Cuneesi in rotta su Montecarlo Il richiamo del Principato

Circa 3.000 biglietti sono stati acquistati attraverso la distribuzione organizzata da tesserati della Granda. E tanti si sono mossi in autonomia

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Tanti giocano a tennis, tanti lo seguono. E molto spesso le due cose coincidono: chi frequenta un campo, appena può, cerca anche di vedere dal vivo chi quel gioco lo porta al massimo livello. In provincia di Cuneo, da sempre, questo desiderio ha una destinazione abbastanza naturale: Montecarlo. Per fascino, distanza e accessibilità, il Masters monegasco è la trasferta più ricercata da una fetta larga di appassionati della Granda (ma anche di buona parte del Nord Italia). Lo è ancora di più oggi, perché la riapertura del nuovo tunnel di Tenda, ad agosto dell’anno passato, ha ripristinato il collegamento più breve tra il Cuneese e la Costa Azzurra, rendendo di nuovo più appetibile la strada verso il Principato
Così, mentre il Masters 1000 monegasco torna in scena sino al 12 aprile, dalla Granda si rimettono in moto circoli, gruppi di amici e appassionati che da sempre considerano quel torneo una sorta di appuntamento identitario. C’è chi organizza la gita in autonomia, chi quest’anno ha trasformato la Pasqua in una piccola spedizione tennistica e chi si affida ai canali dei circoli e dei promoter.
Daniele Viglino, coordinatore del Gsr Ferero, da anni segue la distribuzione dei biglietti per gruppi e scuole tennis nel Nord Ovest e stima in circa 3.000 i biglietti “cuneesi” per il Master 1000 acquistati attraverso quel canale, dentro un movimento che lui definisce in costante crescita. «Ormai i biglietti in libera vendita finiscono nel giro di pochi giorni – spiega Viglino –, quindi Montecarlo non avrebbe neppure bisogno di riservare un canale ai circoli. Eppure continua a farlo, perché il pubblico delle scuole tennis e dei gruppi è un pubblico vero: resta sugli spalti, segue le partite, fa colore e dà senso al torneo. Non a caso fino a metà settimana si vedono tantissimi ragazzi: è il momento in cui, tra incontri, allenamenti e campi secondari, chi ama il tennis riesce a vivere il torneo più da vicino».
A spiegare perché il torneo monegasco eserciti un richiamo così forte è anche Federico Ferrero, giornalista, telecronista e firma di Sky Sport, da anni una delle voci italiane più riconoscibili del tennis.
«La mia prima volta a Montecarlo è stata nel 1994, l’anno dei miei diciott’anni: non avevo ancora la patente, perché li avrei compiuti a maggio, e quindi con un compagno di classe organizzammo il viaggio in treno, partendo da Alba, passando da Cuneo e poi giù verso Nizza. Me la ricordo ancora come una piccola spedizione di ragazzi innamorati del tennis. E in fondo Montecarlo conserva ancora oggi proprio quel fascino lì: è vicino, è un posto splendido, comincia la primavera, ci sono i campi in terra battuta, il mare nelle giornate di sole. Ma soprattutto è un circolo vero, autentico, non uno di quei tornei costruiti e smontati: lì respiri la storia, la vedi nei muri, nelle lapidi, nei nomi di tutti quelli che hanno vinto. E poi è un torneo molto italiano: alla fine la lingua che senti parlare di più, quasi, è la nostra».
Non di rado, tra i vialetti del circolo e sulle tribune, quell’italiano ha anche una cadenza del basso Piemonte. È anche così che Montecarlo, ogni primavera, finisce per assomigliare a un piccolo rito della passione tennistica cuneese.