La primavera che ha già voglia di correre, a Verduno, ha una luce che non perdona. Accende le pietre, scalda i mattoni, fa brillare le colline come un mare fermo. Nel giardino del Castello, sotto un sole caldo e gentile, siedono due generazioni della famiglia che da decenni custodisce questo luogo: le sorelle Gabriella, Lisetta e Lilly Burlotto, e le loro figlie, oggi alla guida dell’universo del Castello di Verduno.
È un incontro che ha il passo delle saghe familiari, ma senza retorica. Le voci scorrono con naturalezza, come se la storia fosse sempre stata lì, pronta a essere raccolta. Il ricordo del lavoro delle madri affiora subito: la presenza silenziosa delle nonne, che tenevano insieme casa e bambini mentre le madri erano impegnate. «Ci hanno cucinato l’impossibile, cose buonissime» dice Elisabetta. E i profumi? Lilly sorride: «La giura! Quel profumo che saliva e pervadeva tutta la casa…».
In quelle immagini c’è la radice del loro presente. E una verità che emerge piano: non c’è mai stato un vero “passaggio generazionale”. Non nel senso classico. «Di fatto non c’è stato – dicono Gabriella e Lisetta – perché noi stiamo continuando quello che abbiamo iniziato a fare con loro già da piccole». Una continuità naturale, quasi istintiva.
Eppure, dentro questa continuità, c’è stata anche una spinta verso l’esterno. «Una necessità fisiologica di provare a scappare – racconta Marcella, figlia di Gabriella – perché anche questo ti salva. Ma poi ti fa tornare più convinta, nel senso della possibilità».
Oggi ciascuna di loro guida un pezzo di questo mondo, ma non secondo un ordine rigido: è più una costellazione che un organigramma. Elisabetta Buglioni di Monale tiene insieme le strutture ricettive come si tiene insieme una casa grande; sua sorella Alessandra governa il ristorante; Giovanna e Marcella Bianco fanno vivere l’agriturismo Cà del Re e le Cantine del Castello. E Marcella, tra Verduno e Barbaresco, sembra avere un filo diretto con le vigne, come se la terra le parlasse in una lingua che capisce solo lei.
«Non ci hanno mai obbligate – dice Alessandra – ci hanno detto: fate quello che volete. E noi siamo tornate». «Perché qui c’è tutto – aggiunge Giovanna – la terra, il vino, la storia. E la possibilità di cambiare senza tradire». Marcella sintetizza: «Non è passare il lavoro. È passare la passione».
In questa storia al femminile, gli uomini non sono assenti: sono una presenza discreta, costante. «I papà?» riflette Gabriella. «Hanno avuto l’intelligenza di entrare in un mondo femminile in punta di piedi». Marcella completa: «Papà vive per il suo lavoro e per la sua famiglia. È stato un collante».
La sfida di oggi, però, è diversa. «Non basta più la passione – osserva Giovanna – bisogna essere imprenditori». «A volte dobbiamo mettere da parte il romanticismo – aggiunge Marcella – ma senza perderlo». Lisetta lo riassume così: «La nostra forza è la cura. La capacità di vedere cosa manca».
Il territorio, qui, non è uno sfondo: è un destino. Aprire le finestre e vedere le colline, la luce, il Castello che respira con le stagioni significa misurarsi ogni giorno con un’appartenenza profonda. «E poi il mondo viene da noi» ricorda Alessandra. «Da quando i nostri genitori sono tornati dall’Africa con una valigia persa e niente più». Fu allora che il padre disse: «Facciamo in modo che sia il mondo a venire da noi». E così fu.
Dall’androne del Castello arriva un brusio leggero: sono le figlie delle figlie, che cinguettano come rondini di casa, come se il Castello stesso facesse loro da nido. Seguiranno le loro orme? «È presto – risponde Giovanna – ma ci piacerebbe». «Devono fare la loro vita» aggiungono Lilly e Gabriella. «Ma se vorranno noi saremo qui».
Il sole cala lentamente sul Castello. Le donne restano sedute, una accanto all’altra, come capitoli di un libro che continua a scriversi. Qui non è solo un luogo: è una genealogia, una voce che passa di madre in figlia, con gli uomini a sostegno, silenziosi come colonne antiche. Una storia che tiene insieme tradizione e innovazione, memoria e futuro, radici e orizzonti. Una storia che, come il vino di queste colline, ha bisogno di tempo e cura.
La dinastia gentile di Verduno: madri e figlie che non si lasciano
Le sorelle Gabriella, Lisetta e Lilly Burlotto alla guida del Castello con le loro famiglie. Un universo fatto di terra, vino e storia



|
|







