Da una piccola frazione nella profonda Toscana, alle gioie in Serie A1: a soli 18 anni Linda Magnani è diventata, forse all’improvviso, l’atleta di copertina della Honda Cuneo Granda Volley che, nelle ultime settimane di campionato, è riuscita a centrare una rocambolesca salvezza. Spalle al muro e con un piede e mezzo in A2, dopo un torneo vissuto sull’ottovolante (anche umorale), le “Gatte” hanno piazzato il graffio decisivo praticamente ai titoli di coda della regular season, centrando due successi chiave, in entrambi i casi maturati al tie-break, assestando il sorpasso sulle “cugine” di Monviso Volley e condannandole alla retrocessione: il colpaccio sul taraflex della Igor Gorgonzola Novara, mai espugnato in 8 anni nella massima categoria, e il 3-2 casalingo contro la Megabox Vallefoglia. Assoluta protagonista di questo appassionante finale è stato il libero di San Mauro a Signa, classe 2007 per 158 centimetri di pura energia, che, gettata nella mischia da coach Fabio Tisci, ha esaltato i tifosi e destato l’attenzione degli addetti ai lavori a suon di difese e salvataggi spettacolari.
Linda, partiamo dal fondo. L’ultimo mese, tuo e di Cuneo, da batticuore…
«Settimane intense: non era semplice, soprattutto mentalmente, mantenere il livello alto, affrontando avversarie forti contro cui siamo dovute rimanere calme e concentrate. Non è stato un campionato facile, ma sono contenta perché abbiamo dimostrato, come gruppo, di meritarci la Serie A1 e questo era l’obiettivo: le difficoltà possono capitare nel corso di un’annata, però ci siamo aiutate a vicenda e siamo state brave a reagire, soprattutto quando non era scontato e nel momento più complicato».
E la gara di Novara?
«Una bella serata: era da tempo che non mi divertivo in quel modo. Un match che mi ha ricordato, per sensazione e adrenalina, le Finali Nazionali che ho disputato l’anno scorso o le sfide in Serie B, ed è stato fantastico».
Linda, torniamo indietro. Dove nasce il tuo amore per la pallavolo?
«Ho iniziato a giocare a pallavolo dall’età di 5 anni seguendo l’esempio di mia sorella: sin da subito i miei genitori mi hanno portato in palestra ad assistere alle sue partite e così mi sono appassionata. Ho voluto provare e in questo modo è iniziato il mio percorso: ho cominciato nella squadra del mio paesino, il San Mauro a Signa, e successivamente sono passata alla Savino Del Bene Scandicci dove ho attraversato le giovanili e, nella scorsa stagione, l’esperienza in Serie B2 con cui ho conquistato la promozione».
Com’è stato il salto, da giovanissima, dal vivaio alle grandi?
«La differenza fra Under 18 e Serie B2 si è fatta sentire molto, ma è stata una fucina molto positiva: ho fatto parte di una bella squadra, abbiamo vinto quasi tutte le partite ed ho vissuto un anno importante sia dal punto di vista tecnico che caratteriale, crescendo molto».
E poi, la grande occasione in Prima Squadra, con i debutti in Champions League e A1 fra Scandicci e Cuneo…
«Una sensazione fantastica: quando sono entrata in campo contro il CSO Voluntari (il 6 novembre 2024, ndr) ero molto emozionata ma compagne e staff mi hanno aiutata molto sia a mantenere la calma che a esprimermi dal punto di vista tecnico. Non smetterò mai di ringraziare la società per l’opportunità che mi è stata data. Poi a Cuneo è arrivato l’esordio in Serie A: avevo già provato quindi quel tipo di esperienza e, nonostante, si trattasse di un’altra realtà, le emozioni non sono mancate».
L’avventura a Cuneo cosa rappresenta?
«È la mia prima volta lontano da casa, un’esperienza diversa e fondamentale per la mia crescita, che ricorderò per sempre. Il passaggio da B2 ad A1 è stato anch’esso duro, perché la differenza di categorie è tanta, però piano piano mi sono abituata: qui sto avendo la possibilità di lavorare a fianco di una figura come Paola Cardullo (assistant coach ed ex libero della Nazionale, ndr) che mi ha dato tanto, aiutandomi nei momenti di difficoltà e ricoprendo un ruolo fondamentale in questo cammino».
E la città?
«Firenze mi manca tanto, non lo nego, anche per le persone che la popolano, però Cuneo mi piace e mi ricorda il paese da cui provengo: non è una città grande, ma è un luogo un cui si può trovare tutto, ed è per questo che l’apprezzo».
Quali speranze riponi per il proseguimento della carriera?
«Ancora non so cosa sarà del futuro, a partire dal prossimo anno. Ora penso a concentrarmi sui playoff di CEV Challenge Cup e a dare il massimo. Sicuramente la speranza è di rimanere in Serie A1 che, per la mia età, non è banale: quindi sì, continuare a giocare ad alti livelli e, chissà, vincere presto qualcosa di importante».



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