Un viaggio visivo tra culture, identità e relazioni umane attraversa il nuovo progetto espositivo presentato dalla Fondazione Ferrero. Dal 13 marzo al 30 aprile 2026 gli spazi espositivi accolgono Human Geography, mostra della fotografa documentarista londinese Olivia Arthur, curata da Denis Curti.
Il progetto propone una riflessione profonda sulla “geografia umana”, intesa come trama di relazioni, esperienze e storie personali che superano i confini geografici. Attraverso ritratti, ambienti e paesaggi in bianco e nero, l’autrice costruisce un racconto visivo che mette al centro l’unicità delle persone e la loro collocazione nel mondo.
«La geografia umana di Olivia Arthur assomiglia a un ponte emozionale capace di azzerare i limiti geografici», osserva il curatore Denis Curti. Le immagini diventano così testimonianze intime di sogni, paure, desideri e fragilità, invitando lo spettatore a confrontarsi con lo sguardo dell’altro e a interrogare le proprie certezze.
La selezione esposta riunisce fotografie realizzate tra il 2013 e il 2023 in diversi contesti geografici e culturali. Nel corso della sua carriera, Olivia Arthur ha lavorato in aree del Medio Oriente e dell’Europa orientale – tra Arabia Saudita, territori palestinesi, Giordania, Egitto, Ucraina e Caucaso – oltre che nel Regno Unito e in varie città europee. In molti casi l’attenzione si è concentrata su comunità minoritarie, gruppi femminili e realtà sociali marginali o poco rappresentate.
Le immagini presentate in Human Geography nascono da progetti sviluppati come corpus organici nel tempo, tra cui la serie dedicata ai trent’anni della Fondazione Ferrero e quella realizzata durante il confinamento del 2020 tra Milano, Roma, Barcellona e Osaka. Il percorso espositivo attraversa così diversi punti del planisfero – dall’India al Giappone, dagli Stati Uniti all’America Meridionale – con uno sguardo che torna spesso nel Regno Unito, tra Londra e Glasgow.
In questi contesti la fotografia diventa il risultato finale di un processo lungo e spesso invisibile, fatto di incontri, dialoghi e relazioni costruite nel tempo. Ogni ritratto definisce una distanza che non è soltanto geografica ma anche relazionale: ogni volto diventa un punto su una mappa umana prima ancora che territoriale.
Un’area video della mostra permette inoltre di rivedere una selezione dei ritratti realizzati nel 2013 per il progetto editoriale dedicato ai trent’anni dell’opera sociale voluta nel 1983 da Michele Ferrero, poi trasformata in fondazione sotto la presidenza di Maria Franca Ferrero. Quelle immagini raccontavano la vita quotidiana degli “Anziani Ferrero”, dipendenti e pensionati con oltre venticinque anni di attività nel gruppo, restituendo un ritratto autentico delle attività sociali e culturali promosse dalla Fondazione.
A distanza di oltre un decennio, quei ritratti assumono oggi anche il valore di memoria collettiva, capaci di evocare appartenenza, tenerezza e riconoscimento.
La mostra sarà inaugurata giovedì 12 marzo alle ore 18. All’incontro, oltre all’artista e al curatore, parteciperà anche Franco Achilli, docente di Visual Identity all’Università IULM di Milano e coordinatore del corso di laurea magistrale in Visual Communication allo IED di Milano.



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