Il 29 febbraio 1976, in una casa di Montelupo, succede qualcosa che oggi chiameremmo “un colpo di sole collettivo”: Alberto Levi e un gruppo di amici accendono Radio Alba. Un tavolo, qualche filo recuperato chissà dove, tanta incoscienza e un’idea che sembrava impossibile: dare voce a un territorio pieno di storie e zero microfoni. «Una follia bellissima», dirà poi Antonella Levi, sorella di Alberto e anima artistica fino al 2022.
La radio resta in quella casa giusto il tempo di scaldare i microfoni: pochi mesi e via, trasloco a Rodello, in un villino in località Quiri. Lì nasce uno studio che profuma di legno, caffè e sogni a volume altissimo. Quando arriverà la sede definitiva in corso Europa 61 ad Alba, a Rodello resterà il trasmettitore principale, come un cuore che continua a pompare onde.
Chi scrive arriva a Radio Alba a settembre, reduce da due esperienze pionieristiche a Radio Bra Onderosse e Teleradio Fossano, soffitte piene di entusiasmo e povere di tutto il resto. La permanenza è di due anni, prima di approdare a Stampa Sera, il giornale del pomeriggio de La Stampa. Ma quei due anni… indimenticabili. Alberto è un vulcano, suo cugino Maurizio l’uomo dell’organizzazione, e attorno a loro un gruppo di soci che si alternano al microfono come in un gioco nuovo e irresistibile. Non esistono i social, ma la radio diventa in poche settimane il punto di ritrovo di adolescenti, famiglie, nottambuli e romantici cronici. Le dediche di “Profumo di ricordi”? Un rito più seguito della messa domenicale.
Gli speaker? All’inizio si veniva pagati con due litri di super per ogni trasmissione. Poi arrivano i primi contratti: con Paolo Ciliutti siamo i primi assunti regolari. In redazione si fanno sei notiziari al giorno insieme a Gianni Galli, mentre Enrico Serafino, signore d’altri tempi, dispensa jazz e lirica con competenza enciclopedica. Poi arriva Pier Cesare Pellegrino, giornalista brillante. E soprattutto arriva lui: il furgone Volkswagen Bulli, ridipinto verde e bianco con un sole giallo. Una discoteca mobile. Quando compariva in un paese di Langa o Roero, la festa era già iniziata.
Oggi Radio Alba è una realtà solida, ascoltata in tutta la regione e nel mondo grazie all’app, allo streaming e al DAB. Dal 2016, con il passaggio a Claudio Rosso, la radio ha trovato nuova energia. «Sono orgoglioso di averle dato continuità e futuro», dice lui. Il palinsesto è un mosaico di voci giovani, musica, informazione e tradizione.
Cinquant’anni dopo, quella scintilla del ’76 non solo brucia ancora: fa scintille.
Radio Alba, 50 anni di voci e il domani che arriva: la festa no stop
Radio Alba compie cinquant’anni e la città si prepara a festeggiare come si deve: con una maratona di 50 ore, zero sonno e tanta voglia di far rumore. «Non dormiamo, ma almeno ci divertiamo». E non finisce qui: il 6 marzo tutti al Pala Black Fashion per una festa semplice, torta, musica e ricordi di mezzo secolo di voci che hanno attraversato l’etere albese. «La radio vive di incontri».
Dal 2016 al timone c’è Claudio Rosso, che ha raccolto dalla sua compagna Antonella Levi, il testimone con entusiasmo e un pizzico di follia. «L’ho vissuta come un’avventura imprenditoriale, e la radio ha dato tanto anche a me». Da allora il palinsesto è diventato un mosaico vivace: sport il lunedì, Ossi e Catti il martedì, “La Via in Rosa” il mercoledì, gruppi locali il giovedì, rap il venerdì, il ritorno di Simona il sabato. E al mattino è arrivata Caterina con il suo “Caterina e caffè”. «A volte diventa caffè per due, ed è ancora più bello».
Dietro le quinte la squadra cresce: speaker, giornalisti, segreteria, commerciale, un piccolo mondo che tiene accesa la frequenza. Il fatturato è raddoppiato, i costi pure, ma la radio resta in equilibrio. «È un mondo che cambia, dobbiamo guardare avanti». E infatti si pensa a un docufilm, a nuove sinergie, a un futuro in cui la comunicazione locale dovrà reinventarsi. «Non possiamo dormire, e non solo per la maratona».
Radio Alba entra nei suoi prossimi cinquant’anni con la stessa energia di sempre: un po’ romantica, un po’ testarda, molto viva, e ancora capace di sorprendere chi la ascolta e chi la fa. (l.cab.)



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