C’è qualcosa di magico nella Pasqua in Italia. Le vetrine si riempiono di confezioni luccicanti, nastri di seta e uova di cioccolato che promettono sorprese mirabolanti. Ma per chi si sposta su ruote o ha le gambe che fanno i capricci, quel cioccolato non è solo fondente o al latte: è clandestino.
Sì, perché per entrare in certe pasticcerie italiane non serve il portafoglio, serve il brevetto da scalatore.
Avete presente quel singolo, solitario, inutile gradino di dieci centimetri all’ingresso del negozio? Quello che il proprietario considera “caratteristico”? Ecco, quel gradino è il buttafuori più severo del mondo. È il confine tra il cittadino che sceglie l’uovo con la sorpresa personalizzata e quello che resta fuori a fissare la vetrina come un orfano in un romanzo di Dickens, sperando che un passante impietosito gli porti fuori almeno un gianduiotto.
Entrare in una pasticceria dovrebbe essere un piacere sensoriale, non un test di resistenza fisica o una negoziazione diplomatica per farsi montare una pedana che “forse è in magazzino, ma chissà dove”.
Il Tour dei Palazzi Inaccessibili: Pasqua Edition
E poi c’è il gran finale: il pranzo dai parenti. Le case italiane sono meravigliose, intrise di storia e… di barriere architettoniche creative. Ascensori che sembrano scatole di fiammiferi (dove entra o la carrozzina o l’ossigeno, mai entrambi), citofoni posti ad altezze siderali e quegli androni monumentali con scalinate che ricordano la reggia di Versailles, ma senza i servitori pronti a portarti in portantina.
Festeggiare la Pasqua diventa così un esercizio di logistica militare. “Se mi invitano da zia, come arrivo al secondo piano? Mi paracadutano sul balcone o mi montano su un montacarichi per le lasagne?”.
Motivazione
(perché ridere va bene, ma cambiare è meglio)
Perché descrivere il problema non basta, bisogna renderlo socialmente inaccettabile.
• L’accessibilità è un affare: caro commerciante, quel gradino non ferma solo me. Ferma la mamma col passeggino, l’anziano con l’anca fragile e il turista col trolley. Se metti una rampa, non stai facendo un favore a “quelli come me”, stai aprendo la porta a metà mondo. E il cioccolato si vende meglio se la gente può entrare a comprarlo.
• Il potere della voce: occuparsi di diritti civili non significa solo firmare petizioni noiose, significa pretendere che la bellezza (e il cibo buono!) sia di tutti. Ogni volta che segnaliamo un’inaccessibilità con un sorriso ironico ma fermo, stiamo picconando quel gradino.
• L’unione fa la forza (e la Rampa): se il palazzo è inaccessibile, non restiamo a casa a mangiare l’uovo da soli. Facciamo rumore. Trasformiamo l’imbarazzo degli altri nella nostra leva per il cambiamento.
La prossima volta che vedete una pasticceria con lo scalino, non sospirate. Guardate il titolare e ditegli: “Sarei entrato volentieri a svuotarvi il negozio, ma pare che il vostro gradino preferisca tenersi i miei soldi”.
La Pasqua è rinascita. Facciamo rinascere anche i marciapiedi e le entrate dei negozi. Perché il cioccolato è buono, ma il sapore della libertà di sceglierselo da soli è decisamente migliore.
Massimiliano Caramazza


|
|








