Ludi Historici, il talent show sulla geopolitica vista da Bra

Sul palco del Politeama sei finalisti dai licei di tutta Italia. La professoressa Elena Angeleri: «Ogni classe prepara il proprio “campione” prima della sfida»

0
0

La stretta attualità geopolitica finisce in un format pensato per i ragazzi delle scuole superiori: un piccolo miracolo che avviene dal 2016 grazie all’intraprendenza di alcuni insegnanti del liceo “Giolitti-Gandino” di Bra. L’evento si chiama “Ludi Historici – Gara di eloquenza fra liceali italiani sulla storia contemporanea” e l’appuntamento conclusivo – anzi, la finale – della nona edizione è previsto venerdì 10 aprile, alle 14,45 sul palco del Teatro Politeama di Bra. Già annunciati i finalisti: sono Massimo Lombardo, classe 5B dell’IIS “Mazzini” di Vittoria (Ragusa); Francesco Dalmoro, 5A Liceo “Giolitti-Gandino” di Bra; Tea Ceccarelli, 5G SA del Liceo “Savoia Benincasa” di Ancona; Matteo Mancuso, 5SB Liceo Scientifico “Francesco Vercelli” di Asti, Alessio Guarneri, VB Liceo “Vittorio Emanuele II” di Palermo; Ugo Vollero, 4B Liceo Classico “Giannone” di Caserta.
Il concorso, nato quasi per caso, è diventato un format nazionale capace di coinvolgere studenti da tutta Italia. Dietro c’è il lavoro del liceo braidese e, in particolare, della professoressa Elena Angeleri. Che racconta: «Tutto è nato da un pranzo con uno storico della contemporaneità, Giovanni Sabbatucci (scomparso nel 2024, ndr). Ci chiedevamo come far appassionare i ragazzi alla storia, da lì l’idea: con una dimensione ludica».
Il risultato è un progetto che unisce didattica e competizione. Ai contenuti, si affiancano le competenze: «L’obiettivo è lavorare anche sull’esposizione orale. I ragazzi oggi fanno fatica a parlare in pubblico, soprattutto su temi complessi come la politica contemporanea». Avviato all’interno del liceo, il concorso è cresciuto rapidamente. Prima il livello regionale, poi il salto nazionale, accelerato dal Covid: «Le lezioni online ci hanno permesso di allargarci. Oggi partecipano scuole da tutta Italia, dal Nord al Sud». Ogni edizione affronta un tema attuale, con un approccio rigorosamente storico. Negli anni: Israele e Palestina, Russia e Ucraina. Quest’anno il titolo è “Europa in guerra?”, con un punto interrogativo che non è casuale. «Non facciamo giornalismo – chiarisce Angeleri –. Partiamo sempre da lontano: 1946, Guerra fredda, fine del bipolarismo. Arriviamo all’attualità solo dopo aver costruito le basi. Altrimenti si fa confusione». Qui il progetto intercetta un vuoto “classico” della scuola italiana: «Il problema è noto – conferma la professoressa –. Si arriva a fatica alla contemporaneità. Spesso si resta fermi alla Seconda guerra mondiale e il resto si fa in fretta, a fine anno. Così abbiamo deciso di anticipare: affrontiamo questi temi già dalla quarta».
Il lavoro è strutturato tra lezioni, verifiche e preparazione collettiva. Con un intento ben preciso: coinvolgere tutta la classe, non solo gli studenti migliori. «Molti concorsi puntano sull’eccellenza individuale – osserva Angeleri –. Noi invece lavoriamo sull’intero gruppo. È la classe che prepara il “campione” che poi sale sul palco». E i risultati si vedono. «Ci sono ragazzi che non seguivano nemmeno il telegiornale ma che poi, costretti a partire, hanno iniziato a capire. E a quel punto, si sono interessati davvero». Il format finale è quello di un talent: i finalisti estraggono una domanda, hanno pochi minuti per prepararsi con la classe e poi espongono l’approfondimento davanti a una giuria qualificata che assegnerà i voti (fino a 10). Sono previsti commenti da parte del pubblico e anche il televoto, oltre ai contributi di Giovanni Borgognone, professore di Storia del pensiero politico, UniTo; Paolo Caraffini, Storia dell’integrazione europea, UniTo; Edoardo Greppi, professore emerito di Diritto internazionale; Gian Mario Ricciardi, già caporedattore Rai; Alberto Sinigaglia, presidente del Polo del ’900 di Torino; Sergio Soave, già professore di Storia contemporanea e deputato della Repubblica; Francesco Tuccari, Storia del pensiero politico, UniTo.
Come spiega Elena Angeleri: «È un modo per rendere la storia viva. E per sviluppare competenze di cittadinanza. Abbiamo lavorato sul concetto di guerra. Guerra tradizionale, ibrida, asimmetrica. I ragazzi capiscono che non esiste una definizione semplice. E iniziano a porsi domande». In un contesto internazionale sempre più instabile, è forse questo il punto più importante. «Gli slogan – conclude Angeleri – non bastano. Serve consapevolezza. E la storia, se insegnata bene, può darla».