L’intelligenza artificiale non è più una promessa futuristica, ma una presenza concreta che sta trasformando il mondo del lavoro a una velocità senza precedenti. Dalle professioni creative a quelle tecniche, fino ai servizi e alla sanità, l’IA ridefinisce competenze, ruoli e confini, alimentando al tempo stesso entusiasmo e timori. Che cos’è? È un ramo dell’informatica che sviluppa sistemi capaci di simulare funzioni cognitive umane come l’apprendimento, il ragionamento, la pianificazione e la creatività. Da un lato apre nuove opportunità e aumenta l’efficienza, dall’altro solleva interrogativi profondi sul futuro dell’occupazione e sull’identità stessa del lavoro umano. In che modo l’IA diventa compagna del lavoro quotidiano? Come si “cala” nelle professioni, anche in quelle in cui meno la si immagina, come il pasticcere. Le recenti condanne e critiche rivolte ai grandi colossi del web, accusati di aver favorito meccanismi di dipendenza attraverso i social network, riportano al parallelo con l’intelligenza artificiale: fino a che punto l’innovazione può spingersi senza compromettere autonomia, benessere e capacità critica delle persone?
PER L’ARCHITETTO L’IA È GIÀ CREATIVA
Lo studio dell’architetto Marco Golinelli è a Mondovì, attivo da anni nella progettazione residenziale, commerciale e industriale, oggi integra anche soluzioni di intelligenza artificiale nei propri processi operativi. «L’intelligenza artificiale – dice Golinelli – sta rapidamente trasformando il modo di lavorare anche negli studi di architettura. Migliora efficienza, qualità e capacità creativa. La utilizziamo su due direttrici principali: supporto alla produzione di testi, per redigere e perfezionare email, relazioni tecniche e documenti complessi. E poi l’ambito creativo: usiamo software avanzati per la modellazione tridimensionale e la realizzazione di rendering fotorealistici. Resta però un elemento fondamentale: il controllo umano». «L’intelligenza artificiale funziona bene – sottolinea Golinelli – se guidata correttamente, ma senza competenze adeguate rischia di produrre contenuti poco affidabili».
L’AVVOCATO: SENSIBILITÀ UMANA INSOSTITUIBILE
L’intelligenza artificiale sta entrando in modo sempre più significativo nella professione forense, ma, come sottolinea Alessandro Ferrero, presidente dell’Ordine degli Avvocati della provincia di Cuneo, “deve essere considerata uno strumento di supporto, non un sostituto del lavoro”. «Un legale oggi – spiega Ferrero – non può permettersi di essere distante dall’innovazione. L’IA si dimostra utile nella ricerca giurisprudenziale e nell’analisi rapida degli atti. Tuttavia emergono anche rischi concreti. Un utilizzo acritico può portare a errori gravi: sono già emersi casi in cui l’IA ha inventato precedenti giurisprudenziali, inducendo in errore professionisti. Senza verifica, senza il “quid pluris” dato dal ragionamento e dall’esperienza dell’avvocato, il lavoro perde valore. L’uomo adatta, con la sua sensibilità, le norme ai cambiamenti sociali: una funzione che gli algoritmi, ad oggi, non sono in grado di svolgere pienamente». Ferrero solleva una riflessione più ampia: che cosa accadrebbe se l’IA sostituisse completamente il lavoro umano?
IL PASTICCERE: l’IA ENTRA IN LABORATORIO
Chi l’avrebbe detto? Dolci e delizie varie sono già affiancate dall’intelligenza artificiale. Alla Pasticceria Brignone, che oltre alla sede storica di Dronero è anche a Roccabruna, l’innovazione digitale è iniziata nel 2011 con l’introduzione dell’e-commerce. Un passaggio che, all’epoca, richiedeva diverse figure professionali: fotografi, webmaster, esperti di comunicazione. «Se devo preparare una promozione per la Pasqua – spiega Umberto Brignone – posso fare tutto da solo: scatto le foto, utilizzo prompt specifici e affido all’IA la creazione dei contenuti, definendo criteri e obiettivi. La sfida non è sostituire l’uomo, ma integrare al meglio le nuove tecnologie, mantenendo qualità, creatività e competenza artigiana, convinti che il Made in Italy sia difficilmente replicabile dalle macchine». «I dati più recenti – aggiunge Daniela Balestra, presidente Confartigianato provincia di Cuneo – evidenziano come oltre 181mila imprese abbiano già adottato soluzioni di IA, pari all’11,4% delle imprese con dipendenti. Una su cinque è un’impresa artigiana. Il percorso non è privo di criticità: c’è un fabbisogno crescente di competenze e strumenti per integrare queste tecnologie nei modelli di business. La sfida non è solo tecnologica, ma anche culturale e organizzativa».
NON PUÒ SOSTITUIRE IL MEDICO, LO SUPPORTA
Andrea Puppo, direttore della struttura complessa Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale Santa Croce di Cuneo, ha le idee molto chiare. «L’IA – dice – non sostituisce il medico, ma lo supporta nelle fasi tecniche e ripetitive, lascia all’essere umano le decisioni complesse e non standard. In medicina è uno strumento potentissimo, soprattutto nella diagnostica e nel supporto chirurgico. Tuttavia, il suo ruolo è quello di integrare e potenziare le competenze umane, non di sostituirle. Il medico rimane centrale, soprattutto nelle situazioni che richiedono giudizio, esperienza e capacità di gestione dell’imprevisto. L’IA consente di fare un salto di scala: integra l’esperienza di milioni di casi clinici, analizza grandi quantità di dati (immagini, esami, cartelle cliniche), fornisce supporto decisionale più accurato». Un altro sviluppo riguarda l’uso dell’IA in sala operatoria: integrazione di immagini in tempo reale, utilizzo di visori con realtà aumentata, visualizzazione di strutture anatomiche da preservare.
COSTRUTTORI EDILI: L’EVOLUZIONE DI UN PERCORSO
Massimo Deldossi, vice presidente di Ance nazionale (Associazione dei costruttori edili) con delega all’innovazione e digitale: «Per le imprese di costruzione, l’IA non è una scorciatoia tecnologica, ma l’evoluzione di un percorso già avviato con il Bim, Building information modeling, e con la gestione digitale dei cantieri. Ance ha avviato una roadmap che, attraverso l’analisi di oltre 100 casi d’uso, traduce l’innovazione in applicazioni concrete e individua le priorità per le imprese: il supporto alla gestione delle gare, la semplificazione dei processi di compliance della sicurezza in cantiere, l’estrazione dei dati per la sostenibilità e l’uso di piattaforme evolute per il controllo dei costi di cantiere. È su questi ambiti che l’IA può generare benefici tangibili».
AUTOMAZIONE INDUSTRIALE: UNA RIVOLUZIONE
Dal 2002 Ausim, acronimo di “Automazione sistemi integrati macchine”, opera nel settore dell’automazione industriale, servendo comparti strategici come food, automotive e grandi brand internazionali. Nello stabilimento di Caraglio, lavora un team tecnico snello ma altamente specializzato, guidato dall’amministratore delegato Fabrizio Lerda, 49 anni. «Utilizziamo – dice l’imprenditore – modelli, template e strumenti avanzati di IA per supportare la progettazione e la programmazione delle macchine. Interviene sia nella parte grafica sia nella logica dei sistemi, oltre che nella gestione documentale e commerciale. Sul tema ho terminato da poco un master al politecnico di Torino». L’azienda ha anche introdotto una sorta di “segretaria digitale”: un agente IA, “Claudia”, capace di leggere e analizzare tutti i dati aziendali. «Posso dettare in auto una richiesta, come l’invio di un preventivo a un cliente, scegliendo anche la lingua», racconta Lerda. L’impatto sull’organizzazione è stato significativo: dopo la pandemia, Ausim è riuscita a mantenere lo stesso fatturato pur con tre impiegati in meno. «Non si tratta di un’IA statica, ma generativa – conclude Lerda –. un investimento che ha un costo, circa 1.200 euro di abbonamento all’anno, e che si dimostra strategico».



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