Alto contrasto | Aumenta dimensione carattere | Leggi il testo dell'articolo
Home Articoli Rivista Idea Fondazione nel segno della cura «È la casa dei valori Ferrero»

Fondazione nel segno della cura «È la casa dei valori Ferrero»

Il primo 8 marzo senza la Signora Maria Franca Fissolo racconta una visione che continua: welfare, cultura, sanità e l’impegno per Alba Capitale dell’Arte Contemporanea nel solco tracciato, oggi custodito

0
0

Questo sarà il primo 8 marzo senza di Lei. Eppure, entrando in Fondazione, la sensazione non è quella dell’assenza. C’è qualcosa che resta nell’aria: un tono, una misura, un modo di fare. Una presenza discreta, mai esibita. Una visione che non si imponeva, ma orientava.
La Fondazione Ferrero nasce nel 1983, ma prende forma negli anni attraverso una sensibilità precisa. “Lavorare, creare, donare” non è solo un motto: è una pratica quotidiana. Il lavoro come dignità, la creatività come espressione, il dono come restituzione.
Quando parla della Signora Maria Franca, la definizione è precisa: «Molto delicata, ma determinata quando era il momento di decidere». Una leadership gentile, capace di ascolto e di visione. «Non ci si fermava mai alla prima proposta», ricorda Carlo Vassallo. «C’era sempre la volontà di fare un passo in più».
A raccontarla oggi è proprio Vassallo, Segretario Generale della Fondazione. Oltre quarant’anni nel Gruppo Ferrero, una lunga esperienza internazionale prima di tornare ad Alba, conosce dall’interno quella cultura d’impresa che ha sempre messo la persona al centro. «La Fondazione è la casa dei valori della Ferrero», dice con semplicità. Una casa che custodisce una storia, ma soprattutto un metodo, una responsabilità condivisa, una direzione chiara nel tempo.

La casa dei valori
La missione è chiara: restituire. Restituire qualcosa a chi ha dedicato venticinque, trenta, quarant’anni alla vita dell’azienda. «La missione della Fondazione è questa», sottolinea Vassallo. Oggi quella restituzione ha un volto concreto: oltre tremila persone di Alba e del territorio accedono ai servizi. Non è un numero simbolico: è una comunità viva. Quando si diventa “Anziani Ferrero” non si chiude una porta. Se ne apre un’altra. È «un filo logico» che tiene insieme lavoro e vita dopo il lavoro.
Dentro via Vivaro non si respira nostalgia, ma vitalità. Biblioteca, sala lettura, laboratorio sartoriale, attività ricreative, corsi di lingue, incontri intergenerazionali. Al piano inferiore le attività motorie: 620 iscritti frequentano le palestre attrezzate, due volte a settimana. Accanto a questo c’è il Centro Medico Scientifico, con prevenzione, fisioterapia, analisi e il programma Eras di preabilitazione chirurgica, un percorso per migliorare il recupero dopo un intervento.
Non è assistenza generica. È progettualità. «L’attenzione alla persona fa la differenza», ripete Vassallo. «L’impatto sulla comunità è molto importante». Ed è forse qui che la visione della Signora Maria Franca si è radicata: nella cura concreta, quotidiana, silenziosa. Nell’idea che la qualità della vita sia un diritto anche – e soprattutto – dopo il lavoro.

Cultura come sguardo lungo
Accanto al welfare, la cultura. Non come cornice, ma come parte integrante della stessa visione. Il 2025 ha rappresentato un passaggio emblematico: dalla grande mostra dedicata a Giuseppe Penone alla personale di Valerio Berruti. Due linguaggi differenti, due visioni dell’arte che hanno attraversato natura e infanzia, memoria e promessa. Con Penone, la materia che diventa racconto delle radici. Con Berruti, l’infanzia come spazio aperto al possibile. Un passaggio quasi simbolico: dalle radici al futuro.
E poi “Alba”, l’opera donata alla città come segno di riconoscenza e restituzione. Un gesto che non è soltanto artistico, ma civile. Un simbolo tangibile di quel rapporto circolare tra impresa e territorio. Ciò che nasce qui, qui ritorna. «La Fondazione è uno strumento che vede tutto quello che c’è attorno», dice Vassallo. E ciò che vede è una città in cammino.

Sanità e territorio
Accanto all’impegno culturale, quello sanitario. Il dialogo con l’ospedale cittadino, intitolato a Pietro Ferrero e Michele Ferrero, è continuo. Progetti pluriennali, sostegno all’innovazione tecnologica, attenzione a reparti specifici, supporto alla ricerca. Non interventi isolati, ma accompagnamenti strutturati. Perché la salute è parte della stessa visione di comunità. La Healthy Aging Week si inserisce in questo disegno: sei giorni di confronto internazionale su innovazione, scienza, ambiente, rapporti intergenerazionali. Alba diventa luogo di dialogo globale sui temi dell’invecchiamento in salute. Guardare lontano, restando radicati.

Verso il 2027: l’impegno per le “Fabbriche del Vento”
Tra i progetti già avviati c’è un impegno che guarda oltre il presente: la candidatura di Alba a Capitale dell’Arte Moderna 2027. Un percorso preparatorio fatto di mostre, incontri, approfondimenti, dialoghi culturali. «È stato tracciato un percorso», afferma Vassallo. «E il nostro impegno deve essere ancora più forte».
Non si tratta solo di un titolo. Si tratta di consolidare un’identità culturale, di rafforzare il ruolo della città come luogo di produzione e riflessione artistica. La Fondazione, in questo cammino, è protagonista naturale: per storia, per esperienza, per credibilità. Ancora una volta, radici e futuro in una prospettiva condivisa e concreta.

Continuità
Il primo giorno lavorativo dopo il funerale, la Fondazione ha riaperto. «Siamo ripartiti subito. La missione deve andare avanti». Non per automatismo, ma per responsabilità. I progetti culturali sono in cantiere. Le collaborazioni scientifiche proseguono. Le attività quotidiane – dalle palestre ai laboratori, dagli incontri intergenerazionali ai servizi di assistenza fiscale, legale e sociale – non si sono fermate.
Continuità non significa ripetizione. Significa fedeltà a un metodo. Un metodo fatto di ascolto, discrezione, determinazione. Di numeri importanti, certo. Ma prima ancora di relazioni e di una visione capace di orientare scelte future, con coraggio.

Un 8 marzo nel segno della comunità
L’8 marzo, in Fondazione, non sarà una data simbolica affidata alle parole. Sarà un gesto concreto, sobrio, coerente, profondamente radicato nella sua identità. «L’8 marzo ci sarà un concerto dedicato esclusivamente agli anziani e questo concerto, indipendentemente dall’8 marzo, ogni anno viene rinnovato. Pensiamo che sia giusto, sia doveroso». Il concerto non nasce come evento straordinario, ma come appuntamento che si rinnova nel tempo. Quest’anno, inevitabilmente, avrà un significato diverso. Non una celebrazione retorica, ma un momento di comunità che rafforza legami e senso di appartenenza. La musica come occasione per ritrovarsi, per sentirsi parte di quella casa che ogni anno accoglie migliaia di persone, che coinvolge centinaia di iscritti alle attività motorie, che apre le proprie sale a un pubblico internazionale. Inserire anche l’8 marzo dentro la normalità della cura: forse è questa la forma più autentica di omaggio. Come “Alba”, l’opera donata alla città, anche questo gesto parla di riconoscenza e restituzione. Di un legame che non si interrompe, ma si rinnova. E forse è proprio questo il segno più forte di una visione che continua, capace di unire memoria, responsabilità e futuro condiviso.

BaNNER
Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial