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Pallavolo, la grande passione unisce Alessandra e Matilde

Il volley praticato dalla mamma, le serate in palestra e i palleggi per gioco. La figlia oggi gioca nelle giovanili dell’Imoco, gira l’Europa e studia al Liceo

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Impegni serrati, ritmi veloci, lo studio, lo sport a livello professionistico. Che cosa rappresenta il rapporto tra madre e figlia in questo caso? Continua ad essere un punto fermo, un rifugio emotivo e una fonte di crescita reciproca? La storia arriva da Mondovì, non a caso, una delle “capitali della pallavolo” della Granda. Alessandra Fissolo (foto a lato) è la mamma che in gioventù ha giocato fino a sfiorare la massima serie tra i professionisti del volley. Oggi veste il ruolo di dirigente, in particolare della Bam Mondovì, serie B1 femminile. Matilde è figlia d’arte, ma due volte, perché anche il papà, Paolo Borello è stato giocatore di pallavolo (palleggiatore) nel Vbc Mondovì e oggi è anch’egli dirigente nella città del Monregale. «Anche per questo motivo – spiega subito, sorridendo, mamma Alessandra -, per il fatto che c’era già tanta pallavolo in casa, abbiamo lasciato Matilde libera di scegliere. Volevo che non ci fosse un percorso così scontato avendola portata nei palasport del volley fin da quando era in pancia». È così Matilde? «Ho praticato tennis, danza classica, poi hip hop, nuoto – risponde -. Ho capito che ero felice soprattutto quando mi fermavo in palestra con un pallone di volley: passavo ore ad allenarmi, senza stufarmi mai, ho detto: ecco il mio vero sport». Matilde, classe 2010, è in un periodo d’oro: medaglia di bronzo conquistata la scorsa estate agli Europei Under 16 con la Nazionale, la giovane promessa ha aggiunto il primo titolo con la maglia dell’Imoco Conegliano, il settore giovanile considerato tra i più forti al mondo. «Lì frequento -dice – il mondo più titolato e più forte della pallavolo. La prima volta che ho incontrato le giocatrici di Conegliano mi tremavano le gambe». Torniamo al rapporto madre – figlia, chiedendo a Matilde che cosa sa di sua mamma giocatrice. «Lei mi ha parlato soprattutto delle sue insicurezze, dei sacrifici che ogni atleta deve mettere in conto – dice la quindicenne – anche delle delusioni che ha subito». Questione distanza: come la vive una mamma che non può tener sottocchio la situazione? «La società dell’Imoco è molto esigente e seria – spiega Alessandra -, ma devo dire che la tecnologia aiuta molto. Le videochiamate servono, ci si guarda in viso, sebbene attraverso un computer o un dispositivo mobile, si colgano meglio gli umori. Non sono apprensiva, ma lei è spesso in giro per il mondo, oltre a vivere tra San Donà di Piave e Conegliano. Ci chiamiamo ogni due giorni circa, anche se i messaggi sono frequenti. E poi la tecnologia è un grande vantaggio. Una quindicenne non può avere molto senso pratico: abituata al fatto che mamma e papà pensano a tutto». Un esempio? «L’uso della lavatrice», esclamano insieme ridendo. «Non conosceva nemmeno il tasto dell’accensione, figuriamoci il programma da usare – precisa mamma Alessandra -. Oltre al proprio guardaroba, maglie, calzoncini e calze d’allenamento devono essere lavate dalle atlete». Una cosa tengono entrambe dire: «La scuola e l’apprendimento scolastico restano al primo posto». Matilde sta frequentando il Liceo scientifico sportivo e ha recuperato materie come spagnolo, fisica e chimica perché a Mondovì era iscritta all’Economico Sociale. «Sullo studio mia figlia è una sorvegliata speciale», sentenzia mamma Alessandra.

BaNNER
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