin dai primi anni”. Se si pensa che, ritiratasi a 23 anni, la nuotatrice nata a Villanova Mondovì si laurea in Scienze dell’educazione, è chiaro che sia difficile trovare altre persone piùà titolate di lei per trattare il tema. Con Stefania Lo Presti, ha aperto a Mondovì l’asilo nido montessoriano «Lo gnomo scalzo». Oggi, però (sposa di Andrea e mamma di 4 figli) si concentra su un tema nuovo ma che, in realtà è purtroppo protagonista della cronaca delle ultime settimane con i fatti anche tragici accaduti nelle piscine sparse in tutta Italia.
«Il concetto è semplice – spiega Biscia –. Non basta saper nuotare per essere al sicuro in acqua. Serve molto di più: consapevolezza, controllo emotivo e fiducia in sé stessi». Da questa idea nasce il progetto educativo dell’ex campionessa, oggi pedagogista che ha scelto di mettere la propria esperienza al servizio delle famiglie per diffondere una vera cultura della prevenzione. «Negli ultimi anni – racconta – l’acqua è diventata una presenza costante nella vita dei più piccoli: piscine domestiche, vacanze al mare, giornate al lago. Eppure, spesso i bambini entrano in contatto con questi ambienti senza avere gli strumenti adeguati per affrontarli in sicurezza. I tragici episodi di annegamento nella fascia 0-6 anni lo dimostrano: non si tratta solo di abilità natatorie, ma di preparazione globale».
Il metodo proposto da Biscia parte da un presupposto chiaro: la prevenzione comincia dagli adulti. Genitori consapevoli e preparati possono trasmettere ai figli un approccio corretto all’acqua, basato sulla calma, sulla fiducia e sulla capacità di reagire senza panico. È proprio questo equilibrio che può fare la differenza in una situazione di emergenza, fino alle competenze dei più grandi, come togliersi le scarpe in acqua, gestire la respirazione e mantenere la calma. Il percorso educativo si sviluppa fin dai primissimi momenti della vita, addirittura dalla gravidanza, e prosegue accompagnando la crescita del bambino nel rispetto dei suoi tempi. Nessun obiettivo standard, ma un’attenzione costante alle emozioni e alle caratteristiche individuali. Tra le competenze fondamentali c’è il cosiddetto “floating”, ovvero la capacità di girarsi e restare a galla in autonomia, insieme al controllo della respirazione e alla gestione del corpo in acqua.
Il progetto sarà al centro di un incontro formativo aperto ai genitori di bambini tra 1 e 6 anni, in programma il 9 maggio nella piscina “Aqvatica” di Boves. L’appuntamento si propone come un vero e proprio momento di formazione pratica e culturale, pensato per fornire strumenti utili nella vita quotidiana. A questo seguiranno corsi specifici dedicati ai più piccoli, con l’obiettivo di trasformare la sicurezza in acqua in una competenza diffusa e condivisa. Perché, come sottolinea Biscia, prevenire non significa solo insegnare tecniche, ma costruire una presenza attenta e responsabile. In fondo, il messaggio è semplice quanto cruciale: la sicurezza si impara, si coltiva e si trasmette. E può, davvero, fare la differenza tra la vita e la morte.