Il “campo base” sull’A33, dove tutto è organizzazione

Reportage. Siamo entrati nella grande area che fa da “quartier generale” per il cantiere dell’autostrada Asti-Cuneo. A Roddi il cuore del coordinamento

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Sono prefabbricate, ordinate, messe lungo la linea dell’autostrada che gli stessi occupanti stanno costruendo, quasi a ricordare che, per settimane, per alcuni per mesi, quella è (e sarà) la loro casa. Siamo entrati nel campo base del cantiere dell’Asti-Cuneo, dove la complessità non si misura solo nella lunghezza delle opere o nella dimensione delle strutture, ma nella capacità di organizzare uomini, mezzi e tempi dentro un equilibrio fragile, sempre messo alla prova. «È una macchina che nasce prima ancora di essere visibile», racconta Fortunato Pellegrino, direttore di cantiere con bella proprietà di linguaggio e capacità di descrizione della complessa macchina lavorativa. Lui ne è a capo e si intende subito quanta esperienza ci sia dietro alla passione per il suo lavoro. Riceve in una di quelle casette dove il cartello grande indica “Itinera”, l’importante società di costruzione. Quella parte di cantiere si chiama “Ufficio produzione”. è presentato, a chi arriva in cantiere da Federico Falcin, dell’ufficio stampa. «In fase embrionale – dice il direttore Pellegrino – si cerca di quantificare la tipologia di maestranze e di attrezzature e da questa fase iniziale prende forma tutto il resto: viene dimensionata la logistica da realizzare». Di fatto la realtà che visitiamo è una città temporanea. «Abbiamo dormitori, una mensa che ospita le maestranze, una zona uffici, un piccolo universo messo a sistema e pensato per sostenere il lavoro quotidiano di centinaia di persone. Non tutti vivono il cantiere allo stesso modo: ci sono maestranze locali, ditte del territorio coinvolte nelle opere insieme a operatori che arrivano anche da fuori zona e quindi obbligati a fermarsi». Si leggono targhe di mezzi che arrivano da Marche, Sicilia, Puglia, Lombardia, ma anche Romania, Albania. Itinera, Gruppo Astm, opera da oltre 80 anni in Italia e nel mondo, nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di edilizia civile. La società, fondata nel 1938, fa parte del Gruppo Astm ed è il il secondo operatore al mondo nella gestione di autostrade a pedaggio con circa 5.500 km di rete. Conta circa 5.000 dipendenti e cantieri in tutto il mondo.
I NUMERI DEL LAVORO
L’area è chiamata “campo base” dagli addetti ai lavori. È sulla piana del Comune di Roddi, vicino al casello della A33, parallelo a via Don Castelli, in corrispondenza con il portale P7 del sistema di pagamento freeflow. Dall’area si sentono i mezzi pesanti e le auto sfrecciare sul manto stradale. È una comunità che si costruisce attorno al lavoro, con ritmi che cambiano insieme alle fasi del progetto. «Siamo arrivati a dei numeri di 500 e 600 unità al giorno», osserva Pellegrino. I numeri, qui, non sono un dettaglio, ma il modo più diretto per comprendere la portata dell’opera: 26.000 piante messe a dimora per “accompagnare” questo tratto dell’Asti Cuneo (dall’acero al prunus, dal carpino alla quercia, dal salice alla rosa canina); 500.000 metri cubi di materiale movimentato; oltre 1.000.000 di metri cubi di trasporti; fino a 180 mezzi attivi ogni giorno nei momenti di picco. Ci sono 48 unità abitative per ospitare chi vuole fermarsi la notte. Sono camerette semplici con pompe di calore, un letto, un comodino, armadio e bagno con doccia. «Sono i numeri che fanno la dimensione», sintetizza il Direttore. E quando il cantiere accelera, quei numeri diventano ancora più concreti. «Abbiamo avuto un ciclo di quasi 200 camion ricordando le fasi più produttive e abbiamo mosso 170.000 metri cubi di materiale in un mese», racconta Pellegrino. Dietro a questa intensità c’è una struttura organizzativa precisa, quasi geometrica: una piramide che a cascata si apre a ventaglio, partendo dal project manager fino ad arrivare agli assistenti e alle squadre operative. Accanto a questa visione d’insieme, il cantiere vive nella sua dimensione più concreta attraverso Davide Sandrini, prezioso capo cantiere che conosce ogni singolo operaio. Originario di Sondrio, la sua quotidianità è fatta di spostamenti continui e lunghi periodi lontano da casa. Una condizione che non nasconde, ma che accetta come parte integrante del mestiere. Sono decine, all’ora di pranzo, le maestranze che si presentano nel locale mensa. Si tratta di un catering presente ogni giorno. I piatti caldi sono serviti in modo veloce, si fa la coda per pochi minuti, dopo aver registrato la presenza. Gli operai mostrano di gradire la qualità del cibo e nel piatto si scorgono anche prodotti del territorio. La pausa per il caffè è spesso comune, il tempo di fare telefonate ai familiari o raccontare un po’ di vita personale ai colleghi di lavoro. Il cantiere richiama al lavoro, i mezzi ripartono.
LA VARIABILE DEI TEMPI E IL TERRITORIO
Pianificazione e realtà operativa. Qui il tempo non è mai neutro, ma una variabile che condiziona ogni scelta. «Quando un progetto deve essere sviluppato in tempi ridotti del 50%, come in questo caso, nasce la preoccupazione di non farcela –racconta Pellegrino, dando voce a una tensione condivisa da tutto il cantiere –. Abbiamo sempre creduto di farcela, ma la preoccupazione non è mai andata via». Per rispettare le scadenze, il lavoro cambia ritmo. «Abbiamo avuto picchi dalle sei del mattino alle otto di sera», con fasi in cui si è lavorato anche oltre, di notte, adattando le lavorazioni alle necessità operative. Anche il rapporto con il territorio si inserisce in questa logica di efficienza. «Quando bisogna accelerare è impensabile reperire materiale da lontano», spiega Pellegrino, sottolineando l’importanza delle forniture locali per mantenere continuità nei lavori. Mentre il cantiere si muove, cambia anche ciò che lo circonda. «C’è tutta una provincia che ha cambiato marcia – osserva –, restituendo l’impatto concreto dell’opera sulla viabilità e sulla percezione del territorio».
PRESENZA FEMMINILE
Lo sguardo sulla sicurezza, affidato a Chiara Brattoli, assistente del coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione, ingegnere laureata al Politecnico di Milano. Il suo lavoro s’inserisce dentro alla macchina complessa come elemento di equilibrio. «Lavoro – spiega – insieme all’impresa in cantiere, ma abbiamo ruoli differenti. Verifico che le opere siano realizzate secondo alcuni criteri in un contesto dove il rischio è quotidiano». È qui che il cantiere mostra la sua dimensione più completa: un sistema in cui organizzazione, operatività e sicurezza non sono elementi separati, ma parti dello stesso equilibrio. «Di fronte alle strutture autostradali, il rischio di caduta dall’alto è sempre presente», osserva Brattoli. La sua giornata si sviluppa interamente attorno al cantiere. Come spesso accade in questo settore, anche la dimensione personale si adatta alle esigenze del lavoro. Racconta: «Pur avendo casa a Torino, dormo qui, in cantiere, per essere sempre presente: il ritorno a cas è rimandato al fine settimana». In questo contesto, la presenza femminile resta ancora un’eccezione, eppure proprio questa diversità viene letta come un valore.
LA SCADENZA DI APRILE
Tutto questo, però, ha una scadenza precisa. I lavori sono destinati a concludersi ad aprile, e con la fine delle lavorazioni inizierà un processo altrettanto delicato: lo smantellamento. «Dovremo togliere tutto e riportare il sedime al suo stato naturale», spiegano Pellegrino e Sandrini. Ad aprile, quando i lavori saranno conclusi, le strutture temporanee verranno smontate e il terreno restituito. Ma resterà, invisibile, la traccia di un’esperienza fatta di numeri, scelte e persone, che per un tempo limitato hanno condiviso lo stesso spazio, trasformandolo.