Pocapaglia, castello in vendita A maggio c’è di nuovo l’asta

Meno di un milione di euro per aggiudicarsi la proprietà: in palio c’è una storia lunga mille anni

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Magari c’è un tipo, da qualche parte nel mondo, che sogna da sempre di comprarsi un castello. Non un castello finto, non una villa che sembra tale: un castello vero, con mille anni di storia, mura spesse, torri, un passato che parte da Ottone III e arriva fino a noi. Ecco: quel tipo, oggi, dovrebbe guardare verso Pocapaglia. Perché il Castello di Pocapaglia è di nuovo all’asta, dopo due tentativi andati a vuoto. La prima volta, nell’ottobre 2025, nessuno si è fatto avanti; la seconda, a gennaio 2026, è finita allo stesso modo. Ogni asta ha limato un po’ il prezzo, come un aristocratico che, pur di trovare un nuovo proprietario, accetta di togliersi un po’ di polvere di dosso. Dai 1 milione e 680 mila euro iniziali si è scesi a 1 milione e 250 mila, fino agli attuali 945 mila, con un prezzo base di 708.750 euro. Per un castello di mille anni, suona quasi come un invito personale.
Prima di parlare di numeri, vale la pena ricordare che questo non è un castello qualunque. È un gigante di pietra da oltre 8.000 metri quadrati, con pertinenze e terreni, citato per la prima volta nel 998 da Ottone III. Ha attraversato dinastie, guerre, ampliamenti, i Falletti, i Savoia, fino alla proprietà della Dome Invest di Monza, che lo aveva ristrutturato con cura. Poi qualcosa si è inceppato, e oggi il castello è finito in una procedura giudiziale. La commercialista brianzola Laura Arosio, liquidatore giudiziale, mantiene un riserbo quasi notarile: «Niente dettagli, niente commenti». Le carte del Tribunale confermano che la prossima asta è fissata per il 20 maggio alle 15:00, con offerte entro il 18 maggio alle 13:00. Il castello è libero, vuoto, pronto per un nuovo capitolo.
Il sindaco di Pocapaglia, Roberto Testa, conosce bene la vicenda. «Era stato acquistato anni fa dall’azienda lombarda. L’avevano sistemato bene, valorizzato. Poi non so cosa sia successo, ma è finito nelle carte bollate». Gli chiediamo se il Comune abbia mai pensato di intervenire. Testa è pragmatico: «Noi non possiamo farcela. Però ho sondato un po’ tra gli imprenditori della zona: magari qualcuno interessato c’è». Perché il punto non è solo comprarlo, ma mantenerlo. «Un castello può diventare un punto turistico importante, ma richiede gestione, apertura, manutenzione. E poi, essendo sotto Sovrintendenza, dovrebbe essere aperto almeno una volta al mese». Un obbligo dimenticato da vent’anni.
Sul fronte della sicurezza, Testa rassicura: «Non rischia di crollare». E annuncia che a marzo ripartiranno le visite guidate: «Porterebbero gente, farebbero conoscere Pocapaglia». E così il castello resta lì, solido e silenzioso, in attesa di un nuovo proprietario. Magari un visionario. Magari un imprenditore illuminato. Magari quel tipo che, guardando le colline del Roero, dirà: “Sai che c’è? Me lo compro davvero, un castello”.