«IA, strumento per sviluppare sempre più il nostro talento»

Sono i giovani che hanno saputo mettere in pratica le loro capacità facendone professioni vere, le più disparate, affermandosi nel mondo

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Dici “giovani talenti” e l’espressione fa rima con “lavoro con intelligenza artificiale”. Per loro non è una questione di sostituzione, ma di integrazione. Le imprese che sapranno investire sulle persone, affiancando tecnologia e sviluppo umano, saranno quelle meglio posizionate per affrontare le sfide dei prossimi anni. Lo dicono gli stessi giovani che intervistiamo su questo numero: musicisti, attori, imprenditori di aziende già molto affermate, tecnici, studiosi. Gli strumenti di intelligenza artificiale, però, sono potenti, ma non possono sostituire il potenziale umano. I giovani professionisti non solo sono pronti a lavorare con l’intelligenza artificiale, ma anche a guidare la trasformazione digitale e il futuro del lavoro. La sfida per i giovani non è solo saper usare l’IA, ma imparare a governarla. La vera partita si giocherà sulla capacità delle nuove generazioni di trasformare l’intelligenza artificiale da semplice supporto tecnologico a leva strategica per costruire il proprio futuro.


MUSICA: PREVALE L’ELEMENTO UMANO
Lo sa bene Alberto Navarra, classe 1997, originario di Vicoforte. È considerato uno dei flautisti italiani più interessanti della sua generazione. La prima formazione risale al Conservatorio “Ghedini” di Cuneo. È stato nominato Rising Star da Classic FM per il 2024. In precedenza, nel 2022, aveva vinto prestigiosi premi, partecipando ai concorsi più importanti, tra cui il Severino Gazzelloni International Flute Competition. Sempre nel 2022, è stato selezionato per entrare nella prestigiosa Karajan- Akademie dei Berliner Philharmoniker. Dal settembre 2025 si è unito alla Luxembourg Philarmonic in qualità di Flauto solista. «Per me l’IA è entità che sorprende e spaventa un po’ – dice il musicista –. Nel nostro ambito, la produzione della musica classica si fa in sala, dove non c’è nemmeno l’amplificazione. È una disciplina umana, flessibile, lavora su lati emotivi. L’IA può essere interessante e utile per creare nuovi collegamenti. Mi spiego: ho fatto parte di un progetto in cui suonando la Sinfonia n. 5 di Beethoven si abbinavano immagini realizzate con l’intelligenza artificiale. Un’iniziativa di OOVIE Studios, con il progetto “Live Music. Living Films”. Un caso speciale perché, invece, di solito, il pubblico non vuole sentire la perfezione, ma l’interpretazione umana, artistica del cuore del musicista».

CULTURA: CAPIRE L’IA E INTERAGIRE CON IL MONDO
Lei è Veronica Merlo, origini di Borgo San Dalmazzo, insegna l’arabo e matura varie esperienze nell’ambito di giornalismo, comunicazione e cooperazione internazionale. Laureatasi a Sciences Po Parigi in Relazioni internazionali con specializzazione Medio Oriente, arriva in Egitto nel 2017 per un anno di studi di lingua araba e dialetto egiziano all’Università di Alessandria d’Egitto. Dopo il master presso The Paris School of International Affairs, il diploma al Tafl Center per insegnare l’arabo tra Parigi, Beirut, Cairo e sud del Sinai. “Sorprendersi in Egitto” è il suo romanzo d’esordio pubblicato con Bookabook il 25 maggio 2023. Il cuore del lavoro di Merlo resta nella lingua, nei dettagli, nei legami tra culture e il suo libro “Sorprendersi in Egitto” nasce proprio da lì: «È un progetto molto personale. Non è uno studio sull’Egitto, ma un modo per condividere quello che ho ricevuto dall’incontro con questa lingua e questa cultura. Ho voluto mostrare anche la bellezza visiva dell’arabo, mettendo la scrittura originale accanto alla traduzione». L’intelligenza artificiale? «C’è, cresce, ma non può sostituire l’esperienza». «Devo essere sincera: non la uso ancora molto – racconta –. Mi interessa soprattutto come potrà essere utile nei miei progetti su quello che definisco il “paesaggio linguistico”, per creare archivi o strumenti didattici. Prima però viene l’esperienza reale, poi l’intelligenza artificiale come supporto». Un approccio che è anche una presa di posizione: «Oggi c’è la tendenza a voler fare tutto in modo rapido, efficiente. Imparare una lingua in una settimana con un avatar. Io invece cerco di dare valore al processo, all’incontro, al tempo». Il contesto cambia rapidamente, anche in Egitto.

INNOVAZIONE SOFTWARE: IL MONDO CORRE VELOCE
Gian Maria Gramondi ha 32 anni. Dopo aver completato la laurea triennale in Economia e Management alla LUISS Guido Carli di Roma, prosegue il suo percorso accademico con un master alla ESCP Business School tra Parigi e Londra, sviluppando solide competenze manageriali e finanziarie. Originario di Cuneo, oggi vive a Londra, dove ha costruito il proprio percorso professionale iniziando nella consulenza per poi entrare nel settore tecnologico con Amazon. Nel 2021 co-fonda Shop Circle, holding innovativa nel mondo software. Shop Circle è una software house che cresce attraverso acquisizioni strategiche: ogni anno assimila tra 10 e 20 software, con l’obiettivo di migliorarli, scalarli e ottimizzarne le performance, soprattutto in termini di customer success e qualità del prodotto finale. Le soluzioni sviluppate coprono diversi ambiti. L’azienda conta circa 300 dipendenti distribuiti a livello globale, con hub principali a Londra, Milano e Sarajevo, e serve oltre 120.000 clienti, tra cui brand e grandi aziende internazionali quotate. Per sostenere la crescita, ha raccolto circa 150 milioni di dollari da investitori americani, europei e italiani, tra cui Cassa Depositi e Prestiti. Per Gramondi, l’IA rappresenta una vera rivoluzione tecnologica, non una semplice tendenza o bolla di mercato. Si tratta di un cambiamento strutturale destinato a trasformare profondamente il modo in cui lavoriamo e viviamo. All’interno di Shop Circle, l’AI è già integrata in diversi processi. Un esempio concreto è il customer support: circa il 50% delle richieste viene oggi gestito automaticamente grazie all’intelligenza artificiale, con sistemi addestrati su dati specifici aziendali. Nonostante il tema delle “allucinazioni” dell’IA (cioè gli errori), i benefici sono evidenti soprattutto nei processi aziendali ripetitivi e scalabili. Gramondi sottolinea che l’impatto sui lavori white-collar (le professioni impiegatizie) sarà significativo (20–30%), ma evidenzia anche le opportunità: l’IA non sostituisce semplicemente il lavoro umano, bensì lo potenzia, permettendo di riallocare talenti verso attività più strategiche, come infrastrutture e innovazione.

L’ESPERIENZA IN AMAZON: IL LAVORO SI TRASFORMA
A 36 anni, il fossanese Enrico Piovano ha già tracciato un percorso che unisce talento accademico e innovazione tecnologica. Originario di Fossano, dopo il diploma in Scienze Applicate al Vallauri di Fossano ha conseguito due lauree: in Ingegneria delle Telecomunicazioni al Politecnico di Torino e in Mathematics and Computer Science al Telecom ParisTech. E anche un dottorato in Electrical Engineering all’Imperial College di Londra. Dal 2019 lavora per Amazon, prima a Parigi e poi a Berlino, nei principali centri di ricerca europei sull’Intelligenza Artificiale. Qui ha contribuito allo sviluppo di modelli interni per Alexa e per l’IA aziendale, con un focus su sistemi intelligenti capaci di apprendere e interagire con gli utenti in modo sempre più sofisticato. Agosto 2026 segna una svolta: Piovano lascia Amazon per fondare una startup specializzata in assistenti virtuali di vendita per le aziende, insieme a un collega di Amazon e una professionista della finanza. Il progetto principale, l’app “Goji”, punta a dimostrare come l’IA possa essere applicata non solo per facilitare il lavoro, ma anche per automatizzare interi processi aziendali. Secondo Piovano, l’intelligenza artificiale non è solo uno strumento: è destinata a trasformare il mondo del lavoro. «Molti compiti ripetitivi, anche tra i programmatori, saranno sostituiti dall’IA – spiega – ma nasceranno anche nuove figure, capaci di guidare e istruire i sistemi intelligenti». Oggi la maggior parte delle applicazioni lavora come copilot, affiancando l’uomo; il futuro sarà l’autopilot, dove l’IA gestisce interamente il processo, generando output autonomi, dai documenti legali alle analisi complesse. Piovano sottolinea inoltre le applicazioni più ampie dell’IA: dal processamento del linguaggio naturale ai social media, dalla medicina e istruzione fino al turismo, dove piattaforme come Airbnb sfruttano l’IA per esperienze sempre più personalizzate. Con il suo percorso, Piovano rappresenta non solo la frontiera dell’innovazione tecnologica, ma anche il legame tra talento italiano e leadership globale nell’IA, pronto a ispirare la prossima generazione di ricercatori e imprenditori.


INGEGNERIA SPAZIALE: UTILE, MA CON RISERVE
Mattia Marenco ha 37 anni, è originario di Mondovì, dove ha frequentato l’Itis Cigna, poi Ingegneria elettronica e Meccatronica al Politecnico di Torino. Una particolare passione e competenza nel campo dell’aerospazio. Ha lavorato fino al 2016 per Argotec, azienda del Torinese ai tempi specializzata nei servizi per i viaggi nello spazio e in particolare nella creazione di comfort food per gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale. Presto però il suo focus si è spostato sui satelliti e l’anello di congiunzione è stato lo sviluppo di ISSpresso, la prima macchina del caffè per lo spazio di cui ha fruito anche Samanta Cristoforetti. Oggi vive in una cittadina sul Lago di Costanza, in Germania e lavora per la Airbus Defence and Space che è leader europeo nella produzione di satelliti per telecomunicazioni, osservazione della Terra e navigazione. «In questo periodo ho la funzione di electrical architect del satellite “Cristal” (in cui la i sta per ice, ghiaccio). Per questo progetto Airbus lavora per Esa, l’agenzia spaziale europea, e il satellite servirà a monitorare i poli della Terra, le correnti marine, i ghiacci che vanno a sparire, cambiamenti climatici. Sono responsabile dello sviluppo della parte elettrica del satellite, personalmente e con il mio team».
Sull’uso dell’intelligenza artificiale, Marenco ha una visione precisa: «L’uso professionale, almeno nel mio campo, di IA ha limiti perché si basa sulla condivisione di dati. Ci sono ovvie ragioni per cui attività che hanno a che fare con i satelliti, a volte militari o con tecnologie confidenziali, non possano condividere alcunché.
L’IA è molto utile quando cerchi risposte a domande accademiche, ma ci deve essere sempre un ragionamento da parte di chi usa quel prodotto. Ottimo, invece, l’utilizzo per le minute delle riunioni, dove dati sensibili non sono discussi: precisa, efficace, molto utile. Insomma l’uso consapevole è sempre consigliabile: la scelta dipende da noi».

Gianni Scarpace e Luca Borioni