Civico senza fischietto

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C’è una parola che, negli ultimi tempi, ha risolto più problemi di un buon guardaroba: “civico”. L’equivalente politico di quel capo che sta bene con tutto, non stringe né tira, non stanca mai e ti senti sempre a posto.
Il civico è il beige della situazione. O, per i più affezionati alla tradizione, un impeccabile grigio perla: un colore che non litiga con nessuno e, anzi, sembra sempre capitare nel posto giusto al momento giusto.
Chi lo indossa lo sa bene: è una soluzione parecchio pratica. Ti mette al riparo da scelte troppo nette, si adatta al clima e, se cambia il contesto, basta un niente per farlo tornare perfetto. Un classico quattro stagioni.
Nascono così i civici contemporanei: figure agili ed intelligenti, mai sopra le righe, sempre un passo di lato rispetto agli inquadramenti e un passo avanti rispetto alle ideologie. Frequentano il centro, ma con la cautela di non farla diventare una posizione.
Come i “Civich” torinesi, stanno in mezzo alla strada, ma senza fischietto, dirigendo il traffico di uscita dai partiti con savoir faire e discrezione.
Il civismo, bisogna ammetterlo, è una moda davvero intelligente, in questi tempi fluidi, parla una lingua che tutti comprendono e che nessuno trova davvero scomoda. Un’idioma che permette di dire molto, lasciando sempre aperta la possibilità di aver detto anche qualcos’altro.
Ma soprattutto, la moda civica ha un vantaggio decisivo: qualunque cosa succeda, sembra sempre di essere vestiti esattamente per l’occasione, lontani dalla scomodità di dover per forza scegliere l’abbinamento finale o il compagno a cui dare braccetto, lungo la via.