Di belle storie ne ho sentite e raccontate tante in questi anni. Toccanti, emozionanti, esemplari, uniche. Di sicuro questa è la più divertente. Ve la racconto.
Periodo Covid con tutto il bagaglio di paura e solitudine incombente. Da un incontro poco più che casuale, a Federica Alasia e Claudio Rosso nasce la voglia di fare qualcosa insieme. Il messaggio della natura di quei mesi per loro era chiaro. Nel momento in cui noi non la disturbiamo, prende il sopravvento. C’è qualcosa che non va nel nostro sistema e bisogna trovare il modo di convivere.
Sembravano parole buttate lì, nello sconforto del momento, se con fosse che due anni dopo Claudio telefona a Federica: «Ti ricordi?».
Certo che si ricordava, così arriva la proposta. «Ci sarebbe un bosco abbandonato a Monasterolo Casotto. Lo prendiamo?».
Lo prendono. Fondano una società e sono in tre perché a loro si aggiunge Attilio Pecchenino.
Un’assicuratrice, un costruttore e un viticultore. Inizia così la nuova avventura di tre imprenditori che in comune hanno solo una grande amicizia.
All’atto sono in quattordici, perché si sa, i boschi in montagna un tempo erano preziosi, ora nessuno li vuole più e le proprietà si frazionano, generazione dopo generazione. Sbrigate le faccende burocratiche finalmente i tre amici entrano in possesso del bosco, ma invece di trovare soltanto castagni, scoprono un gran numero di betulle.
Abbatterle? Non se ne parla nemmeno. È Claudio Rosso a suggerire di prelevare la linfa a inizio primavera. Per saperne di più si rivolgono a Patrizio Michelis, un vero guru in tema di agricoltura biodinamica e ancestrale che insegna loro la tecnica calcolando le date tassative in cui la raccolta deve essere effettuata. E loro non sgarrano. In quel giorno, tutti e tre staccano dal “lavoro vero” e si trovano nel bosco per raccogliere la linfa che dall’anno scorso si trova in vendita fresca e stabilizzata. Si sa, la linfa di betulla è un toccasana per la salute e non sono in tanti a produrla in Italia. Ma fanno un passo in più.
Mentre poco alla volta il bosco di Cascina Artesana viene risistemato, la prima necessità è farlo tornare vivo. Ci vogliono gli alveari con le api che possano girare libere e impollinare. Un altro amico sistema all’Artesana le famiglie giovani da cui non preleva il miele. «Tenetelo pure voi» dice e così ai nostri eroi viene un’altra idea. Il miele non lo mangiano, provano a unirlo alla linfa di betulla per farla fermentare, trasformandola così in aceto. Pare che i primi esperimenti non fossero un granché, ma dopo oltre quattro mesi di maturazione, garantisco io che l’Aceto di Bosco di Artesana, questo il nome della loro azienda, è uno spettacolo di delicatezza. Perfetto per conferire un tocco di acidità non invadente ai piatti più leggeri. Un capolavoro.
I boschi però per vivere hanno bisogno di cure e di manutenzione continua. «Chi ci pensa?» chiedo.
«Cioppi, Chicca, Nerina, Smoke e Spring, i nostri cinque asinelli che vivono tra i castagneti, pascolano e di notte tornano nella loro stalla» è la risposta.
Straordinarie cose riesce a fare l’amicizia!
Paola Gula


|
|







