Il cebano Franco Ripa a capo dell’azienda ospedaliera di Cuneo

Intervista al neo direttore della realtà sanitaria più importante della Granda: «Il paziente al centro del sistema è la vera sfida della sanità cuneese»

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Nel giro di poche settimane la Regione ha individuato il nuovo direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo. È Franco Ripa, ha 67 anni, è originario di Ceva e ha un curriculum importante. Una nomina attesa, anche perché il neo direttore è il successore di Livio Tranchida, il cui incarico da commissario del Santa Croce scadeva a fine febbraio: il doppio ruolo con la direzione della Città della Salute di Torino non era più sostenibile. L’incarico di Ripa, della durata di tre anni, ha avuto decorrenza dal 1° marzo, ma fino a fine mese rimarrà commissario dell’Ospedale Infantile Regina Margherita, mentre con l’avvio del nuovo incarico non ricoprirà più il ruolo di vicedirettore della Sanità della Regione Piemonte. Manager di comprovata esperienza, qualità e preparazione, Franco Ripa ha conseguito la Maturità scientifica al Liceo Scientifico “Vasco” di Mondovì, poi la Laurea in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Torino, specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva (70 con lode/70). Ha lavorato nel Dipartimento di Igiene dell’Università di Torino e nelle direzioni sanitarie degli ospedali Agnelli di Pinerolo, Martini, Molinette e San Giovanni Battista di Torino, oltre che come commissario al San Luigi di Orbassano.

Direttore, quali sono oggi le principali tematiche nel Cuneese riguardo a salute e malattie?
«Il primo elemento da considerare a livello nazionale e nell’area del Cuneese è un indicatore di carattere demografico relativo alla popolazione oltre i 65 anni, che ormai raggiunge il 26% della popolazione. Questo comporta l’incremento delle patologie croniche come scompenso cardiaco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva e diabete, la cui prevalenza aumenta con l’età».

Come si sta organizzando il sistema di offerta?
«Bisogni diversi implicano risposte diversificate. È questa una delle prime sfide che la complessità pone al sistema: avere la capacità di individuare e caratterizzare differenti tipologie di bisogni per fornire risposte che sono esse stesse complesse, soprattutto quando implicano il coinvolgimento di una pluralità di professionisti, setting e servizi. La consapevolezza dell’aumento della popolazione anziana che presenta maggiori bisogni di salute necessita di sviluppare il sistema della prevenzione, anche per innalzare la soglia di età nel passaggio dalla condizione salute a quella di malattia, agendo sui fattori di rischio maggiormente correlati con l’insorgenza della malattia. Tutto questo in chiave territoriale deve essere supportato da strutture fisiche che sono da individuare nelle case di comunità e negli ospedali di comunità».

In questo contesto, qual è il ruolo dell’Ospedale e di un’azienda come l’AO Santa Croce e Carle di Cuneo?
«Il settore ospedaliero sta attraversando un periodo di profondo cambiamento, verso un sistema più efficiente e accessibile. L’ospedale svolge un ruolo cruciale nella prevenzione, diagnosi, terapia, riabilitazione e, anche nella ricerca clinica, integrandosi con le altre strutture del Servizio Sanitario. L’evoluzione deve essere fortemente orientata alla sostenibilità, prevedendo soluzioni tecnologiche innovative ad alta efficienza energetica e basso impatto ambientale».

E l’integrazione tra Ospedale e territorio?
«È la risposta alle complesse esigenze della popolazione sempre più diversificata e in costante crescita. Si tratta di un obiettivo essenziale per garantire la continuità assistenziale, superando la frammentazione delle cure. La finalità è prendere in carico il paziente in modo globale, connettendo cure specialistiche dell’Ospedale e cure primarie sul territorio, attraverso percorsi condivisi, telemedicina e forte sinergia tra medici di medicina generale e specialisti».

Quale ruolo per i professionisti?
«Sulla scorta di queste considerazioni, il benessere organizzativo dei professionisti sanitari diventa un tema centrale, poiché contribuisce ulteriormente a migliorare la qualità delle cure e la soddisfazione dei pazienti. È necessario investire in azioni che abbiano la finalità di stabilizzare o promuovere tutti i fattori che incidono positivamente sul lavoro, e di ridurre o eliminare quelli ritenuti causa di disagio e sofferenza».

E il paziente?
«Il paziente al centro del sistema è la vera sfida: questo significa costruire modelli ad alto livello di umanizzazione, rispettosi dei valori, delle necessità e delle preferenze individuali, garantendo dignità, informazione e partecipazione attiva al processo decisionale, integrando il benessere fisico ed emotivo e coinvolgendo familiari e caregiver».

Ceva e Val Tanaro, fucina di eccellenze della medicina

La città di Ceva e la Val Tanaro si rivelano terre di professionisti della sanità nel corso di tanti anni. Oltre alla nomina del cebano Franco Ripa, di cui riportiamo nell’articolo a fianco, c’è una lista di nomi attuali e del passato che fanno invidia alle grandi città. «Forse la presenza dell’ospedale Poveri infermi in regione San Bernardino è una delle ragioni di questa abbondanza – dice il sindaco di Ceva Fabio Mottinelli –. Negli Anni Novanta il distretto contava oltre 500 operatori e nelle case si parlava molto di sanità». Alcuni esempi. Maurizio Taramasso, figlio di Gianni, storico medico di famiglia, è stato ufficialmente identificato come il miglior giovane cardiochirurgo al mondo ricevendo il il prestigioso premio “Thomas J. Linnemeier Young Investigator”. Vive e lavora a Zurigo, ma gira il mondo per conferenze e interventi. Eugenio Zanon, riconosciuto esperto di Senologia. Medici che non ci sono più, come il radiologo Nando Biestro e Giampaolo Boccardo. Spostandosi nella vicina Val Tanaro si annovera anche l’ex ministro della Sanità (e medico nucleare) Ferruccio Fazio, Fausto Sciandra (ginecologo). E ancora: Clemente Sandrone, Paolo Pera, Patrizio Mao, Lorenzo Repetto (di origine ligure, ma ha esercitato a lungo a Ceva), “Dodo” Comino. La lista è ancora più lunga, ma la città di Ceva cercherà di “fissare” tutte le professionalità programmando un’occasione di approfondimento nei prossimi mesi.