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Casa Pavese bene di tutti, porte aperte al turismo

Il Comune di Santo Stefano Belbo colma un vuoto e progetta con la Fondazione uno spazio museale inclusivo per raccontare lo scrittore

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La casa natale di Cesare Pavese a Santo Stefano Belbo diventa finalmente bene pubblico. Il Comune l’ha acquisita da privati grazie ai fondi del Pnrr, con l’obiettivo di restituire alla comunità un luogo simbolico legato allo scrittore delle Langhe. «Con la delibera del Consiglio comunale abbiamo avviato l’iter– ci ha spiegato la sindaca Laura Capra – e l’intenzione è di completare formalmente tutti gli adempimenti nei prossimi mesi. Si tratta di un luogo legato alle radici di uno dei più grandi scrittori del Novecento italiano».
Pavese nacque proprio qui nel 1908, prima di trasferirsi a Torino, ma nelle colline di Santo Stefano Belbo trovò il paesaggio che sarebbe diventato un cardine della sua narrativa. L’idea è di creare uno spazio museale che sappia raccontare Pavese aumentando allo stesso tempo l’attrattività culturale e quindi turistica: «I visitatori che arrivano qui chiedono sempre di vedere la casa natale insieme alla tomba e agli altri luoghi pavesiani», spiega la sindaca. Concetto condiviso da Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese: «La notizia è molto bella e credo sia giusto che la casa di questo grande autore sia nelle mani del Comune e dunque della comunità. In Fondazione abbiamo concentrato gli spazi espositivi e il patrimonio documentario. Però c’è sempre stata la richiesta di vedere la sua casa. Fin qui era un condominio con degli uffici e soltanto una targa». L’acquisizione imprime una svolta: «Santo Stefano Belbo è già una destinazione letteraria – osserva Vaccaneo – ma lo diventerà di più». L’esempio ricorrente rimanda a Recanati, nelle Marche, il paese di Giacomo Leopardi.
Saranno necessari alcuni interventi di recupero: «Servono lavori esterni e interni – aggiunge Vaccaneo – e poi si potrà immaginare uno spazio capace di raccontare la vita dello scrittore e di offrire nuovi approfondimenti sulla sua opera». In questo percorso la Fondazione Pavese avrà un ruolo centrale, il progetto guarderà anche ai linguaggi contemporanei: «I musei oggi non devono essere torri eburnee, ma luoghi inclusivi dove i cittadini possano trovare un rapporto vivo con la cultura». Per questo l’idea è di costruire uno spazio capace di parlare anche alle nuove generazioni. È un aspetto che emerge chiaramente dal rapporto con le scuole: «La domanda che ci facciamo spesso è quanto sia ancora attuale Pavese – prosegue Vaccaneo –. Lo vediamo con le classi che arrivano qui da tutta Italia: i ragazzi scoprono uno scrittore che diventa quasi un compagno di viaggio. Per molto tempo Pavese è stato raccontato soprattutto attraverso il filtro della sua morte, anche se lui ci aveva detto di non occuparcene. Ma i suoi libri parlano ai giovani che si affacciano alla vita adulta e cercano risposte, raccontano esattamente quel passaggio». Il progetto, come confermato dalla sindaca Laura Capra, si inserisce in una strategia di valorizzazione del paese e dei suoi luoghi simbolo, che comprendono la Fondazione Pavese, la tomba dello scrittore e altri riferimenti storici del borgo.

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