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«Il galateo non è passato di moda È quello che fa la differenza»

Barbara Ronchi della Rocca sottolinea come in un’epoca dominata dall’apparenza, sia utile non imporre regole rigide, ma muoversi con eleganza tra cerimonie, relazioni e nuove complessità sociali

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In un’epoca in cui l’apparire sembra spesso prevalere sul saper fare, il galateo continua a rappresentare un riferimento prezioso, soprattutto nei momenti della vita più solenni come matrimoni, battesimi e cresime. Ne abbiamo parlato con Barbara Ronchi della Rocca consulente di galateo e protocolli, che ci ha guidati tra regole, dettagli e ricordi di un tempo che ancora insegna eleganza e stile.

Partiamo dal galateo. Qual è il suo valore oggi?
«In prima battuta il galateo sembra oggi in declino, spesso trascurato e sostituito da comportamenti più superficiali o maleducati, anche influenzati da influencer e tendenze social. Tuttavia rimane uno strumento prezioso: in un mondo sempre più complesso, con famiglie allargate, coppie dello stesso sesso e rapporti interculturali, il galateo offre indicazioni pratiche su cosa dire, come comportarsi e come vestirsi. Fare bella figura resta un’aspirazione positiva, non superficiale: è un’arte che non passa mai di moda».

E nelle cerimonie?
«Qui il galateo riemerge con forza e mantiene il suo valore anche perché ci collega alla tradizione e al passato. Molti pensano che spendere di più equivalga a essere eleganti, ma non è così. Eleganza significa attenzione, coerenza e rispetto e il galateo ci ricorda che ciò che conta è l’armonia dell’insieme, il legame con la storia della famiglia e con le persone presenti».

Come dovrebbe comportarsi un invitato “perfetto”?
«Prima di tutto informandosi, chiedendo il tono dell’evento e il dress code, senza timore di non sapere tutto. Le cerimonie oggi sono molto diverse tra loro – dai castelli medievali alle spiagge – e l’abbigliamento va sempre contestualizzato. Adeguarsi al dress code non significa rinunciare alla propria personalità o al proprio stile, ma rispettare le regole stabilite dagli sposi: rifiutare di seguire istruzioni chiare, come il colore richiesto, è considerato maleducazione».

E a tavola?
«Il pranzo o la cena non sono solo occasioni per mangiare, ma per festeggiare. Moderazione è la parola chiave: cibo, alcol, chiacchiere e sorrisi. Coinvolgere chi è più isolato, mantenere stile ed eleganza per tutta la durata dell’evento, e scegliere abiti e scarpe comodi ma belli. Sono dettagli che lasciano ricordi positivi, perché ciò che non funziona viene ricordato più di tutto il resto».

Ci sono regole del galateo che si possono “trascurare”?
«Si può chiudere un occhio su piccoli aspetti goliardici della tradizione, come alcuni brindisi scherzosi, purché non diventino volgari. Il confine tra allegria e maleducazione è sottile: l’arte è saperlo rispettare».

Per molti anni ha collaborato al protocollo di corte del Quirinale ed è stata consulente di cerimoniale per tante aziende. Quali sono stati i momenti più impegnativi?
«Le visite di Stato richiedono una pianificazione quasi maniacale. Ricordo la visita dell’imperatore del Giappone: un programma di 72 ore, minuto per minuto, con regole precise persino sul rumore di un colpo di tosse! Questi dettagli, pur curiosi, mostrano quanto la cura dei particolari sia fondamentale, anche per far sentire ogni ospite a suo agio».

Regola che vale anche nei matrimoni?
«I dettagli invisibili fanno la differenza. L’abito da sposa non deve essere solo bello, ma anche indossabile per molte ore. È importante ricordare che la sposa all’altare o davanti all’ufficiale di Stato civile, mostra agli invitati principalmente la schiena. Nella scelta della location per la cerimonia è fondamentale considerare il numero degli invitati: una piccola chiesa di campagna, per quanto suggestiva, non può ospitare centinaia di persone. Trascurare questo aspetto può creare situazioni spiacevoli. Mi è capitato di assistere a una cerimonia in una chiesetta splendida ma troppo affollata, dove, complice il caldo e l’emozione, alcune invitate sono svenute, generando imbarazzo e disagio. Un esempio che dimostra quanto sia importante valutare non solo l’estetica, ma anche la funzionalità degli spazi. Occorre infine non dimenticare che gli ospiti ricordano soprattutto i piccoli disagi: una pianificazione attenta garantisce eleganza e serenità, senza imprevisti».

Ci racconti la sua città natale, Bra.
«Bra è parte della mia storia. Rappresenta per me un luogo profondamente legato ai ricordi d’infanzia, soprattutto alle Pasque trascorse con la mia famiglia tra riti religiosi, tradizioni e momenti condivisi. Le processioni, i sepolcri, il torrone e quelle atmosfere sono diventati simboli di un legame forte con le mie radici. Oggi vivo questi ricordi anche con un po’ di nostalgia per gli affetti che non ci sono più, ma continuo a riconoscere il valore dei riti e delle tradizioni, che considero fondamentali per dare ritmo e significato alla vita. Credo che proprio in questa eredità culturale e familiare risieda una delle nostre più grandi ricchezze».
In un mondo che corre veloce, Barbara Ronchi Della Rocca ci ricorda l’importanza di fermarsi, osservare, rispettare le regole non come imposizioni, ma come strumenti per rendere ogni momento memorabile.

BaNNER
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